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178. Qualcosa.

6 Mag

Il 12 aprile, in coda ai commenti del mio ultimo (penultimo, questo compreso) articolo, o post, avevo minacciato che sarei tornato a scrivere qualcosa nel giro di un pajo di settimane. Ma oggi è il 6 maggio, già, e tra 6 giorni le due settimane spergiurate minacciano di diventare quattro. Sono in ritardo, dunque. Dovrei emendarmi, sento che dovrei farlo, ma devo riprendere un po’ di dimestichezza con il mezzo (primo), con la tastiera (secondo; questa è una qwerty, quella che uso a prescindere dalla rete è una qzerty, che sembra una cacherella di mosca, ma tutto è relativo — una mosca non ci mette molto a scivolare su una cacherella di mosca, sia detto a titolo di esempio; e quando non uso la tastiera qzerty, cioè per la gran parte del tempo, scrivo a mano), con l’idea di scrivere in pubblico (ossia per gli altri; attualmente, infatti, mi scrivo molto addosso, in compenso con grafia caina, in modo da scoraggiare preventivamente ogni mia eventuale malaugurata fregola di rileggermi). Poi c’è il fatto che sono in un momento di bitchy moods, e che mi sento ridicolo a tenere un blog mentre tanti bambini muojono di fame e in giro avvengono tante aggressioni alle quali, con il sordido pretesto delle mie passeggiate tra le Muse, non posso essere spettatore. Ma avevo promesso che sarei tornato a scrivere qualcosa, e infatti ecco:

QUALCOSA.

Per il resto, le novità non sono molte. La prima è che tenterò di scrivere QUALCOSA anche domani, posto che qualcosa non me lo impedisca. La seconda è che ho appreso che i semi di ipomea violacea, sive morning glory sive tripudio mattutino sono allucinogeni (per assumerli si deve striturarli e buttarli giù con acqua, la proporzione non la so). La terza che ho imparato come si fa una diffida (perfettamente inutile, ma non è questo il punto) presso un commissariato di polizia di zona. La quarta è che ho letto il contagio di Walter Siti, l’ho trovato st-hup-hen-dho. La quinta è che ho cominciato a leggere (300 pagine su 910) Grotesque di Natsuo Kirino, e mi pare meriti molto, e comunque scorre. La sesta è che non sento più gli odori, buoni o cattivi, ma non è una questione sensoriale, quanto psicologica. La settima è che ha piovuto, qualche volta, nelle ultime tre settimane (ciò che ha causato il rinvio dell’annuale festa di Beltan, e questa è la nona novità, e comunque per me sarebbe stata la prima in assoluto — vualà la decima). L’undecima è che ho scoperto che se non mi controllo scrivo cose, parlo della prosa, molto simili al pornosoft per piccoli gay dei film di Bruce LaBruce e dei rosa per adolescenti invertiti che si vedono sull’apposito bancone della Fnac (ed è stato uno shock: duodecima). Terzadecima, quartadecima, quintadecima. Sestadecima, ho molto apprezzato le due puntate sulla gioventù tedesca di Dario Borso, salvo che non ho apprezzato (settimadecima) il fatto che si sia già interrotta. Ottavadecima, nonadecima, vigesima, vigesimaprima. Mi sono rotto.

QUALCOSA

QUALCOSA QUALCOSA

QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA

QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA

QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA QUALCOSA

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QUALCOSA QUALCOSA

QUALCOSA