LXXV. Epigrafi del cimitero monumentale di Torino.

19 Ott

LXXV. Non è colpa mia se mi ritrovo a continuare questo trend sepolcrale.  La mia prima, e finora unica, visita al Cimitero monumentale di Torino risale a domenica scorsa. L’ispirazione me n’è venuta, anche, dalla lettura di un vecchio volumetto di epigrafi della Hoepli/Cisalpino-Goliardica di Adolfo Padovan, Epigrafia italiana moderna, Milano [1913] 1981. Vi sono raccolte epigrafi di Giordani, Leopardi, Pascoli, e poi di varii professionisti del ramo, tra cui non ispregevoli un Leoni e lo stesso Padovan. Memore anche di un "millelire" compilato da Bruno Gambarotta (Colpito in fronte da nemica palla), raccolta forzosamente succinta ma molto saporosa, benché corredata da un’introduzione abbastanza inutile (oltreché rivelatrice della difettosa sapienza dell’autore, che dà un’incresciosa interpretazione del latinismo "pangente", forse immemore dell’inno latino che a tutt’oggi dovrebbe essere noto, e che contiene, appunto, un ‘pange’), mi sono immerso — anche non sapendo che farmi di una giornata così tediosamente vuota di tutto — in questa maestosa fiera in cui il cattivo gusto urla in silenzio. Difficilissimo, se non impossibile, commuoversi o aprirsi a pensieri panici, in un cimitero monumentale. L’horror vacui trionfante, e il grottesco, rendono impossibile (credo del tutto volontariamente) qualunque sublimità. Ho raccolto un parco numero di epigrafi, alcune pittoresche, altre perplettenti e forse involontariamente rivelatrici di alcunché della vita di chi le dettò. Devo dire che dei due modi di registrare le attrattive di un camposanto, quella che passa per via d’iscritto è la meno foriera di meraviglie; questo anche se il Cimitero monumentale di Torino, per quanto riguarda la parte vecchia, non avesse le spiccate qualità scenografiche che di fatto ha. Non ho descritto nessuna tomba, a parte la piccola tomba Occella: "E’ un piccolo cumulo di sassi sormontato da una pianta foltissima, ricca di infiorescenze assediate da centinaia di api: il ronzio sembra il mormorio di un ruscello".

N° 272

PIANTICELLA D’AROMI ANZI TEMPO SUCCISA
MORIVA A’ 20 GIUGNO 185?
MARIO PALLIO DI RINCO
FIGLIA DEL CONTE OTTAVIO
E DI ADELE SALLIER DELLA TORRE
D’ANNI 11 MESI 11 GIORNI 20
GESU’ CRISTO
AMICO DE’ FANCIULLI E SPOSO DELLE ANIME INNOCENTI
VENNE A LEI LA PRIMA VOLTA NELL’EUCARISTIA
E MANDO’ UN PONTEFICE
A CONFERMARLA NE’ DONI DELLO SPIRITO SANTO
GIA’ VICINA A DARE L’ADDIO ALLA TERRA
COSI’ NUDRITA ED AVVALORATA DE’ CELESTI CARISMI
CORSE AD ABBRACCIARLO NEL PARADISO
O ANGIOLETTA
DI LASSU’ DOVE CO’ SERAFINI LODI IL SIGNORE
VOLGI LO SGUARDO
SULLA MADRE SUI GENITORI SUL FRATELLO
CHE DELL’AFFANNO IN CUI LI LASCIASTI
PIGLIANO CONFORTO NELLA SPERANZA DI RIVEDERTI IN CIELO

N° 271

A
GIUSEPPINA CALCAGNO
WON FRISCHER
NATA A LEMBERG IL 24 AGOSTO 1832
MORTA A TORINO IL 22 GENNAIO 1867

IN TERRA STRANIERA VIVESTI O TIEPINKA
NE’ IL REGNO BEATO DEGLI ANGELI E’ QUI
LE VERGINI STELLE GIS’ SON TUA DIMORA
GIA’ ON TUA DELIZIA GLI ETERNI GIARDIN
LA’ DURA LA ROSA CHE IL SERTO T’INFIORA
LA’ IL SOL NON TRAMONTA CHE E’ SEMPRE MATTIN
LA’ GODI LA PACE CHE IL CIELO MI TOLSE
LA’ IL PREMIO RICEVI ALL’AMORE ALLA FE’
DAL FULGIDO TRONO CHE OR ORA T’ACCOLSE
TU PREGA L’ETERNO PEI FIGLI PER ME.
PAOLO.

