40. Caro diario.

18 Gen

A quel che vedo dell’immortale Perceforest non gliene frega niente a nessuno. Meglio così: mi risparmierò la puntualissima e finissima versione degl’interi sei volumi (che tra l’altro sono solo una parte della stampa moderna del frammento superstite dell’opera). Ma la Rete è misteriosa, riserba sorprese. Per esempio l’artifiziale, che ha al momento (come fa spesso) svacantato il suo blog, mi ha linkato.

Ho passato una notte un po’ diversa delle altre, nel senso che ho avuto compagnia. Sono andato a rifugiarmi nella sala d’aspetto del Maria Vittoria, dove, a seconda del sorvegliante, si può o non si può far finta di dormire su una sedia. In mia compagnia c’erano V., che conosco da non molto tempo, e passa lì le serate in attesa di andare a dormire in macchina (dorme in macchina da un pajo d’anni); quindi un altro, il cui nome non ricordo mai, che era stato espulso da un dormitorio per un mese perché accusato da un’operatrice di aver ciulato un telefonino (e la cosa non si potrebbe fare, cioè teoricamente se l’operatore non vede nulla non può sospendere, ma in pratica fanno quello che vogliono). Poi c’era una donna, abbastanza giovane e piuttosto voluminosa, malata psichiatrica, sistemata da qualche anno in una casa-alloggio con altre donne con simili problemi. Sono in cinque, e per essere lasciate a vivere da sole (sia pure in parte guidate e seguìte), vuol dire che sono tranquille. Chiaramente, nulla esclude che le cose possano peggiorare. Infatti, poverina, era venuta a passare la notte lì dentro — il suo alloggio era a un tiro di schioppo — perché impaurita da una compagna, che ultimamente è agitata. L’agitata, a quanto hanno detto gli educatori, dovrebbe essere ricoverata quanto prima, ma non si decidono mai — se si tratta di Villa Cristina devono aspettare per forza, perché c’è sempre una fila della madonna, sembra una meta molto ambìta dai pazzi. La cosa che sembra incredibile è che anche in queste case-alloggio per malati psichiatrici, esattamente come quelle per gli adulti in difficoltà, gli operatori vengono solo durante la giornata, dalle 9.00 in poi: durante la notte i pazzi sono lasciati a sé stessi. E se qualcuno peggiora, ha un tracollo, comincia a creare disagio — come, poniamo, in questo caso –, o addirittura a costituire pericolo, chi assicura che gli alloggiati siano in grado di far fronte all’emergenza? Che io abbia visto, i malati psichiatrici solitamente sono così fragili. Poi, ovviamente, ci sono di quegli scrittori che sono affascinati dalla vita vera, e scrivono cose molto evocative, che hanno il sapore — appunto della vita vera — perché piene di tutti quei dettagli, visivi auditivi odorologici, che io per pigrizia e praticamente più che totale mancanza d’interesse tendo a rimuovere immediatamente. Insomma, a me della vita vera, in estrema sintesi in ultimaque analisi, non me ne frega niente. Sì, ricordo che la cicciona parlava con questa pronuncia pesantissimamente pedemontana, che mi fa così ridere, dicono è vuéro, suòno stuàto a cuàsacogliòane. Ma non è che mi metto a descriverla. Come volete che fosse fatto, pognamo, V. che dorme in macchina, l’espulso di cui non ricordo mai il nome, la grassona — l’epilettico, il subnormale, l’altra matta a cui sono andato a prendere le sigherette, e altri? Questo tipo di descrittivismo si chiama bozzettismo, un tempo era persino una parolaccia. Per esempio, per tutto il periodo in cui Gadda era considerato importante, ma non il faro che sembra adesso, era tacciato anche lui di bozzettismo. Quando il bozzettismo medesimo ha smesso di essere una parolaccia ed è scomparso, come etichetta critica o para-critica, Gadda è parso autore terribile, incircoscrivibile, sesquipedale, tutt’oro macinato e perle strutte. In Rete, in ispecie nei blog, il bozzettismo va molto. E’ anche una questione logica: il blog deve essere aggiornato spesso, e si ha un tempo limitato per escogitare ogni pezzo. Anche perché si campa di tutt’altro, la scrittura del blog è tutto grasso, o sugna, che cola. Ma non critico questa facilità, anzi, utinam io l’avessi tale. Dev’essere bellissimo, credo, trovare sempre fonti d’ispirazione. La vita è la cornucopia del bozzettista. Io, purtroppo, non ci sono buono.

Ma ultimamente non sento più nemmeno quella pallida volontà di farmi registratore sia pure di quelle poche cose di cui posso essere involontario testimone. Anche quando non lo penso, mi gira in testa sempre lo stesso pensiero: il prossimo 14 di marzo, ossia tra 55 giorni, mi aspetta un ulteriore compleanno, nella fattispecie il trentesimoterzo (è già più che qualcuno, e comincio a sentirmi un po’ nauseato). Che riesca o non riesca a mettermi in sesto & sistemarmi, comincio a sentire la necessità di dedicarmi con un minimo di profondità a qualcosa. Mi spiego meglio: mi corre l’obbligo (altro che sentire la necessità) di trovare un campo d’azione abbastanza delimitato. La mia vita è un sistema troppo aperto. Non è vero che non consumi energie, per esempio. Ma il fatto è che si perdono tutte nell’infinito. Ma ho posto in scorrettissimi termini la questione: parlare di limiti può dare un’impressione distorta di quello che intendo (ma questa è una pagina di Diario, dunque non è affatto necessario che io mi spieghi. Che minchia volete?).

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