CCLXII. Mea culpa.

19 Mag

CCLXII. Mi rifaccio a un rapido (e interrotto) scambio di battute avuto su un altro blog. Faccio qualche precisazione volante qui prima di tutto per mandare avanti di un altro post il blog, e poi perché su quell’altro non posso più entrare (l’autore dev’essersi offeso per qualcosa — a me interessa poco, non sono legato a quella persona da nessun vincolo particolare né di stima, né di affetto né di qualunque altro sentimento implichi un certo grado di dipendenza).

So che in realtà faccio malissimo, che tutte le volte che sento dir male dei gay dovrei sentirmi tirato di mezzo e mettermi a sanguinare, e chiedere scusa se esisto mentre mi dileguo, spiandomi al disopra della spalla se a qualcuno gli sono venuti i lucciconi da rimorso. Un genio malvagio conduce la gente (intelligente o cretina che sia, ma lascio ad altri giudicare chi appartenga all’una o all’altra categoria; a me queste distinzioni [che poi sono un’ulteriore forma di razzismo, nemmeno tanto più sottile di qualunque altra forma il razzismo scelga per manifestarsi] hanno smesso d’interessare da tempo immemorabile) a sopravvalutare micidialmente la propria opinione. Una delle poche cose che so è questa: che i fatti contano (anche a livello di pensiero: la conoscenza, innanzitutto), e le opinioni no. Sono una cosa ininfluente; possono diventare influentissime quando, unanimisticamente, perdono la loro natura specifica e funzione essenziale, del tutto privata, personale, e non necessariamente comunicabile. Ricordo che Sciascia era convinto (dopo il ’75) che la sua posizione in merito all’omosessualità avesse fatto soffrire Pasolini, per esempio. Sciascia era perfettamente in grado (a differenza di me) di discernere tra cretini e intelligenti, ma stavolta il cretino era stato lui.

Posso apprezzare una persona per i suoi contenuti — per certi suoi contenuti, e l’apprezzo finché ci trovo dell’apprezzabile. Posso, apprezzando, apprezzare molto e apprezzare poco, ma pur sempre apprezzare. Posso apprezzare sommamente e mediamente. Posso apprezzare a mezzo, e mezzo no. Ora, c’è questo blog www.artifiziale.splinder.com, che mesi e mesi fa conteneva degli interventi deliziosi, ben scritti e coltivati. L’ho apprezzato per quanto si può apprezzare qualche intervento coltivato e spiritoso lasciato cadere in Rete a mezzo blog. Di lì a qualche tempo ha cominciato a manifestare idee destrorse (suo diritto — e anche andasse in giro a spaccare la testa alla gente [cosa che non so, non posso sapere e di cui non me ne frega niente] sarebbe affare delle autorità competenti e non mio) e, ciò che è peggio, a ripetersi. Ah, per uno di quei meccanismi d’inversione piuttosto scontati proprio nel periodo in cui capitavo io sul suo blog aveva messo come testata "A.I.: anonimo ricchione". Che ci fosse qualche sfumatura sfottitoria (non necessariamente omofoba, ma che non fosse un ricchione — mettiamola così) mi era chiaro, e non mi ha disturbato.

Bè, a rischio di scandalizzare devo dire che non mi ha disturbato nemmeno quello che ha scritto in séguito, esprimendo antipatia (spesso giustificata con qualche schizzo d’acquasantiera) nei confronti di neri, ebrei, zingari e quant’altro. Semplicemente, ho smesso di andare sul suo blog.

Un giorno c’è stata un’inopinata impennata nelle visite (sono tempi di decadenza, questi, per il povero anfiosso), e ho letto tra i siti riportati dal contatore che sta in fondo a questo blog che la gran parte di quelle visite proveniva dalla sua parte. Sicché ci sono andato, e in effetti aveva aperto un post in cui diceva: "Visitate l’anfiosso: egli è irrimediabile". L’idea mi è parsa anche carina, perché ha portato qualche visita e qualche link in più. Nei giorni seguenti sono tornato sul suo blog, dove ho letto qualcosa dei post più brevi (quelli lunghi, anche quelli che m’interesserebbero, sono fuori portata, per me, data la tirannia del tempo) ed è stato piuttosto automatico intervenire pacatamente quando se ne è venuto fuori con una delle sue ossessioni favorite. Una ragazza lesbica, "laura", aveva messo un suo intervento in cui esprimeva rammarico per le affermazioni dell’owner; toni che, non provando rammarico alcuno, io non avrei tenuto. Ho detto la mia, con la consueta diffusione. Spero che fosse chiaro che non sono queste le cose che mi offendono.

Non mi offende il fatto che una persona limitata mi faccia maledire dal suo dio, ma tengo a precisare che, come non mi faccio niente e delle maledizioni (m’interessano di più quelle che scaglio io, semmai) e di qualunque dio, così la "mancanza di carità" dimostratami non mi significa un cazzo. Né la sua carità né la mancanza di carità mi possono aggiungere o togliere alcunché. Tutto ovvio, ma tengo a precisarlo. Per il resto, ho la netta convinzione che una persona che, in quest’annodòmini, giustifica la sua posizione con quell’ipocrisia di sempre chiamata ‘fede’ abbia qualcosa che non va al piano attico. Potrei essere un suonato anch’io, ma non sono uno stronzo (nonostante, ahimè, abbia fatto paura a qualcuno persino qui…). E sono convinto anche di un’altra cosa: che chiunque la pensi in un certo modo sull’omosessualità, sempre per la piccola legge delle opinioni, che hanno da fare con la personalità nel suo complesso e non sono nulla di cui la società circostante debba farsi (e, di fatto, si faccia) carico, non giungerà mai a nulla che meriti, veramente, la mia stima, il mio interesse (il mio affetto, il mio trasporto, la mia curiosità, &c. &c. &c.). Là, dentro di noi, tout se tient, immancabilmente.

Vale per tutti, ovviamente.

Cia’.

d.

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