141. Dispersione.

7 Lug

Vediamo se carica:

dispersione.doc

DISPERSIONE

Sorge a spezzare il travagliato assetto
Del mondo decaduto ed annebbiato,
Parletico e coll’imo sempre allato,
Roteando la face orrida Aletto.

Come nel nembo gravido che ingombra
D’afe bituminose il cielo ardente
Si slancia a un tratto il fulmine stridente,
Sorrisi aprendo in grembo a tedî d’ombra.

Così quella mostruosa, d’ogni sete
Di sangue e distruzione emblema eterno,
Sorge dal suo ipogeo al terreno inferno
Rapendo i mali a vie le più segrete.

Dove si spezza il suo ostinato artiglio,
Giunge comunicandosi rabbioso
Della sua face il fomite incendioso,
Che tutto stana, che non lascia appiglio;

Vedo la crepa scindere il terreno,
E tumescere il globo sfavillante
Prima che erompa il mostro vendicante;
Tellurie odo, m’abbacina il baleno.

Senti: vacilla alla comune madre
Già il dorso su cui striscî, & ecco vedi
Di vertigini aguzze apogee sedi
Frante umiliarsi a fondamenta quadre.

Vedo squartati i ventri dei palazzi,
Dei templi, delle fabbriche perenni;
Vedo già come a cielo onda s’impenni,
Come nube il terreno vile spazzi.

Vedo tra zolla e zolla che si scalza
Il cielo che arde in fiamme, e in cielo a volo
Tratto in briarei frantumi in fiamme il suolo,
Che il turbine frenetico apre, ed alza.

Vedo i segni diletti all’arroganza
(Che si sogna incrollabile) tremare,
E le guglie affrettarsi ad inchinare
Telamoni con tarda titubanza.

Vedo infine tra cumuli di fuoco,
Oceano sanguinante, il mondo immerso,
Dai cosmi in bando ormai relitto sperso,
Spettro di quel che fu, da ch’era poco.

Nella pace che un Ade rese al mondo
Non sussistono grazia né perdono,
Poiché giusti od ingiusti non ci sono,
Né gemito più suona al Nulla in fondo.

Crepò infine il bubbone, e benché molto
Purulento esso fosse, s’è sfogato,
E di tutto il suo interno liberato
Non lascia schizzi in tenebrore folto.

Se quanto l’occhio interno prefigura,
Artiere di chimere ossia profeta,
Circa la fine dell’esausta e vieta
Escrescenza ch’è poi la Terra impura,

Se i costumi, le lingue, le nazioni,
Le fatiche dell’abusato ingegno,
Ogni bugia creduta, arte o disegno,
Surretizie e sfondate convenzioni,

Se gli affetti, i diletti, i vagheggii,
Se i sensi schiavi, ma in rivolta, al vero,
Jerodule impazienti del pensiero,
Gli amo, gli odio, i chissà, i rimuginii,

Se gli amici, i nemici, i pochi e frusti
Oggetti che possiedo, l’infinita
Estensione di terra che m’invita,
Andandola, a scordare i giorni ingiusti;

Se ogni oggetto tangibile io richiami
Alla mente, o sia memoria, o sogno,
O vergogna, o che m’evochi un bisogno,
O un dovere, uomo o bestia mi proclami;

Se ogni cosa che serpe, vola o nuota,
O cammina, od immoto invia i pensieri
Dei vivi a Morte in vani cimiteri,
O giaccia in bare d’ostro, o affondi in mota;

Se ogni anima segnata da un destino,
Quelli che offesi, chi ignaro mi colse,
E chi non fece a tempo e se ne dolse,
Mio carceriere in pectore e assassino;

Se tutti quelli che, sfiorandoli anche
Le mille volte al dì, né ho ben visto
Né conosciuto, io innocente o tristo
A loro, anime nere, anime bianche,

Se quel solo, o la sola, autore, o autrice
Potenziale (remota) d’un riscatto,
Che avrei incontrato di lì a poco, o affatto,
Carro insperato, mia non-salvatrice;

Se chi di fama, od intuitivamente,
Saputo avessi essere, o esser stato,
O ad ignorare avessi continuato,
Senza, comunque, che importasse niente;

Se paci avvelenate, e atre procelle
Di guerre fulminose, e le memorie,
E saperi, e martirî, e odiose storie
Nauseanti ed i marmi e le favelle;

E i salmi disperati, e i trionfali
Inni, e l’epiche industri, e le elegie,
Peani inascoltati, & teodie,
E ritmi e accenti, o zoppi, o sempre eguali;

Se mari, oceani, laghi, fiumi, rivi,
Picchi, vulcani, colli, orridi e serre,
Nubi, foschie, ghiacciate & auste terre,
Popoli quasi estinti, e morti, e vivi;

E nebbie, e soli, e lune, ed orizzonti,
E gibigianne, ombre, stormir di fronde,
Canti d’uccelli, novilunî ed onde,
E tempeste, e crepuscoli, e tramonti;

E grandini, ed aurore boreali,
E parelî, e ghiacciai, fiordi ed eclissi,
Alture, forre, fosse, erte ed abissi;
Se tutto questo in tombe siderali

Precipitasse assorto, e annichilita
Fosse (quando infierisse in essa armato
Tutt’odio e crudeltà un Inferno irato)
Tutto ciò che poc’anzi era la vita,

Di me, annullato all’attimo funesto,
Senza suolo, senz’aria, senza mondo
Sopravvivrebbe sempre al Nulla in fondo
Il mio chieder PERCHÉ di tutto questo.

Annunci

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: