Archivio | Maggio, 2007

124. […]

27 Mag

Dato che non avevo nessuna intenzione, nemmeno stavolta, di fare i conti con la mia meschinissima esistenza, ntendo come realtà dei fatti, come non come vita interiore, mi ero inventato (tentando di scrivere, ricordo, “un libro”, cioè qualcosa di organico, che pare — così si è concordato — debba parlare di me, che poi è l’unica materia su cui forse posso pronunciarmi in maniera appena appena non indegna) una serie di situazioni narrative — poiché sarà un romanzo — piuttosto per specula. Appena mi sono venute, ancora fortemente improntate all’innominabile realtà di cui erano troppo degne discendenti, avevano un loro ambiguo, tragico fascino. Poi ho pensato di trascriverle; ma a quel punto stavo già elaborandole come letteratura, e come letteratura mi si sono presentate: né c’è stato modo di spremere da loro, nuovamente, quella ambigua, tragica poesia di prima, quando erano ancora fresche di stampo.

Mi è parso a questo punto chiaro che avevo completamente sbagliato strada. Sicché ho deciso di fare una cosa che non ho mai fatto: racconto, semplicemente, le cose come stanno. Una specie di brogliaccio, di cui farò grazia a tutti gli eventuali malcapitàti (1) lettori, in cui segnerò diligentemente, proprio per filo e per segno, tutti i motivi concreti e incontrovertibili di tutta la mia viscida disperata frustrazione di omino di merda, i più atroci dolori, le più insostenibili umiliazioni, l’avvelenata amarezza, il pazzesco terrore di fronte alla soverchiante infamia dell’esistenza, l’odio gelido provato nei confronti di tante cose, di tanta parte del mio prossimo. Spero anzi di mettermi a piangere, mentre scrivo. Sarebbe la riprova che sto rendendo l’idea. Poi, ovviamente, ci aggiungerò tutti i dolori più “normali”, anche condivisi, o semplicemente più facili da empatizzarci insieme: il tempo che passa, il fatto che non sono più giovane e che ormai non posso più recuperare un cazzo di quello che ho buttato via tanto tempo fa, i miei lutti, le condizioni squallide in cui verso, chessò, ad abundantiam anche la mia calvizie, o le mie diottrie mancanti, &c. . Poi riprendo il dettagliato, barocco schema originario del mio auspicato romanzo, e cerco di buttarci dentro tutto ciò. Potrei morire mentre lo faccio, ma se non succede il risultato, che non credo sarà molto leggibile, sarà almeno per me molto interessante.

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(1) Proprio così. Da non confondersi — cioè — con malcapìtati, ossia “avendoti capìta male”. 😀

123. Perché mi trovo ancora qui.

18 Mag

Oggi, dato che magari domani faccio il bravo e torno di nuovo a imbambolarmi davanti alla pagina bianca, faccio due posts due. Il fatto è che dovrei trovarmi in quella casa, a quest’ora, a tentare di scrivere, almeno in teoria. Poi, in pratica, jersera è successa una cosa: ossia il telefonino di una ragazza è stato preso e messo al piano di sopra, nella stanza di un altro. L’altro ha preso il telefonino e l’ha riportato all’una. Poi, l’una e l’altro mi hanno chiesto se per caso fossi stato io a portare il telefonino dell’una nella camera dell’altro. Ho detto sia all’altro che all’una che no, non ero stato io. Ma mi sono fatto spiegare altre due o tre volte la storia, ed è esattamente come l’ho riportata. Un furto non è. E’ uno scherzo. L’ho anche detto: Qualcuno è in vena di scherzi. Posso solo sperare che la vena gli si prosciughi. (Insieme con tutte le altre vene che ha in dotazione, ovviamente). Ma se non è tanto una questione circolatoria, cioè se invece che essere in vena di scherzi fosse di natura scherzosa, io che cosa dovrei aspettarmi? Che oggi, o domani, o dopodomani risucceda una cosa del genere? Dato che ho più di un motivo per sospettare (ultimo tra questi motivi il fatto che sono l’ultimo arrivato, quindi non mi si conosce — è l’ultimo dei motivi, ho detto) che qualunque cosa di poco chiaro o poco legale succeda nel futuro, chi ci andrà di mezzo sarà il sottoscritto, io che cosa dovrei fare? Per una volta ho dato retta al sesto senso, e ho deciso di trascorrere parte della giornata fuori. Ma mi rendo conto che è tutt’altro che una soluzione. In quella casa ci sono in tutto sette persone: quattro maschj (1 studente d’agraria, 1 ingegnere, 1 che fa pesistica e 1 straccione, cioè me) + due femmine (1 studente di scienze forestali [? si dirà così] e 1 francese); + un altro maschio, che è francese e dorme con le due donne.  Il francese mi guarda sempre storto e mi sta sul cazzo, quindi sospetto di lui. Anche se è quasi sicuro che non fosse in casa quando è avvenuto il trasferimento.