N° 194

LA VEDOVA ED IL FIGLIO
RIUNITI NEL PIANTO E NELLE MEMORIE
COMPOSERO IN QUESTO AVELLO
LE CARE E VENERATE SPOGLIE
DELL’ ING.RE COMM.RE GIOVANNI MARSANO
NATO A GENOVA IL 24 GIUGNO 1807
MORTO IN TORINO ADDI’ 10 DICEMBRE 1876
————–
RELIGIOSO SENZA OSTENTAZIONE
CONGIUNSE A RETTITUDINE ANTICA
DOTTRINA VARIA PROFONDA
AMOR SCHIETTO DI CIVILE PROGRESSO
COSTUMI SEMPLICI AUSTERI
NEGLI UFFICI CUI RESSE INFATICABILE
DI ISPETTORE NEL GENIO CIVILE DEPUTATO AL PARLAMENTO
SEGRETARIO GENERALE AI LAVORI PUBBLICI
NON SEPPE MORDERLO L’INVIDIA
NE’ GLI SCEMO’ FAMA L’OPERA SUA.

N° 60

SEPOLCRO
DI CECILIA CAMPOGRANDE
VEDOVA DI SIMEONE STELLA
MORTA NOVI LUSTRE IN TORINO
AI VII DI APRILE MDCCCXLV
——-
O CARA MADRE
DI CHE LACRIME BAGNERA’ QUESTO SASSO
IL TUO FIGLIUOLO GIUSEPPE
A CUI COL SENNO E COL CUORE
FACESTI ONOREVOLE QUELLA VITA
CHE ORA PER LA TUA MORTE
GLI CORRERA’ SCONSOLATA.

N° 124

TERRIBIL COLPO D’APOPLESSIA IMPROVVISO
RAPI’ ALL’AMORE DEI SUOI FIGLI
QUELLA PERLA D’OGNI BONTA’ A TUTTI NOTA
E DA TUTTI AMARAMENTE RIMPIANTA
CHE FU IL MARCHESE
CARLO VIVALDA DI CASTELLINO!
IL DI’ NEFASTO DEL SUO DECESSO IX GENNAIO MCMVI
FIGURERA’ TRA I PIU’ SGRAZIATI
NEL MAUSOLEO DI FAMIGLIA
EGLI FU SEMPRE UN MODELLO DI PIETA’
ESEMPLARE IN FATTO DI RELIGIONE
FU OGNORA INSIGNE BENEFATTORE DEI BISOGNOSI
E PADRE AMOROSISSIMO DEI POVERI
PER QUESTA SUA BONTA’ INEFFABILE
E’ ORA RIMPIANTO DA OGNUNO CHE LO CONOBBE
ED E’ SPERABILE CHE DAL SIGNORE
NE AVRA’ GIA’ RICEVUTO IL PREMIO DEI BEATI.
R.I.P.

N° 22.

ORAZIO CASSINIS
REGIO NOTAJO
NATO IN MESSERANO IL XV. SETTEMBRE MDCCLXXVII
MORTO IN TORINO IL XXI. FEBBRAJO  MDCCCLI.
————————
……PROIBISCO OGNI ISCRIZIONE MORTUARIA
"SUL MIO SEPOLCRO O MONUMENTO QUA-
"LUNQUE, BASTANDOMI QUELLA CHE HO
"COSCIENZA D’AVER STAMPATO NELL’
"ANIMO RICONOSCENTE DEI MIEI CARI FI-
"GLI MEDIANTE LE LUNGHE ED AFFETUO-
"SE [sic] CURE SOSTENUTE A LORO COMUNE
VANTAGGIO.
ART. 1.° DEL SUO TESTAMENTO

(Su monumento sormontato da busto).

N° 13.

QUI LA VENERANDA SPOGLIA
DI DOMENICA CAVORETTO CUNEESE
VEDOVA DI GIO. BATTA MOLINERI
DONNA DI AFFETTI E COSTUMI INNOCENTI
D’INTEMERATA ED OPEROSA VITA
GIA’ PRESSO AI NOVANT’ANNI
ROBUSTA ANCOR E GIOVANIL LA CHIOMA
STANCA PERO’ DEL TRIBOLATO ESILIO
L’ANIMA ANELANTE A LA MAGION DEL GAUDIO
QUAL VISSE IN FAR FERVENTE PREGO A DIO
TAL LIETA A LUI, PREGANDO, SPIEGO’ IL VOLO
ADDI’ XXVI FEBBRAJO MDCCCLV
—————
OH ANGIOL DEL CIEL! MIA SOSPIRATA MADRE!
QUI FRA DUE TOMBE IL VEDOVATO FIGLIO
L’OPRE PIETOSE E ‘L COR DIVIDE OGNORA
QUEST’OSSEQUIO D’AMOR TUTTO VI DICA…
VOI GIA’ BEATA INSIEM CON ROSALIA
DEH! IN SANTA GARA TRA CONSORTE E MADRE
BENEDICENDO A ME TERGETE IL PIANTO
SICCHE’ FRANCATO DA MORTAL PERIGLIO
GIUNGA A FRUIR INSIEM L’ETERNA PACE.

