Archivio | febbraio, 2006

CCXXIII. Aprendo a caso il diario.

23 Feb

CCXXIII. Per la giornata di lunedì, 30 gennajo 2006 c’è scritto solo questo:

"Sono le 9.00, ma sono in piedi da un quarto d’ora. Ho sognato tutte le notti, ma mi ricordo appena dei sogni perché, credo, sono del tutto deliranti, come quello di stanotte. Con sforzo e pena riesco a reminiscere di un sogno con me bambino tra bambini e bambine; sono a Bergamo, in un’atmosfera di plastica, me ne vado sù e giù su una bicicletta da bambino con altri bambini, magari in biblioteca [ un’immagine di me all’angolo di una via a me familiare, nei pressi dello stadio comunale. Ho ormai dimenticato, però, i nomi delle vie ]. Il sogno finiva in un (credo) locale della biblioteca, sempre, dove avevano sistemato, a mo’ di installazione, un enorme salice piangente, che avvolgeva ombrosamente l’interno della stanza. Esaminavo i rami flessibili, perfettamente pettinati: di plastica [ nera; e questo l’ho ripreso da un vaso di piante sù al monte dei Cappuccini, qui a Torino, dove ci sono cespi di felci, mi è parso, dalle lunghe foglie nere] . C’erano anche delle altre piantine, poggiate dentr’un lavello con un fondo d’acqua; un flacone bianco rovesciato era stato messo a mo’ di tappo, ma io non lo sapevo. Rimovevo il flacone, chissà per che farne, e l’acqua scolava via; con mio rincrescimento, ma curiosamente nessun altro se ne preoccupava. Mi rendo conto solo adesso che anche il fondo d’acqua era per bellezza, le piantine nei vasetti di plastica erano di plastica anch’esse. Il sogno è soddisfacimento di desiderio anche in questo: come ritratto eloquente di una condizione, di una situazione, di un sentire. Data la mia abitudine, quando ne serbo ricordo, di trascrivere i sogni, ormai è così: la parte più nascosta di me tesse arguzie e monta indovinelli da risolvere al mattino".

CCXXII. Flavio Mazzini bis.

22 Feb

CCXXII. A parte il fatto, sirenetta, che non so se convenga immettere il pezzullo tra i tuoi/vostri sconsigli di lettura, primo dal momento che il libro ha già qualche mesetto e sarà già stato abbondantemente letto e non letto da chi poteva o leggerlo o scartarlo, secondo dal momento che è stato già abbondantemente stroncato, per lungo e per largo, in diversi angoli della rete.

Comunque sia, ho rinvenuto, in uno di questi angoli, una stroncatura, appunto, alla quale lo stesso autore, che ha già incrociato le spade con alcuni lettori su www.gay.it, tra l’altro, risponde piuttosto gecchito.

L’effetto è piuttosto penoso. Tra le altre cose, l’autore a un certo punto confessa candidamente:

"Fatto sta che parlare con la mia famiglia di quegli argomenti col rischio di non guadagnarci una lira mi avrebbe … imbarazzato" [! — Ma ha provato a fissare una tariffa con papà e mammà?].

 

CCXXI. A proposito del signor porno.

22 Feb

CCXXI. Bisogna dire che altro sono i post, e altro i commenti,  e i blog dei responsabili dei commenti, oh sirenetta. Ma hai visto questo?

CCXX. *Importante*.

22 Feb

CCXX. Ho un mal di testa incipiente. E non mi fa nemmeno impazzire di gioia il fatto che, per venire incontro alle esigenze di voi cecati, io debba fare dei post scritti così cubitalmente. Io trovo che ciò massacri la poesia del mio blog.

CCXIX. Il mio primo morto.

21 Feb

CCXIX. Non è infrequente che qualcuno arrivi (alla fermata dell’autobus, nell’ufficio del dormitorio, alla mensa o alla coda per entrare in mensa &c.) e attacchi conversazione con qualcun altro dicendo: "Ah, tu, ma ti ricordi di WWkk Yyyxx? E’ morto". E poi le cause: infarto / overdose / tristezza / [ad libitum]. La morte di uno, che faceva il transessuale e si faceva chiamare "Bambi", tra i cinquanta e i sessant’anni, ha fatto un certo scalpore nell’ambiente, tempo fa; hanno persino messo la notizia su "Torino cronaca", quel tabloid da venti centesimi, con uno strano sottotitolo: "Il cordoglio di Lia Varesio". Dico che è strano perché è difficile associare l’idea di Lia Varesio all’idea del cordoglio, ma tant’è. — Ma questa è tutta un’altra questione. Solo l’altroieri sera sono stato raggiunto dall’indiretto annunzio della morte di una persona che ho, assai superficialmente, conosciuto — overdose, ed è una cosa che nessuno immaginava, peraltro, perché nessuno sapeva che si facesse le pere. (Io non ne sono stato sorpreso perché non mi sono mai domandato se se le facesse o no, non c’è stato modo perché me lo chiedessi). Aveva come punto di riferimento la Gran Madre, racimolava qualche soldo alla chiesa rispettiva, prendeva da mangiare dalle suore, poco distanti, o dai cappuccini sulla collina. Da ultimo sembrava essersi sistemato, cioè era stato preso sotto l’ala da una signora, e aveva anche un lavoretto. L’operatore, superata la sorpresa della notizia, ha scosso la testa e ha detto, riferendosi a queste circostanze: "E dire che si era anche tirato un po’ sù". Strano, la mia impressione è che il peggio arrivi proprio quando le più basilari impellenze sono state soddisfatte. "Era troppo depresso", ha aggiunto. C’è da invidiare la capacità dei barboni (quelli veri) di estrovertire dolori e disagi. Ci fanno una  carriera. E’ per questo che quando ne muore uno c’è come una specie di lutto nazionale.

