43. Mi sa che devo fare qualcosa.

22 Gen

Fatico sempre più a rendere l’idea — non ha nessunissima importanza quale idea, l’importante è rendere. O meglio, l’importante sarebbe rendere quando avessi interlocutori minimamente — non dico all’altezza, che da una parte è limitante, dall’altra non del tutto esatto; dico abbastanza volenterosi, va bene?, ovvero un po’ più presenti &/aut partecipi. Che leggano, intervengano, mi facciano sapere alcunché. “Mi ajùtino un minimo a tenermi in carreggiata” posso dirlo, o sembra troppo patetico (e dire che non me ne frega niente)? L’unica notizia buona della giornata di oggi è che quella merdaccia cubica di dhalgren ha levato il link al presente blog. Per il resto pensavo di andare avanti con una cosa che stavo facendo, ma poi ho interrotto, anche abbastanza volentieri, per digitare un modulo con una richiesta di alloggio per un collega (barbù), e ho lungamente rimuginato una stranissima scena — non è stranissima. Insomma, c’era una di queste ragazze figlie di papà seduta a studiare, cincischiandosi i capelli tinti e facendo le orecchiette ai fogli di quablock cogli appunti massacrati da strisce fluorescenti di evidenziatore, e a un certo punto, del tutto inopinatamente (ma è inutile dirlo, uno non si aspettava che lo facesse nemmeno al cesso) ha sganciato una scorreggia secca come una frustata. La cosa particolare della gente a cui voce dal cul fuggita (e prego chi passa di notarlo, la prossima volta, di qualunque persona si tratti, poiché lo fanno veramente tutti), è che dopo aver impallidito (o essere impalliditi) si mettono la mano davanti alla bocca. Come darsi della faccia da culo, insomma. — Questo riguarda semplicemente il mio mood di ultimamente — sento la necessità di uscire dall’aere ammorbato di questa vita angusta, come ho abbandonato la sala della biblioteca dopo la scorreggia della ragazza — davo le viste di voler allontanarmi dai miasmi causati dalla scorreggia, ma in realtà avevo trovato una scusa per occultare che ho le scarpe che puzzano atrocemente. (E’ un po’ contorto, me ne rendo conto. Ma è la mancanza di interlocuzione, o l’interlocuzione occasionale con gli sfasciacazzi dhalgren, o ermanno, che mi fanno sfiorare la demenza).

Mi annojate, dunque vi annojo. E ben vi sta, perché la colpa è vostra.

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