CLXXVI. Insomma…

5 Gen

L’esperimento (di cui non parlo nemmeno oggi), che ha anche positivi effetti collaterali nell’immediato, riparte oggi. E basta: non ne dico più niente. Ieri parlando con un’operatrice ho realizzato che con ogni probabilità è stato il gesto dispettoso di un subumano, che non si rende conto del fatto che il furto e la distruzione di un diario equivalgono ad un omicidio. Un subumano che con ogni probabilità non si rende conto di che cosa sia un omicidio, inquantoché egli è già morto, anzi, c’è nato. Mi consiglia di trovare un contrappasso adeguato: non scioglierlo nell’acido, non staccargli la testa dal collo. Meditare: qualcosa come la tortura della goccia. Un dolore che sia, per l’appunto, lungo e sottile, insidioso, in un eterno, pare, infinito crescendo. Ma la cosa mi mette molto a disagio: molto. Per me la vendetta non è un piatto che si consuma freddo. Non posso procedere con precisione chirurgica, sapendo dove andare a parare. Non sopporto l’idea di torturare a freddo quell’essere deforme e inferiore perché non sopporto l’idea che il suo dolore possa somigliare al mio. Ci ho pensato a lungo, in questi giorni. Non posso lanciargli addosso una lenta e inesorabile maledizione, perché la prima non-regola della magia nera è proprio nel porsi su una determinata linea d’onda, che porti sopra il capo della vittima, laddove, lievitando, si devono attirare le folgori del cielo. Le quali non sono una cosa così splendorosa e ramificata come sembra a dirlo così, quasi fossero dipinte sul fondale del prim’atto della Maria Tudor di Pacini. Bisogna avvelenarsi di immagini odiose, di squallore e orrore, concentrarsi bene. E’ come procurarsi ferite orrende per scalfire la vittima. Si potrà essere più imbecilli di uno stregone cattivo? Mi è mancato lo scatto ferino, la reazione a caldo — urlare e pestare i piedi, ribaltare letti e armadietti, ammollare schiaffi e somministrare scaracchi, bastemmiare e insultare, sbattere porte in rapida successione &c. . Una mancata reazione a caldo è l’altra cosa, immediatamente successiva alla presa di coscienza della scomparsa del diario, che assomigli a una morte: sono morto altre due volte nel giro di una settimana; non fa stupore che mi senta un po’ intontito. 

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: