CCXLVI. Elezioni.

12 Apr

CCXLVI. Se mi chiedessero, putacaso, come mai abbia annesso tanta importanza alle ultime elezioni non saprei che cosa rispondere. Mi sfiorano, come quotidianità (ma è la quotidianità immanente della condizione, della situazione) problemi inerenti al mio valore, teoricamente stragarantito, di individuo: un filo di pazzia che giustifichi questo mio inoperare, il fantasma remoto (dai miei pensieri e dalla mia consapevolezza, ma non dalla mia situazione) di ‘varii gradi di interdizione’, la prescrizione di certe porzioni della mia privatezza, l’elevato rischio di avere comunque la peggio dovessi avere lite con qualcuno: insomma, socialmente sono come un ologramma che sfricchia perdendo i contorni, e che presto o tardi svanirà col rumore malinconico di un piccolo peto. Sarà che il partito o i partiti per cui voto sono una delle pochissime, o nessune, cose segrete che mi rimangono; sarà che votando torno a provare l’ebbrezza dell’essere cittadino, esercitando in un colpo solo un diritto ed assolvendo a un dovere; sarà perché era un modo per buttar via qualche oretta della domenica mattina, giorno, come già ho detto e ripetuto altrove, là sotto, mortalissimo. Ma, per queste o per altre ragioni, votare mi ha fatto bene; alle 9.00 di domenica avevo già esercitato e assolto.

Quanto all’esito, mi fa piacere — anche per il fatto paradossale che dipenda dai decisivi voti degli italiani all’estero, noti per essere in larga maggioranza pendagli da forca, e quindi destrorsi. Non so perché, dato che nel limbo implicito in cui sto immerso non si spingono le brezze che bevete voi umani, ma mi sono trovato questa motivazione — ‘è molto difficile che cambii qualcosa per noi, ma col centrodestra sarebbe stato impossibile’. Non è né un calembour né un epifonema particolarmente pregnante, ma ha un’apparenza di logicità (non so a quale ‘noi’ mi riferissi, probabilmente venivo sull’onda del solito "Per noi non faranno niente" — noialtri poracci, noialtri barboni, noialtri che era meglio che stavamo a WWwkkk o XXxxyyyY, che là almeno aiutano i bravi guaglioni come noi).

A quest’ora il tepido piacere della vittoria comincia a impallidire: a mezzogiorno non me ne fregherà più niente. (Non ha un particolare significato, questo, e anzi credo che per quasi tutti, o molti sia così; mi limito a registrare la mia sensazione). La mia attenzione tende ad attaccarsi al fatto che nella coalizione di centrosinistra c’è anche un partito fatto di antitesi (sì Emma Bonino, ma anche Pannella; sì Boselli, ma anche Intini [quello che sbucava berciando: "Ciuao! Sono Ugo Intini!!" dai cassonetti della spazzatura]), e pure la Liga Veneta. Un’altra mezza giornata, e non me ne fregherà più niente nemmeno di questo.

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