Archivio | 16:03

CXVIII. Scritte in giro.

2 Nov

CXVII. Mica devono essere tutti dei capolavori. Comunque, la presente mi sembra carina, anche se rimpiango sempre di più di non avere una macchina fotografica: dovrebbero essere viste, ‘ste cose, più che lette.

Sull’orario del Poliambulatorio di v. Biscarra 12/10, appiccicato sul portone [da dietro il quale venivano le note incalzanti di "una bella tarantella", come ha berciato uno ad un microfono] dell’Assemblea di Quartiere Sanitaria — I CENTOMILA Redazione, c.so Orbassano 192/A:

L’AMBULATORIO

DI VIA GORIZIA

E’ MORTO.

Sotto questa frase, che evidentemente non è supplemento di informazione, ma polemismo jettatorio (posto che questa sottostante frase sia stata scritta da qualcuno/a che sapeva che cosa scriveva, ovvio — non si può mai sapere), c’è un’altra frase di commento, in bella grafia corsiva, forse femminile:

Tu che hai scritto la

frase cosa hai fatto

per evitare l’accaduto?

In ogni caso risolge.

Ah, se lo dice lei (lui) (comunque riSOLge, da SOL, SOLIS? Come il SOLger del SOLe, allora).

CXVII. Pilgram Marpeck.

2 Nov

CXVII. Prego notare che alla lista dei links è stato aggiunto anche Pilgram Marpeck (http://www.pilgram.splinder.com), al quale rendo il favore di aver linkato me.

CXVI. Chi per la patria muor.

2 Nov

CXVI. E’ un "forse non tutti sanno che". In via Duchessa Iolanda (1434-1474), all’angolo con v. Principi d’Acaia, sul lato sinistro dando le spalle alla piazza, c’è una targa commemorativa, che dice:

EROI DELLA LOTTA PARTIGIANA CADUTI PER LA LIBERTA’

[Seguono i nomi: ARNOFFI Cesare, ARNOFFI Giovanni, BORIO Pasquale, CASAVECCHIA Ernesto, CASTAGNERI Bernardo, COSSOLO Ermanno, DAVALLE Bruno, DE ZOLT Libero, DILAURO Cosimo, GALLINO Nino, GAVEGLIO Pierino, MASINO Angelo, MESI Ulisse, MISSAGLIA Alberto, NEGRO Stefano, PERACINO Giovanni, PIZZORNO Carlo, RAVAZ Giorgio, SOLLAZZO Carmine, TANCREDI Franco, TEPPATI LOSE’ Gianni, VICARI Michele]

E poi sono riportati, in corsivo, i versi:

Chi per la patria muor / vissuto è assai… / La fronda dell’allor / non langue mai. // Piuttosto che languir / sotto i tiranni, / meglio è morir / sul fior degli anni!

A qualcuno qualcosa diranno: sono, comunque, i versi che i fratelli Bandiera cantarono (1844) mentre erano condotti davanti al plotone di esecuzione.

Sono versi tratti da un’opera, Donna Caritea regina di Spagna (1826), melodramma in due atti del cav. Paolo Pola, musica di Saverio Mercadante (1795-1870). In particolare si tratta di un ‘coro di guastatori portoghesi’ ("Aspra del militar") in cui, è stato notato, l’orchestra ha una parte importante. In realtà i versi del libretto dicono:

Chi per la gloria muor / vissuto è assai… / La fronda dell’allor / Non langue mai. // Piuttosto che languir / per lunghi affanni, / è meglio di morir / sul fior degli anni!

Ammenoché le parole del cav. Pola non fossero esattamente quelle cantate dai fratelli Bandiera, e solo in occasione della prima e della stampa del libretto e/o della partitura alterate dall’intervento censorio. Notare quel "meglio è morir", più letterariamente (liricamente) dignitoso dell’originario "è meglio di morir", che tuttavia, per ragioni metriche, non può non essere la lezione corretta. Nonostante questo coro sia accattivante, però, non sembra affatto cantabile, nel senso di canticchiabile, fredonnable. Da ciò desumo che i fratelli Bandiera avessero anche un invidiabile orecchio. Dell’opera, capolavoro assoluto e non relativo, si parla qui: http://www.geocities.com/Vienna/8917/Mercadante.html; o, meglio e più nel particolare, qui: http://www.geocities.com/Vienna/8917/Caritea.html, dove è recensita la sola registrazione moderna (Nuova Era) dell’opera (è qui che il brano è definito giustamente "catchy", ciò che mi ha confermato nell’impressione), dall’accluso libretto della quale traggo tutta la mia erudizione in merito.

E qui si parla di Mercadante in generale: http://www.saveriomercadante.it/ (sito ancora in costruzione).

CXV. Ai Giardini Reali (o Reali Giardini?)

2 Nov

CXV. Ai Giardini Reali (o Reali Giardini?) — e mi riferisco alla porzione di Giardini che si raggiunge attraversando il ponticello –, sulla sinistra c’è un vascone, o fontana, che ha nei pressi una fila di statue sbreccate. La prima che ho incontrato raffigura una vecchia orribile e manieristicamente (minacciosamente?) curva verso l’osservatore. Non so che cosa mi stia a rappresentare, dal momento che sui piedestalli delle statue non c’è nessuna epigrafe. Nel caso della vecchia ha sopperito l’unipòsca di qualche visitatore: A MORTE I TRUZZI, c’è scritto. E io lì davanti, come un cretino.