CV. Rilettura.

28 Ott

CV. Sto rileggendo, avidamente, La montagna incantata (di Thomas Mann, 2 voll. "David" Dall’Oglio, trad. Beatrice Giachetti-Sorteni, una vecchia traduzione, diversa da quella ben nota di Ervino Pocar, per cui Johann Castorp è Giovanni Castorp, Joachim Ziemssen è spiacevolmente Gioachino Ziemssen, &c., Milano ott. 1965). Non so che cosa mi spinga a rileggere un romanzo che, me lo sta dimostrando per la seconda volta in vita mia, fa ammalare. Già il viaggio di Castorp verso Davos mi ha fatto sputare metà polmone destro, figuriamoci il prosieguo. Ma è una rilettura che mi occorre. Mi occorre doppiamente, per vedermi davanti che cosa succede a un uomo che entra da ospite in un luogo dal quale poi non riesce a scappare. Mann, però, non comunica l’angoscia del racconto di Buzzati sull’uomo leone, che entrò in lebbrosario e quando fu per uscire scoprì che il suo desiderio di guarire e andarsene era svanito come cimbe sul mare, un’espressione che ricorderò, credo, finché campo, se campo (così com’è, ovviamente, senza curarmi di sapere, al momento in cui la ‘ripeto’, se fosse proprio quella, nel testo originale), e pertanto tornò dentro.

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