182. Conversione. Carme religioso.

15 Mag

Pur giungo al fin d’ogni tormento mio,

E il peso di tal lacrimarum valle

Farmi cader da le dolenti spalle

Posso, e ogni peso mio depor, ch’ho dio.

Lascio i sensuali amor’: ché inseguir gonna

Unqua disdisse; pianga, chi a mollizie

Cede, che ve’ che selva di delizie

Gli aggrava e piega il capo, or ch’ama donna!

Pur giungo al fin d’ogni tormento mio,

E ogni tema spogliar di disonore,

E senz’ambagi amar di tutto cuore.

Posso ogni voluttà depor, ch’ho dio.

Lascio le vanità: blandizie insane

Donde non trassi che forti amarezze;

Chi da dio sol ritrae tutte dolcezze,

Da ogni altro gaudio trae un tedio cane.

Pur giungo al fin d’ogni tormento mio,

Più non ha possa in me fama, decoro,

Ricchezza, potestà, empia fame d’oro.

Posso ogni vanità depor, ch’ho dio.

Lascio ogni mio furor: tuoi mali tanti

Forse non san già tutti? Non ti sanno

Da’ tuoi lai? Ahi che in te l’ira del danno

Calò quale mannaja, ah, tutti i santi!

Pur giungo al fin d’ogni tormento mio:

Non m’ange più, più non m’assal la rabbia

Del leon che s’aggira e rugge in gabbia.

Posso ognun odio mio depor; ch’ho dio!

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