103. Il consuntivo di nabanassar (prime note — anche se non posso essere sicurissimo che ci saranno anche le seconde)

13 Apr

Non so se càpita anche ad altri, ma a me sì: la serie degli anni 2000 &c. mi fa leggermente perdere di vista l’entità, per meglio e più chiaramente dire il senso della quantità di tempo intercorsa dall’inizio della serie ad oggi; o da un anno compreso nella prima metà della serie ad oggi. A me, per esempio, di primo acchito leggere una cosa del 2003 fa un’impressione piuttosto particolare — molto semplicemente, mi sembra di leggere una cosa appena scritta, di stamani. E invece no: sono passati già quattro anni. Dipende dall’argomento, ovviamente. Per certi argomenti, legati al maggioritario àmbito dell’effimero, leggere una cosa del 2003 impone una prospettiva almeno storica. Me ne sono accorto leggendo il consuntivo, in pdf, di nabanassar.

Non è già più il tempo che Berta filava, insomma; basta farsi un pajo di conti. Per esempio, il blog (p. 6) è un fenomeno di massa a partire dal 2002: sono già cinque anni. Il boom della letteratura in rete ha coinciso con l’entusiasmo per le nuove tecnologie (p. 5), vale a dire il biennio 2000-2001: sono già sei o sette anni.

Ma già nel 2003 ci si poneva questo problema (dovuto al fatto che autori affermati erano magari meno letti di sorpampurio.splinder.com che metteva le foto del suo piloro, o di donnaoggetto.leonardo.it che aveva piazzato la webcam nel cesso di su’ nonna):

il fenomeno BLOG costituisce un punto di non ritorno, frequente oggetto di polemica nelle comunità di “Autori Autorizzati” (tra cui la più seguita: http://www.nazioneindiana.com , fondata dagli scrittori “impegnati” Antonio Moresco e Tiziano Scarpa ed essa stessa organizzata in blog): è morta l’autorialità? Non c’è più alcun cursus honorum da perseguire? I numeri di alcuni blog tenuti da illustri sconosciuti parlano chiaro: i contatti vantati e il numero di commenti registrati alle loro elucubrazioni superano di gran lunga quelli registrati dagli Autori. Si tratta ovviamente di una polemica sterile, essendo differenti gli scopi stessi di esistenza tra “scrittori per diletto” e “scrittori autoriali”, ma si fa strada tra questi ultimi una sottile insicurezza sulla necessità di “penetrare qualche decisivo segreto del mondo attraverso una semplice manipolazione simbolica” (da un intervento del poeta Andrea Inglese al convegno “Scritture / Realtà”, Milano, novembre 2000) quale è la letteratura e, al suo grado più alto, la poesia.

 

Arrivato a questo punto mi chiedo: questo è ancora attuale? Di secondi consuntivi nabanassar non ne ha fatti, né di terzi o quarti (ammenoché siano nascosti in qualche angolo ancora per me irraggiunto); questo, del 2003, sembra assumere quindi il peso di qualcosa di definitivo. Capisco bene il problema; capisco che lo scrittore affermato rimanga un po’ male di fronte al successo di qualche scribacchino. Quello che capisco meno è la preoccupazione dello scrittore di definire il proprio ruolo in Rete in relazione a mr. Currente Calamo. 

Lo scribacchino è un semplice, magari volgarissimo diarista, o uno che pretende di essere uno scrittore? Nel caso in cui sia un diarista (del tipo grottesco, e anche abbastanza detestabile, di cui ho recato due finti esempj sopra), quella specie di impudico effettismo può costituire un problema per lo scrittore che sia veramente tale (scrittore, cioè)? E, soprattutto, che cosa s’intende per il cursus honorum di uno scrittore? Studj o estenuanti anticamere? Ordinato trascorrere dalla base al vertice di una gerarchia dei generi e delle retoriche o anzianità? Il fatto di aver pubblicato, con più o meno successo, più di uno, due, cinque, dieci libri?

Ci sono anche, bisogna anche ricordarlo, blog agghiaccianti, nojosissimi, che diventano iperfrequentati non appena si sparge la voce che il tenutario ha pubblicato, o che sta per pubblicare; o quando l’indirizzo del blog è apparso sul blurbo di una pubblicazione. Il fatto di aver pubblicato costituisce effettivamente un richiamo: la carta stampata ha ancora un porfìdeo prestigio. E’ più che altro chi ha pubblicato che si risente per ragioni misteriose di cose così naturali: gente che prima scorrazzava per blog e fora ammollando le dichiarazioni più feroci, sghignazzando di fronte alle controffensive più gagliarde, giunto alla pubblicazione assume un atteggiamento per me poco spiegabile. Insomma, non voglio offendere nessuno, almeno per il momento, ma la cosa stravagante, ben più della confusione presente in Rete, che è poi normale conseguenza di un regime compiutamente anarchico, è vedere Pierino improvvisamente nei panni del Petrarca a Venezia.

Comunque sia, il problema sembra essere solo loro.

Ma non farebbero meglio a buttare la laurea alle ortiche?

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