LXXVI. Non c’è niente da fare.

19 Ott

LXXVI. Dopo un annetto di marinatura nello squallore mi mettono alla prova. Non che mi vengano a cercare, ovvio; ma se sono a tiro mi chiedono a bruciapelo: "Ma senti, com’è che stai qua? Che evento traumatico c’è stato?". Oppure: "Ma non ti dài da fare? Ma non ti sbatti?". Non ho capìto, sinceramente, se è perché sono stufi di vedermi, o intravedermi, o se ormai ho assunto un colorito-pannello, che m’intona alle pareti dei container, e mi rende piu’ avvicinabile, anzi, ormai praticamente cosa loro. Soprattutto vien fuori questo problema: quello della mia ‘storia’ personale, vale a dire di tutto quel complesso di concause che mi ha condotto qui, cioè, cioè a questa situazione. Ma non potevate chiedermelo un anno fa? (Seguono motivazioni, e anche pretesti e scuse mendicatissime).

Io scrivo di quello che mi succede, essenzialmente perché — me ne sono accorto ormai da qualche tempo — nella vita ogni altra cosa sarebbe come morire. Certo, le mie sono condizioni lamentabili; ma come far capire che scrivo, e che non mi sto lamentando? Forse è impossibile. Siamo tutti condannati al contenutismo — anch’io, anzi, io per primo. Forse è inutile, quindi, andar cercando un modo ‘diverso’ di proporre le cose. Chi vuole intenderli come lamenti e sfoghi, continuerà a leggere nei miei scritti lamenti e sfoghi.

Certo, non sto ‘usando’ le mie condizioni come cosa su cui si agisce in corpore vili: non suono una melodia qualunque sul mio immortale strumento. Io sento, ovviamente, le mie condizioni attuali. Ma se proprio dobbiamo essere precisi, io non mi sento molto lacrimevole, quanto risentito, pieno di rabbia e di rancore. Me l’hanno detto, proprio ieri sera: "Tu ce l’hai col mondo, devi guardare a te". Guardare a sé è sicuramente piu’ pratico, e quindi piu’ costruttivo. Ma se veramente l’avessi pagata, la stessi pagando, troppo cara? In fondo, che cos’ho fatto di male, nella vita? E’ poi oggettivo che le brave persone che mi sfiorano tutti i giorni per le vie tengono la faccia di cazzo. Non sono piu’ brave di me, sono solo piu’ cattive. Purtroppo per me, devo ancora imparare molte, molte cose.

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