180. Fiera del libro.

8 Mag

Tre anni fa avevo la possibilità di entrare alla Fiera del Libro di Torino con la tessera di qualcun altro. Sono arrivato sulla soglia e me ne sono tornato indietro: avevo sentito che c’era questo e c’era quell’altro, e poi quell’altro ancòra, e mi sembrava di andare a visitare un post del forum Holden. Due anni fa c’era la possibilità di un abboccamento con qualcuno, ci saremmo visti alla Fiera del Libro di Torino, avrebbe pagato il biglietto. All’ultimo momento tutto mi è sembrato così squallido che ho preferito defilarmi. L’anno scorso mi avevano procurato un biglietto per la Fiera del Libro di Torino: me l’avevano lasciato in un’edicola sotto casa. Non sono passato a ritirarlo. E’ stato più forte di me, l’idea della Fiera del Libro mi faceva soffocare dalla noja.

Quest’anno invece sembra tutto molto più animato, chi l’avrebbe mai detto? Chi ha mai detto che le fiere del libro devono essere tediose? Intorno ai libri, con qualunque pretesto, ci vorrebbe sempre tanto, tanto casino.

“Chateaubriand si chiedeva (prima della Rivoluzione) come si poteva normalmente vivere in tempi di troubles publics storici e come faceva Montaigne a scrivere si gaillardement in un castello di cui non si poteva fare il giro senza correre brutti rischi con le bande armate”. Alberto Arbasino, Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, Milano 1998, p. 108.

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