Archivio | 12:05

LXXI. In segno di pace

13 Ott

LXXI. In segno di pace, linkerei la Sirenetta e la contessa Sparacazzi.

Posso?

Pace a parte, linkerei anche thursday. Tanto siete le sole che vengono qui.

(Solo donne, tra l’altro).

LXX. Il punto.

13 Ott

LXX. Premetto che non è mia intenzione né cacciare né trattenere a viva forza nessuno. Non ne ho, in fondo, nemmeno la possibilità. Posso solo dispiacermi se la Sirenetta se ne va, ovvio.

Facciamo un po’ il punto? Sotto il penultimo mio post c’è questo commento della Sirenetta:

"boh, secondo me ‘sta vita fa schifo da qualunque punto di vista tu la guardi, e le illusioni c’è chi ha smesso di farsele anche se si trova nella cosiddetta "vita normale"… e per quel poco che posso sapere del tuo modo di vivere attuale, immagino che anche da lì, da "quel lato" ci sia qualcuno che le illusioni continua a farsele… no?"

Un post come questo, che non differisce da quelli precedenti (posso anche copincollarli, ma perdo altro tempo, e ne ho sempre poco), non dice che la vita fa schifo concordemente a quello che ho detto io. Dice che quello che vivo io sostanzialmente equivale a quello che vivono (tutti gli?) altri. Che — inferisco — è inutile parlarne.

1. Se la mia vita fa schifo come quella di chiunque altro, voglio far cambio con chi dico io. Chi dico io non dovrebbe aver problemi, date le premesse. Io men che meno.

2. Circa l’inutilità, è vero: è inutile scrivere, vivere e tenere blog. Ciò detto, ci sono indubbiamente blog piu’ divertenti e attraenti (secondo i gusti, ovvio), ma io non so far niente di simile. Essenzialmente perché non me ne frega proprio una cippa di minchia.

***

Io, nella mia smisurata presunzione, cerco semplicemente di testimoniare qualcosa. Non è stato possibile, finora, per vari motivi. Essenzialmente perché, da subito, sono stato centrato da messaggi, diretti od obliqui, che tendevano a scoraggiarmene. Benché la mia parola non valga piu’ nulla. Quanto mi è venuto fatto di riuscire a scrivere sulla mia vita attuale può essere svalutato in vari modi, ciascuno rappresentato dalle formule canoniche:

1. "Tu ti lamenti troppo e non fai un cazzo".

2. "Tu stai troppo a guardare".

3. "Tu guardi troppo a quello che non va negli altri e non guardi a te".

4. "Sapessi con che cosa combatto io, tutti i giorni" / "Quello che passi tu lo passano tutti, che ti credi", &c.

5. "Siamo tutti uguali" / "Paghiamo tutti gli stessi prezzi" / "Pensa se fossi nel Kossovo", &c.

Tutti argomenti che, utilizzati come criterio censorio, porterebbero alla cancellazione del 201% di tutto quello che è stato scritto dall’inizio della storia del mondo — almeno tutto quello che va sotto il nome di ‘letteratura’.

Non so se il problema sia con me o con la letteratura in sé; e francamente non m’interessa.

Né m’interessa accusare la Sirenetta di aver pensato o detto, piu’ o meno chiaramente, una o due o tre di queste cose, o tutte. Ma potrebbe esserci qualche remora culturale, da parte sua (o magari da parte mia, non è mai detto).

Dico solo che continuo a percepire un po’ di ‘freno’. E che sono molto lontano (molto) dall’aver detto la millesima parte di quello che riterrei necessario dire sulla situazione che sto vivendo.

Vado avanti come penso sia giusto.