CCIII. Umberto Eco e

11 Feb

CCIII. Ho intravisto quest’ultimo libro, appunto "A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico", Bompiani 2006, alla Mondadori. Si tratta di conferenze, interventi vari, bustinediminerva &c. Tra l’altro materiale preassunto, c’è un pezzo, l’unico che ho fatto in tempo a leggere per intero, circa la privatezza. Prima di tutto, non posso non compiacermi del fatto di aver usato la parola privatezza per anni, in luogo di privacy, credendo di fare una stramberia e ritrovandomi invece purista inconsapevole, quando i raffinati da me intrasentiti finora arrivavano tutt’al più a distinguere tra la pràivasi degli americani e la prìvasi degl’inglesi. Ciò detto, questo pezzo riguarda anche le pagine personali in rete. Ora, parlando con Misery, ormai parecchio fa, ho saputo che qualche sociologo, di cui rigorosamente NON ho presente il nome, ha fatto una distinzione abbastanza suggestiva tra il pubblico che invade il privato (problema dell’altroieri) e privato che invade il pubblico (problema attuale: per esempio, almeno potenzialmente, i blog). Non mi sarebbe venuto in mente se non avessi sentito che al saggino di Eco manca proprio un filo di chiarezza in questo senso. Circa le pagine personali, Eco cita l’esempio di quel tale che ha esposto la fotografia del suo colon (scattata ovviamente durante un’endoscopia), sbilanciandosi anche sulle motivazioni psicologiche plausibilmente sottese: un vuoto, ovviamente, di affetti e di attenzione da parte altrui, &c. Io, invece, mi chiedo come diavolo sia possibile maturare un’opinione su un gesto del genere. Probabilmente non c’è nessun vuoto e nessun malessere. A titolo di esempio, Eco ha mostrato compiacenza nei confronti della cultura "bassa" (giungendo a conclusioni che sono ormai moneta corrente tra gl’infarinati di cultura); ma comincio a sospettare che gli sia sfuggito che i consumatori di intrattenimento non crede affatto che Topolino è all’altezza della serie del guanto di Klinger piuttosto che della Sistina: se ne frega e dell’uno e dell’altra e dell’altra ancora. E ritiene che il proprio colon sia al centro dell’universo — che è comunque una convinzione di per sé difficile da scuotere.

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