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CXXXIX. Epigrafia italiana moderna.

8 Nov

CXXXIX. Adolfo Padovan, Epigrafia italiana moderna [Hoepli, Milano 1913], rist. anastatica Cisalpino-Goliardica, Milano 1981. Pp. 270.

"Iscrizioni onorarie e storiche. Iscrizioni sepolcrali di uomini e donne di adolescenti e di bambini. Iscrizioni bibliografiche e dedicatorie". Il volumetto, essendo un manuale Hoepli, propone esempii da seguire: "PREFAZIONE… Per comporre una buona epigrafe ci vuole della cultura, della breviloquenza e del buon gusto". Il terzo requisito ovviamente risente dell’epoca; ma è vero anche che non abbiamo un gusto ‘contemporaneo’ da contrapporre a quello ‘vecchio’ o ‘antico’ in materia di epigrafi sepolcrali. Non stupisce il grande numero di epigrafi dettate dal massimo artista della parola ottocentesco, oggi non più letto da nessuno, Pietro Giordani (ben 132, se ho contato bene); le sue cose più durature, sempreché riescano ad avere un presente prima che un futuro, devono essere tuttavia cercate da altre parti. Altri autori: Carrado Corradino, G. Bovio, Pietro Contrucci (20), P. E. Bensa, Giosue Carducci, Carlo Leoni (22), avv. Polledro, Felice Cavallotti, Guido Mazzoni, Matteo Ricci, Giuseppe Giacosa, Giuseppe Manni (40), Perez/Bargoni, Adolfo Padovan, Luigi Frati, Gabriele D’Annunzio, Gaetano Negri, Odoardo Vallo, Ferdinando Martini, Mario Rapisardi, Raffaele Villari, Francesco Domenico Guerrazzi, Giovanni Bertacchi, Giovanni Pascoli, Domenico Gnoli, Francesco Pellegrini, march. Serra, Giacomo Leopardi:

RAFFAELLO D’URBINO
PRINCIPE DE’ PITTORI
E MIRACOLO D’INGEGNO
INVENTORE DI BELLEZZE INEFFABILI
FELICE PER LA GLORIA IN CHE VISSE
PIU’ FELICE PER L’AMORE FORTUNATO IN CHE ARSE
FELICISSIMO PER LA MORTE OTTENUTA
NEL FIORE DEGLI ANNI
NICCOLO’ PUCCINI QUESTI LAURI QUESTI FIORI
SOSPIRANDO PER LA MEMORIA DI TANTA FELICITA’

(Niccolò Puccini era un ricco toscano, la cui villa, poi distrutta dai bombardamenti, aveva un giardino ornato di statue di personaggi illustri, per cui commissionò epigrafi ai più famosi scrittori dell’epoca sua)

Ervey, Heine, Seneca, Schiller, Foscolo, Dante, Boursault, Euripide, Orazio, I. Rossi, Callinio, Shakespeare, Petrarca, Sofocle, Young, Luigi Muzzi, Pio Squadrani, Ferdinando Malvica, Gerolamo Weiss, Giuseppe Silvestri, Prospero Viani, Giovan Battista Niccolini, can. Federico Balsimelli, Antonio Piazza, Giuliano Petrucci, Antonio Viglioli, A. Petracchi, Giovanni Silvestri, Augusto Conti, Carlo Dossi, Manuzzi, Cesare Balbo, Sem Benelli, R. Camerlingo, Eugenio Camerini, Giovanni Marradi, Cesare Cantù, Sirio Caperle, A. Cappelletti, F. Di Pietro, Antonio Fogazzaro, Antonietta Giacomelli, G. B. Giorgini, Arturo Graf, E. Lattes, Paolo Mantegazza, Jessie W. Mario, Maria Montessori, A. Morpurgo, Ulisse Poggi, F. Porta, Giuseppe Regaldi, Gerolamo Rovetta, Matilde Serao, A. Ruesch, L. A. Vassallo (Gandolin), Pasquale Villari, Annie Vivanti, B. Zumbini, Luigi Tonini, Francesco D’Ovidio, Luigi Rasi.

