CXXXIV. Anni Sessanta.

5 Nov

CXXXIV. Qui a Torino la vita sembra essersi fermata, sotto tanti aspetti, agli anni Sessanta. Insegne pubblicitarie, manifesti, slogan sono spesso ornati di ingiallitissime rimette. Talvolta è un ‘effetto anticato’ voluto, come — poniamo — fuori dalle botteghe di rigattiere, che, chissà perché, devono sempre ricordare Dickens (o i campanelli delle Botteghe Misteriose ["Suonate, e vi sarà aperto!!!", tra il Signor Evanescente, Mary Poppins e i romanzi di Bellairs). In altri casi il ricorso alle rime è proprio fuori luogo. L’iniziativa "To&Tu", che non ho capìto bene che cosa sia precisamente (ma col cacchio che indago) è rivolta ai giovani, e si pubblicizza appunto con vecchie fotografie degli anni Sessanta (o con nuove fotografie di giovani particolarmente démodé), ed è cincischiata di motti che sembrano roncigliati dal Tesauro, ma da uno scolaro particolarmente ripetente. L’effetto è, esteticamente, qualcosa di devastante. Davanti a me, per es., c’è un manifesto della "Campagna per la donazione di organi e tessuti" (patronato del Comune di Torino, sponsor ACTL, ADMO, AIDO, Ass. It. Trapiantati di Fegato, ANED, Gruppo Assistenza Ustionati); il menno slogan è DONAZIONE CHE PASSIONE, e la figura rappresenta una fila di antropoidi tutti colle braccia alzate (le mani in alto, segno di resa di fronte al bisturi?), che ricordano dei lenzuoli stesi (già fantasmi? o corpi svuotati di tutti gli organi interni, altruistici sacchi vuoti in nome della PASSIONE espiantatoria?).

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