CLXXII. Il diario, 2.

31 Dic

Questa faccenda della sparizione del diario mi ha destabilizzato. Intendiamoci, non sono, da parecchi anni ("ma in quale altra vita? me lo sai piu’ dire?", e piri piri), nella disposizione di spirito di fare ‘o pazz, mettermi a urlare che salti fuori il mio fottuto quaderno verde o prendo un lanciafiamme, una mazzetta da cinque, una tanica di benzina e vi faccio fuori tutti, bastardi, e non sono piu’ in animo anche di pensare certe cose da un tempo così immemorabile da potermi quasi permettere di dire che non sono mai stato così violento come vorrei essere. Non so se sono risentito, addolorato, ferito, amareggiato, disgustato, stufo — anzi, lo so perfettamente: non sono nulla di tutto questo. Mi sento monco. Per la piu’ parte del tempo me ne sto imbambolato. Ieri sera ho preso un quadernone, piuttosto sottile per le pagine strappate, di quelli che mi avevano dato, insieme ad alcuni vestiti usati, a s. Antonio, e mi sono messo a scrivere i fatti della giornata. Ma, all’inizio, mi sono premurato di dire che nel frattempo mi hanno rubato il diario, e che il discorso che sto continuando, in realtà, comincia — dove non so, in un punto — in un posto? — su un quaderno che non c’è piu’, o che io non ho piu’. Non posso dire: riferirsi al quaderno verde. A chi lo dico? A quello che me l’ha sottratto, che con ogni probabilità non ha letto nemmeno una riga di quello che ha sottratto (ed eventualmente dove dovrei lasciargli queste precisazioni? Le lascio in vista, in modo che me le sottragga, o tento prima di scoprire chi è e gliele consegno s.g.m.?) ((E se l’ha buttato?)) Poi ho precisato che la mattina, passando in biblioteca, su alcuni fogli sparsi (ma, se ben ricordo, sono riuscito a riempire solo due facciatelle), avevo già ricostruito la metà inferiore della giornata (seconda facciatella), essendomi premurato di dire (prima facciatella) che nel frattempo mi hanno rubato il diario con gli avvenimenti dal 28 ottobre. Ho anche detto che un operatore, a cui l’ho detto (gliel’ho detto, va da sé, solo perché mi manca un diario a cui dirlo), mi ha proposto (credo stamane 31 dicembre 2005, compatibilmente con i suoi turni) di pensarci lui — frugherebbe nell’armadietto del sospetto colpevole, in sua assenza. Mi vieta di sospettare della sottrazione anche l’operatore il solo fatto che la sera della sparizione non c’era. Ora mi ritrovo con 1. un quaderno grande, ad uso zibaldone (che a un certo punto sembrava sparito anche lui, ma era solo sul fondo dell’armadietto), su cui ci sono alcune faticose righe di sfogo a caldo, del 29 dicembre; 2. due facciatelle della prima metà del 30 dicembre 2005; 3. un quadernone riciclato (che ad ogni buon conto ho portato con me) della seconda metà del 30 dicembre 2005. Tre supporti ben distinti, con riferimenti al contenuto di un quarto supporto che non esiste piu’, per quanto ne so. M’è venuto in mente che a Huxley, settantenne, ormai cieco, si incendiò la casa. Suo unico commento, round-head style: "E adesso dovrò ricominciare tutto da capo". Huxley non mi ha mai fatto impazzire, intendiamoci, ma i buoni esempi dovrebbero essere sempre seguìti. Mi rimane da stabilire se questo sia un buon esempio. E’ un buon esempio, questo? (Devo dire di aver avuto la tentazione di rimettermi lì a ricostruire [Strindberg: Ma bisogna! Bisogna! — ma era una casa, non un diario] gli avvenimenti degli ultimi due mesi; un bell’esercizio di reminiscenza. Ma se fallissi?).

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