Non mi sento tanto appaurato, e nemmeno amareggiato — in realtà me ne fotto. Solo, vorrei avere più margine per prendere le mie precauzioni. Insomma, non si sa mai che cosa potrebbe succedere. Ci stavo pensando: non è così automatico passare qualche anno in strada, o in strutture per sociopatici (che, ricordiamo, nascono proprio per gli avanzi di galera, originariamente), e poi passare direttamente alla convivenza con della squallida gioventù borghese. Non so come prendere la cosa.

Peraltro non credo di poter passare tutta la giornata fuori, devo tornare prima perché devo fare almeno una lavatrice (sono rimasto senza calzini & mutande, dovrò pur cambiarmi). Ma ci ho tanta avversione.

122. Lo schifo-pensiero di lamanu’s art.

18 Mag

Ecco quello che è capace di scrivere quel cessetto sporco di lamanu’s art:

mercoledì 16 maggio 2007

Bata2

Se la chiesa parla di matrimoni è ingerenza,se parla di figli è ingerenza,se parla di fidanzati è ingerenza,se parla di perdono non è umana,se il papa è tedesco perchè il papa è tedesco,se il papa è polacco perchè è polacco…sapete il problema qual’è?l’intolleranza nascosta nell’incommensurabilità dei valori…tutti ugualmente leciti tranne quelli religiosi!
Perchè devo fare la parte della chiesomane?parliamo dello scandalo pedofilia e mi affiancherò alle critiche e alla vergogna per quello che è successo e succede,parliamo del fatto che per stare dietro ai dettami teologici le alte gerarchie sembrano più magistrati che preti…ma per favore non ditemi questa storiella dell’ingerenza che mi cascano le braccia!…non si parla di finanziaria 2007 ,di telecom ,di mediaset…si parla di uomini e valori eccheppale fategli dire quel che cavolo vogliono è il loro diritto e il loro “campo”!

Il “Bata [sic!!!]”si legga “Basta”.

La manu’s art linka proditoriamente, dando del barbone a chi le pare, e scrive (tra l’altro anche “qualè”) servendosi di un cariello vecchio intinto dentro la natura quando si trova in quei giorni lì; tiene ben blindati i commenti, segno evidente che non vuol sentirsi dire negli esatti termini quello che è e quello che merita di sentirsi dire (già qualcuno deve aver provveduto, in passato, altrimenti col cacchio che chiudeva i commenti); che cos’altro ci si doveva aspettare, se non che tutto ciò fosse secreto da una bagascetta clerical-fascista?

121. TV.

16 Mag

Dopo tre anni di digiuno televisivo, quando scendo in cucina (cazzo, che schifo) a farmi il caffè accendo sempre la scatoletta nera, e vedo che niente è cambiato. Ci sono ancora i programmi della mattina con, per esempio, Enza Sampò come laudatrix temporis acti, che fa vedere quanto era meglio, a fronte delle odierne trasmissioni sceme regressive & violente, quanto c’era di regressivo & degradante nelle trasmissioni sceme degli anni Cinquanta e Sessanta, con la sciuretta che spacca i piatti in testa all’altro ospite e cose così.

Ci sono sensazioni che mi dà solo la televisione. Niente come la televisione riesce a farmi annodare così le viscere (e tralascio tutto il concerto di fetecchie in occasione del Family Day, sui dico, i pacs, & tutta la sfilata dei preti. A proposito: Bagnasco [e colleghi]? VAFFANCULO A TE E A TUA [vostra] MAMMA).

Poi, la sorpresa, un pajo di pomeriggi fa, durante il solito accendi-spegni, di trovare il bellissimo Invito a cena con delitto (c’era persino Truman Capote nella parte dell’anfitrione), che m’ha fatto venire in mente questo, che vidi una notte su RaiDue, anni fa, ed è eccezionale. Per il resto, non sono riuscito nemmeno a vedere per intero la trasmissione della Dandini (Parla con me, credo), o Markette con Chiambretti (mi annoja, troppo camp).

120. Il blog di Flavia Vento.

15 Mag

Oggi su City un trafilettone rimandava al blog di Flavia Vento (in particolare a un suo post di cani). Qui peraltro la tenutaria spiega il perché ama tanto these dull friends of us. A me piacerebbe chiederle come si fa a farsi fare un trafiletto su City (ma anche su Metro, o su Leggo), così che abbia anch’io tanti visitatori.

