164. Wagner.

12 Dic

Ora che mi viene in mente, questo è il primo anno in assoluto che non mi preoccupo di sapere con abbondante anticipo con che opera si aprirà la Scala (magari per non sentirla nemmeno, poi — mi riferisco alla radio, non sono mai stato a un’inaugurazione della Scala, ma ciò va senza dire). Solo l’altrojeri ho saputo che hanno aperto con il Tristano, diretto da Barenboim e cantato da alcuni tedeschi tra cui si è distinta Waltraud Meier, una cantante che è molto assidua alla Scala da quando c’era Muti (e quando c’è Wagner, chiaramente). Seguendo i link di adlimina ho anche letto tre recensioni (una,  due e tre) assai competenti, pare a me che non so nulla di Wagner in genere e del Tristano in particolare. Ultimamente, quando non mi occupo di scrivere, leggo parecchia “critica musicale”; per esempio, ho considerato con attenzione L’opera in CD e video di Elvio Giudici (che qui è presentato come l’uomo che ha ascoltato tutte le opere di tutti i compositori incise su tutti i dischi e quant’altro; l’unica cosa che posso dire è che delle opere complete con la Callas che ha ascoltato [61, nemmeno tutte], solo 8 sono indicate come di riferimento) e poi gli scritti musicali e artistici (più quelli musicali) di Montale, che poi si riducono a una serie di recensioni, nulla di teorico, compresi ne Il secondo mestiere. Arte, Musica, Società, opulento Meridiano. Ma di Montale qui & ora non dico nulla, perché  ho raccolto uno zibaldoncino, più mentalmente che manualmente, di questa raccolta, e c’è una serie consistente di sue affermazioni — in materia appunto di Musica, di Arte e di Società — su cui vorrei soffermarmi come si conviene.

Io non ho sentito per radio il Tristano diretto da Barenboim (sarà perché non ho una radio). Credo di aver letto su qualche giornale, magari City Metro o Leggo, che ha diretto in calzini, quasi sempre seduto. Tutte cose che sarebbero andate benissimo in un “teatro di musicisti”, un teatro che sorge in un luogo con una sua tradizione e un suo gettito significativo di artisti di musica, mentre la Scala è sempre stata un salotto, e questo rende il suo gesto, nelle intenzioni così deliziosamente informale, piuttosto una melensaggine. Ma, appunto, non c’ero e nemmeno m’interessa proprio.

Qualcuno ha accennato alla liceità o meno di aprire la Scala con un dramma musicale di Wagner; non nei termini in cui si sarebbe accennato alla questione qualche annetto fa, quando il repertorio tradizionale, o quello che ancora di tradizionale si poteva trovare nel repertorio, posto che ci sia qualcosa di tradizionale nel repertorio, o posto che possa, in un repertorio, trovarsi alcunché di non tradizionale. A parte questo, credo che da qualche annetto si sia passati dal ritenere lecito aprire la Scala con la Valchiria al ritenere impossibile aprirla con La forza del destino. Di fatto l’opera ha un grande nemico, la noja del pubblico che la va ad ascoltare. Che poi si possa razionalmente pensare di combattere la noja con il Tristano, che persino a me che non trovo del tutto indigesto Wagner pare una rottura di coglioni monumentale, è assai dubbio. Piuttosto che aprire con Cianciafruscolo al Bivio o Partenofilo e Melloninfa, ha detto qualcuno, va bene anche il Tristano. Io non ho nulla contro l’idea di aprire la Scala col Tristano, intendiamoci, o in generale con un musikdrama di Wagner. Non ho nulla nemmeno contro l’idea di chiuderla, la Scala.

Ho letto in una delle recensioni surriportate che, come prevedeva la regia di Patrice Chéreau (che a suo tempo fece la regia di tutta una Tetralogia bayreuthiana diretta da Boulez, ed era un bellissimo spettacolo), a un certo punto il soprano e il tenore si avvinghiavano assai realisticamente, mimando l’atto sessuale, e che Isotta moriva con la faccia tutta impiastricciata di sangue. Che la scena era spoglia e la regia molto essenziale. Che il musikdrama di Wagner, proprio come le altre volte, durava quattro ore esclusi gli intervalli.

Non so, non ho idea di quale opera o dramma per musica o dramma musicale sarebbe la cosa più indicata per aprire la Scala. Fattostà che trovo tutto questo assai poco attraente. Dev’essere in previsione di questo progressivo sprofondare nella sempre maggior minor attraenza, che è cosa di questi ultimi dieci o quindici anni, che ho finito col disinteressarmi persino all’opera con cui avrebbero aperto la Scala il 7 dicembre.

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