CCXVIII. E’ brutto quando una vittima cerca di passare da carnefice.

20 Feb

CCXVIII. L’unico prerequisito universale per scrivere un libro è avere chiara coscienza di sé, e coscienza della propria condizione. Non ci si scopre mai impunemente in pubblico, e chi lo fa deve essere preparato. Ora, ieri pomeriggio ho letto alla Fnac stralci di un libretto che non finirò mai di leggere, della Castelvecchi, che può fungere anche, volendo, da manualetto: Flavio Mazzini (pseud.), Quanti padri di famiglia. Vita e peripezie di un prostituto intelligente. A parte la prima parte del titolo, che sa di scandalismo ballatoriale di sessant’anni fa lontano un miglio, mi ha sùbito messo in sospetto (e mi ha fatto anche, già, un po’ pena) il fatto che il presente prostituto si definisse pure intelligente. Il fatto che si definisca intelligente, in soldoni, non la dice corta sull’autore, che infatti è un emerito cretino. Si tratta di un uomo di trent’anni, che ha deciso di servirsi di uno pseudonimo per non imbarazzare la famiglia e tutte quelle persone che conosce e con cui non ama parlare di sesso [!], che si definisce molto ben dotato quanto a membro virile, e per il resto un ragazzo normale, semplice, proprio carino, non molto muscoloso, anzi snello e non villoso, un bel ragazzo, non ‘sto granché — insomma, non ho capìto bene: qualcosa di mezzo tra la carta da parati a fiorami gialli e il cesso a pedali. Ma delle sue dimensioni non ci frega. Fattostà che costui è uno che fino a poco tempo fa è vissuto sulle spalle di un amante, mentre si dedicava a gratificanti cacatine — teatro, cinema e che so io, ma non deve aver lasciato gran traccia di sé se, abbandonato dal compagno, è finito col culo a terra. Giusto il tempo di farsi un’idea sufficientemente sinforosa del semplice, e pur sempre semplicemente squallido, atto di andare a dar via il culo (sostanzialmente, l’ha fatto "per scrivere un libro" — c’è chi crede che si possano affrontare le catastrofi facendo finta che si tratti di un film, poniamo [a me è stato persino proposto di fare il giro di tutti i dormitorii di tutta Italia e poi scriverci un libro, diciamo — ma che cazzo succederà nei dormitori?!], ma la realtà è ben diversa), il nostro eroe s’è rifatto una vita. O ha distrutto il poco che gliene restava intero, non s’è capìto. Le descrizioni porno (che fanno spesso una tristezza infinita, debordante, date le qualità dei clienti) non valgono, per sordidezza, le paginette dedicate alle vendette trasversali (robine come insulti via ciat — CHE POVERACCIOOOOOOOOOOOOO) contro i clienti insolventi e i tirapacchi. C’è chi fa il prostituto per scelta, come il signor porno, basta darci uno sguardo per rendersi conto della differenza tra chi fa scelte enigmatiche e chi tiene la vita coi denti. Non so perché Castelvecchi l’abbia pubblicato.

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