Archivio | 17:25

124. […]

27 Mag

Dato che non avevo nessuna intenzione, nemmeno stavolta, di fare i conti con la mia meschinissima esistenza, ntendo come realtà dei fatti, come non come vita interiore, mi ero inventato (tentando di scrivere, ricordo, “un libro”, cioè qualcosa di organico, che pare — così si è concordato — debba parlare di me, che poi è l’unica materia su cui forse posso pronunciarmi in maniera appena appena non indegna) una serie di situazioni narrative — poiché sarà un romanzo — piuttosto per specula. Appena mi sono venute, ancora fortemente improntate all’innominabile realtà di cui erano troppo degne discendenti, avevano un loro ambiguo, tragico fascino. Poi ho pensato di trascriverle; ma a quel punto stavo già elaborandole come letteratura, e come letteratura mi si sono presentate: né c’è stato modo di spremere da loro, nuovamente, quella ambigua, tragica poesia di prima, quando erano ancora fresche di stampo.

Mi è parso a questo punto chiaro che avevo completamente sbagliato strada. Sicché ho deciso di fare una cosa che non ho mai fatto: racconto, semplicemente, le cose come stanno. Una specie di brogliaccio, di cui farò grazia a tutti gli eventuali malcapitàti (1) lettori, in cui segnerò diligentemente, proprio per filo e per segno, tutti i motivi concreti e incontrovertibili di tutta la mia viscida disperata frustrazione di omino di merda, i più atroci dolori, le più insostenibili umiliazioni, l’avvelenata amarezza, il pazzesco terrore di fronte alla soverchiante infamia dell’esistenza, l’odio gelido provato nei confronti di tante cose, di tanta parte del mio prossimo. Spero anzi di mettermi a piangere, mentre scrivo. Sarebbe la riprova che sto rendendo l’idea. Poi, ovviamente, ci aggiungerò tutti i dolori più “normali”, anche condivisi, o semplicemente più facili da empatizzarci insieme: il tempo che passa, il fatto che non sono più giovane e che ormai non posso più recuperare un cazzo di quello che ho buttato via tanto tempo fa, i miei lutti, le condizioni squallide in cui verso, chessò, ad abundantiam anche la mia calvizie, o le mie diottrie mancanti, &c. . Poi riprendo il dettagliato, barocco schema originario del mio auspicato romanzo, e cerco di buttarci dentro tutto ciò. Potrei morire mentre lo faccio, ma se non succede il risultato, che non credo sarà molto leggibile, sarà almeno per me molto interessante.

________________

(1) Proprio così. Da non confondersi — cioè — con malcapìtati, ossia “avendoti capìta male”. 😀