Archivio | 09:51

151. Pascoli e le piccole cose.

20 Nov

Solo perché non riesco a rispondere di là, su lalucedimizar.

Mi limito a riportare le esatte parole di Manganelli, sottolineando quello che mi sembra indiscutibilmente discendere dall’immagine del poeta delle piccole cose nel profilo fatto da Manganelli (approfittandone però per rilevare che per me quella definizione versificazione spesso inconsistente non dà senso, sicché mi piacerebbe che qualcuno me la spiegasse):

“Se vi sono libri che valgono a formare un abito mentale, che suggeriscono ed esemplificano un modo, destinato a restare lungamente autorevole, di considerare la poesia, i “Canti di Castelvecchio” è certamente uno di questi.
E’ difficile negare che molte cose ci rendono estranea quella  sottile e ingenua miscela di dotto, di arcade, di contadino e di professore che fu il Pascoli: la sua versificazione è spesso inconsistente, il linguaggio insieme prezioso e banale, le sue idee morali vaghe e adolescenti. E tuttavia, con quel suo tono gracile,  quel lieve isterismo esclamativo, Pascoli ha introdotto nella nostra letteratura una poesia privata, non soffocata dai miti collettivi, ma affettuosa verso il singolo, il solitario, una poesia che prepara la metamorfosi  delle gloriose sofferenze ottocentesche nelle più impure e ingegnose angosce d’oggi.”