CCXVIII. E’ brutto quando una vittima cerca di passare da carnefice.

20 Feb

CCXVIII. L’unico prerequisito universale per scrivere un libro è avere chiara coscienza di sé, e coscienza della propria condizione. Non ci si scopre mai impunemente in pubblico, e chi lo fa deve essere preparato. Ora, ieri pomeriggio ho letto alla Fnac stralci di un libretto che non finirò mai di leggere, della Castelvecchi, che può fungere anche, volendo, da manualetto: Flavio Mazzini (pseud.), Quanti padri di famiglia. Vita e peripezie di un prostituto intelligente. A parte la prima parte del titolo, che sa di scandalismo ballatoriale di sessant’anni fa lontano un miglio, mi ha sùbito messo in sospetto (e mi ha fatto anche, già, un po’ pena) il fatto che il presente prostituto si definisse pure intelligente. Il fatto che si definisca intelligente, in soldoni, non la dice corta sull’autore, che infatti è un emerito cretino. Si tratta di un uomo di trent’anni, che ha deciso di servirsi di uno pseudonimo per non imbarazzare la famiglia e tutte quelle persone che conosce e con cui non ama parlare di sesso [!], che si definisce molto ben dotato quanto a membro virile, e per il resto un ragazzo normale, semplice, proprio carino, non molto muscoloso, anzi snello e non villoso, un bel ragazzo, non ‘sto granché — insomma, non ho capìto bene: qualcosa di mezzo tra la carta da parati a fiorami gialli e il cesso a pedali. Ma delle sue dimensioni non ci frega. Fattostà che costui è uno che fino a poco tempo fa è vissuto sulle spalle di un amante, mentre si dedicava a gratificanti cacatine — teatro, cinema e che so io, ma non deve aver lasciato gran traccia di sé se, abbandonato dal compagno, è finito col culo a terra. Giusto il tempo di farsi un’idea sufficientemente sinforosa del semplice, e pur sempre semplicemente squallido, atto di andare a dar via il culo (sostanzialmente, l’ha fatto "per scrivere un libro" — c’è chi crede che si possano affrontare le catastrofi facendo finta che si tratti di un film, poniamo [a me è stato persino proposto di fare il giro di tutti i dormitorii di tutta Italia e poi scriverci un libro, diciamo — ma che cazzo succederà nei dormitori?!], ma la realtà è ben diversa), il nostro eroe s’è rifatto una vita. O ha distrutto il poco che gliene restava intero, non s’è capìto. Le descrizioni porno (che fanno spesso una tristezza infinita, debordante, date le qualità dei clienti) non valgono, per sordidezza, le paginette dedicate alle vendette trasversali (robine come insulti via ciat — CHE POVERACCIOOOOOOOOOOOOO) contro i clienti insolventi e i tirapacchi. C’è chi fa il prostituto per scelta, come il signor porno, basta darci uno sguardo per rendersi conto della differenza tra chi fa scelte enigmatiche e chi tiene la vita coi denti. Non so perché Castelvecchi l’abbia pubblicato.

CCXVII. Romanzi-mondo.

17 Feb

CCXVII. Cercando il vecchio articolo di www.minimi.it sul Frugoni (Francesco Fulvio, 1620-1686), ho incontrato anche il blog di tale AlterEgo, che rimanda anche al blog splinder di tal neuropa, alias Gigliozzi, che avrebbe scritto un poema/romanzo-mondo, di cui sono sparsi frammenti nel blog. Non so se è chiaro (credo di no). Quello che proprio non riesco a spiegarmi è perché questi retori linguaiol-lutulenti debbano sempre aver l’aria di fare maledettamente sul serio. Distrugge tutto il gusto dello scrivere affastellato, secondo me.