62. Le Sterquilinarie parte II.

15 Feb

Giusto per rispondere alla gentile lettrice che mi chiamava maschilista schifoso, e soggiungeva “Vergognati!”, per il mio pezzo sul peto di quella gentil stronzella, posso attestare che non prima di venti minuti fa stiedi al cesso, che ho trovato occupato da qualche tempista — normalmente a quell’ora i cessi sono deserti e puliti.

Non faccio a tempo a mettermi a bighellonare disinvoltamente nell’antibagno, che ecco sorge dal cesso fin poc’anzi serrato una gentilissima figura di imberbe, dal visino così grazioso, liscio e delicato che dava una voglia disperata di staccargli le orecchie a morsi; eppure (inspiegabilmente, almeno per me, almeno per quel momento) storto in un’espressione corrucciata, rigida, respingente, da far passare la febbre sùbito. Quando sono entrato nel cesso, dopo avergli lanciato un’occhiata abbastanza penetrante da compensare al possibile la necessaria brevità della stessa, avrei voluto gridargli: “Memè, ma quanti cadaveri te sei magnato, jersera?”, e contemplavo disgustato la coppa, che aveva voluto improvvisarsi stadio gremito, evidentemente, data l’abbondanza di striscioni che vi s’ostendevano. Giuro che ci sono rimasto anche peggio che nel caso della giovine scorreggiona.

Posso ritenermi assolto?

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