119. Intorno al mondo con la zia Mame.

8 Mag

“Allora, come hai fatto, zia Mame?”

“Beh, per fortuna avevo una bottiglia di Nuit de Noël nella mia borsa – trenta dollari per cinquanta grammi, pensa! – L’ho vuotata tutta in una tazza di cartone e l’ho data ad Amadeo.”

“E l’ha bevuta?”

“Come un pesce. Il profumo sembra gli abbia fatto effetto. Divenne terribilmente pallido e si precipitò verso la toilette.”

“E dopo?”

“Dopo l’ho chiuso dentro a chiave.”

“Ma come hai fatto…”

“Smetti di interrompere. Sono salita a quel posticino che occupa il pilota e gli ho detto che Amadeo si sentiva male, se lui poteva fare qualche trucchetto per provocargli la nausea. Sai, eccitargli in qualche modo i succhi gastrici. E quell’adorabile danese ha fatto con quell’aeroplano cose che non sapevo possibili. Prima ha scritto il mio nome, poi ha scritto il suo. Il suo nome del resto era Jørgen Årup Hansen. E’ persino volato indietro per mettere quella diagonale sulla O e quel cerchietto sulla A, cose di cui i danesi vanno matti. Poi mi ha dato una pagnottella di salsiccia di fegato.”

 

Patrick Tennis, INTORNO AL MONDO CON LA ZIA MAME [“Around the World with Auntie Mame”, 1958], trad. Orsola Nemi e Henry Furst, Bompiani, Milano 1960   

118. Lavori in corso.

1 Mag

E’ del tutto normale che io annuncj dei lavori in corso proprio oggi. Ma questa è una notazione insulsamente spirituosa, praticamente un marinismo d’accatto, ricicciato su una coincidenza tra incidentali, ossia mere esteriorità, e quindi nulla rileva.

Piuttosto, volevo annunciare (non so proprio se la cosa interessi a qualcuno, oltre a me, ma d’altra parte è ormai un pezzo e mezzo che non scrivo più nulla: almeno dico questo, anche se non avrà séguito prima d’un po’) che faccio, appunto, questa mia scelta aventiniana, per cui mi ritiro per qualche tempo a meditare — cioè non rimarrò collo sguardo perso nel vuoto [corna e bicorna, anzi! ché non si sa mai], ma scriverò delle cose, o una cosa, che per una volta tanto non dovranno finire qui, sul blog. Non so se è chiaro. Credo di no, e non m’importa, affatto.

Ora, la sospensione durerà all’incirca un mese.

In un mese succedono tante cose, ci si può anche disamorare del blog, questa parete di latrina da imbrattare con scritte sempre nuove. Ma un mese è anche un lasso di tempo piuttosto breve (o almeno così deve sembrare a chi si fa cattivo uso del tempo, come me), e quindi — com’è peraltro (credo) assai probabile — al termine di questi circa trenta giorni non sarà cambiato assolutamente nulla, e io tornerò a scervellarmi per far pompa dell’erudizione che non ho e per intrattenere gli sconosciuti con lo spirito di cui mi sono regolarmente dimostrato, sin da piccino, così tragicamente carente. Adesso come adesso non lo so.

Piuttosto, mi dispiacerebbe rimanere col mio debito in sospeso nei confronti di Barbara D., alla quale ho promesso una guidina ai luoghi lacero-mangerecci di Torino; ho già tutto qui, come il soldato Mueller, in mio kulo: non ti preoccupare: a stretto giro, ossia quando avrò un piccì e non un terminale sottomano, ti manderò la cosa (anche se so che sono in mostruoso ritardo, e che forse non servirà più a nulla). Per quanto riguarda gl’interessi, è giocoforza rimandare tutto quanto agli esordj di giugno.

Sono contento, perché è una cosa nuova; e poi perché, finalmente, posso riappropriarmi dei miei prediletti circonflessi, abbandonando questa cafonata di i lunghe.

Vi auguro un bonissimo mese di maggio; mando saluti (perché no?) a I. (con cui il dialogo continuerà, spero per lei non troppo serratamente, in privato), ad alcor (idem come sopra, temo ardentemente), a B.D., a ezrarhesus, allo sgargabonzi, a DB, che non so se passerà a leggerseli (i saluti), inquantoché da due secoli e mezzo non si legge più, e insomma a un po’ tutti i bloggeurs che vado a leggere spesso & volentieri; & ai miei due o tre affezionati lettori non-bloggeurs.

Cia’,

d.