CXXXVIII. Il rapimento di Ortensia.

8 Nov

CXXXVIII. Jacques Roubaud, Il rapimento di Ortensia [1987]. Trad. Stefano Benni, Feltrinelli, Milano 19881. Pp. 229.

Opera di un matematico (1932), intensamente impegnato nelle attività dell’Oulipo, traduttore di Carroll, sorta di epigono di Queneau, il romanzo poggia su una trama giallo-rosa del tutto pretestuosa. Balbastre, il cane del signor Sinouls, inventore del LIPUTTIL, Linguaggio Per finirla Una volta per Tutte con Tutti I Linguaggi, è stato ucciso da una persona da cui si è lasciato fiduciosamente avvicinare. La protagonista del romanzo, Ortensia, è una beltà fulva, amica del signor Sinouls, sposata infelicemente con un uomo opprimente e geloso, madre di una ragazzina di nome Carlotta. Ella ama un principe straniero, dell’immaginaria Poldevia, che ha, tra le altre cose, girato uno spot pubblicitario in cui compariva anche Balbastre. In realtà i principi Poldevi sono sei, tutti uguali salvo che per un tatuaggio sulla natica sinistra a forma di "sacra lumaca", vale a dire un grafico a spirale che differisce, da natica a natica, da principe a principe, solo per piccoli particolari. I principi sono in lotta tra loro per la supremazia; l’assassino di Balbastre è uno di loro (ma i principi hanno lo stesso nome, solo anagrammato diversamente, e il colpevole si confonde spesso quando deve nominarsi). Ha ucciso il cane forse per far ricadere la colpa sul fratello fortunato amante di Ortensia (detto Morgan, peraltro); ma soprattutto, sembra, per potersi impossessare indisturbato del programma LIPUTTIL. Il rapimento di cui nel titolo è un congresso che l’assassino cerca di avere con Ortensia, approfittando della propria somiglianza con "Morgan", ma la donna scopre l’inganno ravvisando le differenze tra la lumaca sacra dell’amante e quella dell’impostore quando questi si denuda; e si libera mollandogli un calcio nei testicoli. Il racconto (se di racconto si può parlare) coinvolge anche il gatto Aexandre Vladimirovitch, Laurie amica di Ortensia, le vicende (‘gossip’) legate alla rivalità tra i due gruppi musicali Delòn Delòn e Hi Hi [tra i varii tour de force dell’autore cinquantatré-cinquantacinquenne c’è anche un petit poème en prose dedicato alle emozioni da concerto rock], che in qualche modo si confondono con le vicende dei sei principi rivali. Sulla vicenda indaga l’ispettore Blognard.

Trattandosi di un romanzo sperimentale, e a suo modo di un antiromanzo, non si può dire che il caso su cui l’isp. Blognard indaga abbia una soluzione a senso unico; ciò che non vuol dire che possa andare in più sensi, né che sia propriamente polisensa, e nemmeno implica che debba necessariamente essere tout court sensata. E’ un gioco, non troppo stressante (ma credo più per impotenza che per abilità tecnica dell’autore), più serrato di quelli di Queneau — non parliamo nemmeno di Perec, per cui tante strettoie (strettoie vere, non questi quattro calembour) servivano a segnalare l’ingresso alla poesia — ma in sé non sufficientemente ingegnoso. Il congegno narrativo è un esploso, una fragile fabbrica crollata sotto l’inorpellatura opaca di un durchkomponiert ininterrotto d’invenzioni verbali e giochetti logici in media non proprio felicissimi. La ricerca della leggerezza porta, curiosamente, a una specie di ricerca della superficialità, che si scopre soprattutto in certe irresistibili scelte tramatiche e tematiche. Alle pp. 61-63 la sostanziale spiegazione del fallimento; e le tre pagg. più belle di tutto l’altrimenti dimenticabilissimo libro.