Archivio | 16:54

CLXXV. Gino Rizzo.

31 Dic

Se qualcuno si chiedesse, a questo punto, "Ma dove mai ho sentito questo nome?" (ciò che non è improbabile, perché almeno UN lettore di quella cosuccia mia introduttiva c’è stato), torni un po’ più giù, alla mia paginetta sull’Errico e sulla lettura approfondita che vorrei dare (così, per fare), delle sue Guerre di Parnaso. Il quale è un testo che in prima assoluta per la nostra età è stato pubblicato da quell’Argos leccese di cui ho dato conto nella schedina bibliografica annessa. Si tratta di un testo tutto sommato recente, di un anno fa (tra poche ore due), cioè del 2004, ma già reperibile, almeno nel mio caso, a livello di remainders, tanto poco interessante è il Barocco (lo dico sul serio) letterario. Questo per dire 1. come io me lo sia potuto permettere, costando 13 euri 13 all’origine; 2. qualcosa che contribuisca come si deve all’atmosfera giustamente un po’ luttuosa di questo post.

Gino Rizzo era amico e collega del massimo baroccòlogo nostro, il prof. Marzio Pieri; il quale sul sito del suo istituto (Parma) lo ricorda così, con queste secondo me bellissime pagine. Infatti, il prof. Gino Rizzo è morto. Le segnalo, queste pagine, primo perché aver letto l’ultimo libro di uno studioso che appena poi è morto mi fa rincrescimento; secondo, perché Pieri scrive maravigliosamente, e vale sempre la pena leggerlo (anche quando sembra, come in questo caso, di farsi di sfroso i caz. di un perfetto e perfettamente stimabile sconosciuto — e, no, non scagiona il fatto che tutto ciò si trovi in Rete, alla discrezion di tutti).

CLXXIV. Men on men III: Giuseppe Casa.

31 Dic

Si tratta di un autore che praticamente (si può dire) non conosco; nato a Licata nel ’63, trovate qualche notizia sul suo conto qui. Ieri pomeriggio, anche e soprattutto per non pensare al diario, mi sono messo a leggiucchiare qualcosa alla Civica Torino centro, e ho preso in mano il III vol. dell’antologia di racconti gay Men on men. Un altro volume, non so più se il primo, il secondo o che, l’avevo pure sfogliato, ma mi sembrava contenere solo minchiate. Invece in questo terzo volume (che comunque non ho letto integralmente), tra le minchiate si trova anche un dittico di racconti (Meltin e Meltin 2) di questo scrittore, e sono bellissimi. Manco a farlo apposta è l’unico scrittore eterosessuale rappresentato.

CLXXIII. Auguri, i.

31 Dic

Buon compleanno e buon anno.

[Aggiunta delle 13.01. Fermo restando il buon anno, i., perdonami: mi sono ricordato solo adesso che il tuo compleanno è stato ieri… 😀

Scusa].

CLXXII. Fogliettone.

31 Dic

Avevo cominciato questo, che ho messo tra i link ma non ho segnalato; nel tempo, spero, andrò avanti. (Se mi va, e non so se mi va).

CLXXII. Il diario, 2.

31 Dic

Questa faccenda della sparizione del diario mi ha destabilizzato. Intendiamoci, non sono, da parecchi anni ("ma in quale altra vita? me lo sai piu’ dire?", e piri piri), nella disposizione di spirito di fare ‘o pazz, mettermi a urlare che salti fuori il mio fottuto quaderno verde o prendo un lanciafiamme, una mazzetta da cinque, una tanica di benzina e vi faccio fuori tutti, bastardi, e non sono piu’ in animo anche di pensare certe cose da un tempo così immemorabile da potermi quasi permettere di dire che non sono mai stato così violento come vorrei essere. Non so se sono risentito, addolorato, ferito, amareggiato, disgustato, stufo — anzi, lo so perfettamente: non sono nulla di tutto questo. Mi sento monco. Per la piu’ parte del tempo me ne sto imbambolato. Ieri sera ho preso un quadernone, piuttosto sottile per le pagine strappate, di quelli che mi avevano dato, insieme ad alcuni vestiti usati, a s. Antonio, e mi sono messo a scrivere i fatti della giornata. Ma, all’inizio, mi sono premurato di dire che nel frattempo mi hanno rubato il diario, e che il discorso che sto continuando, in realtà, comincia — dove non so, in un punto — in un posto? — su un quaderno che non c’è piu’, o che io non ho piu’. Non posso dire: riferirsi al quaderno verde. A chi lo dico? A quello che me l’ha sottratto, che con ogni probabilità non ha letto nemmeno una riga di quello che ha sottratto (ed eventualmente dove dovrei lasciargli queste precisazioni? Le lascio in vista, in modo che me le sottragga, o tento prima di scoprire chi è e gliele consegno s.g.m.?) ((E se l’ha buttato?)) Poi ho precisato che la mattina, passando in biblioteca, su alcuni fogli sparsi (ma, se ben ricordo, sono riuscito a riempire solo due facciatelle), avevo già ricostruito la metà inferiore della giornata (seconda facciatella), essendomi premurato di dire (prima facciatella) che nel frattempo mi hanno rubato il diario con gli avvenimenti dal 28 ottobre. Ho anche detto che un operatore, a cui l’ho detto (gliel’ho detto, va da sé, solo perché mi manca un diario a cui dirlo), mi ha proposto (credo stamane 31 dicembre 2005, compatibilmente con i suoi turni) di pensarci lui — frugherebbe nell’armadietto del sospetto colpevole, in sua assenza. Mi vieta di sospettare della sottrazione anche l’operatore il solo fatto che la sera della sparizione non c’era. Ora mi ritrovo con 1. un quaderno grande, ad uso zibaldone (che a un certo punto sembrava sparito anche lui, ma era solo sul fondo dell’armadietto), su cui ci sono alcune faticose righe di sfogo a caldo, del 29 dicembre; 2. due facciatelle della prima metà del 30 dicembre 2005; 3. un quadernone riciclato (che ad ogni buon conto ho portato con me) della seconda metà del 30 dicembre 2005. Tre supporti ben distinti, con riferimenti al contenuto di un quarto supporto che non esiste piu’, per quanto ne so. M’è venuto in mente che a Huxley, settantenne, ormai cieco, si incendiò la casa. Suo unico commento, round-head style: "E adesso dovrò ricominciare tutto da capo". Huxley non mi ha mai fatto impazzire, intendiamoci, ma i buoni esempi dovrebbero essere sempre seguìti. Mi rimane da stabilire se questo sia un buon esempio. E’ un buon esempio, questo? (Devo dire di aver avuto la tentazione di rimettermi lì a ricostruire [Strindberg: Ma bisogna! Bisogna! — ma era una casa, non un diario] gli avvenimenti degli ultimi due mesi; un bell’esercizio di reminiscenza. Ma se fallissi?).