XCVIII. Stare a guardare.

26 Ott

XCVIII. Nel primissimo pomeriggio un signore sventurato che ho appena (due giorni fa) conosciuto per dormitori m’ha attaccato bottone. La conversazione (del tipo solum ad se ipsum, anche perché io mi vergognavo come un cane) si è articolata in due tempi; prima ha dichiarato con diffusione piuttosto flaccida di essere intenzionato ad una riforma europea dell’università. Nella seconda parte del monologo cantava, malissimo. Tu gli davi le parole, e lui le cantava sul motivo di una canzone dei Bìtols. Adesso, se fossi spiritoso, scriverei un pezzo fiko sul signore che canta. Ma: 1. Non mi piace stare a guardare; 2. Non sono affatto spiritoso (e poi avevo genuinamente voglia di vomitare; quindi dovrei fingere, e per fingere non mi paga nessuno).

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