NOTAJO E CAUSIDICO G. MOLINERI.

N° 164


AQUI JAZEM OS RESTOS
DO INNOCENTE
FLORIANO MARIA GONSALVES DE MAGALHAENS
NASCEO
EM 15DE AGOSTO 1852
SUA ALMA SUBIO AO CEO
EM 6 DE FEVEREIRO DE 1857
————-
MELHOR ESTAS NO CEO DONDE BAIXASTE
PARA DAR A TEUS PAIS FUGAZ VENTURA
AI DE NOS, ANJO MEU, QUE NOS DEIXASTE
CHORANDO NESTE VALLE DE AMARGURA.

N° 229.

NOBILE LIVIO CIBRARIO
N. IX FEBBRAIO 1876 IN TORINO
M. XII AGOSTO 1898 IN USSEGLIO

FORME VENUSTE TEMPRATE DA FORTI LUDI
ALTA MENTE
A PAZIENTE DIUTURNO LAVORO ASSUETA
PASSIONE DEL BELLO DEL BUONO DEL GRANDE
CHE PROROMPEVA IN VERSI ELETTISSIMI
AFFETTI SANTI COSTUMI ILLIBATI
SPERANZE DI BENE ALLA PATRIA
DI ONORE AL NOME DEI SUOI PADRI
SPERANZE
CHE GIA’ DA FIORI DIVENIVANO FRUTTI
TUTTO TUTTO
SPARI’ ADDI’ XII DI AGOSTO 1898
NELLA TERRA AVITA D’USSEGLIO
TRA I GHIACCI ETERNI DELL’ALPE
QUANDO LA SUA GIOVANE VITA
FU INFRANTA
RESTERANNO IMPERITURI
L’INFINITA TENEREZZA DEI GENITORI
L’AFFETTO DEI GERMANI DEI PARENTI DEGLI AMICI
L’ESEMPIO DELLE SUE VIRTU’
—————-
SIA FATTA LA VOLONTA’ DI DIO!

**************************************

"… Un cimitero è un teatro, e a teatro si sfoggia. Chiaramente, sfoggia chi può, chi non può sincopizza. E’ sconcertante vedere le tombe monumentali ottocentesche, non solo per la loro teatralità, ma per il protagonismo dell’afflitto rispetto al caro estinto: allo scultore è stato di rado commissionato il ritratto del morto; il piu’ delle volte ad essere ritratto/a è il/la consorte che piange il morto in pose plastiche d’enfasi marchiana, plateale. C’è u filo diretto tra la teatralità di queste sepolture e la macignosa capricciosità delle vecchie case nello stile dei padri fondatori; sembrano passati i secoli dei secoli, e invece or non è molto i ricchi e i dotti vivevano recitando ogni minuto della propria vita. Oggi recitare è fingere senza mostrare l’artificio; allora tutto doveva olire di lucerna, parere atteggiato, studiato. Nessuno trovava intollerabilmente volgare o imbarazzante, come medico chirurgo o docente universitario, farsi ritrarre il vesti neoclassiche nell’atto di sollevare la cortina di un baldacchino, mostrando la vecchia madre moribonda o morta. L’enfasi lacerante delle epigrafi, che designa eroi e martiri e genii in quasi tutti i sepolti, denota la singolare crisi di valori di quella societàche non aveva un’idea troppo precisa di tutto ciò che è giusto e vero, ma di fatto ne era perdutamente innamorata. Al fondo, in quel fondo dove dovrebbe rinvenirsi la verità, c’è una spregiudicatezza, una sordità sentimentale assolute: quasi che l’ardimento dell’esibizione originasse non da esuberanza, ma dalla propria stessa incapacità di strapparsi alcunché di sincero dal cuore abusato, condizione terminale profondamente non voluta, non accettata — e questa è ancora una giovinezza mancata, una delle fondamentali persistenze dell’altra ‘maniera grassa’, quella barocca, nel Romanticismo".

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: