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LXIX. A miracol mostrare.

12 Ott

LXIX. Ormai è un po’ di volte che mi càpita di leggere un commento di LaSirenetta che dice: "Ah, vabbè, ma questo succede anche a me". Ah, vabbè, ma se è per quello la blogsfera è piena di gente che tiene le corna, il mal di stomaco, alla capa, che non cià una lira — dovrei dire, io, per esempio (corna a parte, è solo una delle 2328438546363 cose che mi mancano, anche se non posso dire di rimpiangerle): "Ah, vabbè, ma se è per quello anch’io ho male a un occhio, ho i debiti, ho la tosse, mi rompo a far la fila, mi manca il mio cane"?

Io mica posso chiedermi, prima di scrivere, quello che può interessare alla Sirenetta.

Alla Sirenetta, per quel che ne so, potrebbe non fregargliene niente, di quello che scrivo. Per quel che ne so io, non me ne frega niente nemmeno a me!!! Io, semplicemente, sto aspettando il momento dell’ispirazione. E’ colpa mia se tarda? O se latita proprio quando mi connetto?

Ho raccolto un sacchetto di fogliacci, tutte cose che ho scritto da quando sono a Torino, dal diario a qualunque altra cosa. Ho dato uno sguardo: la ferocia della mia stipsi, la mia fetente ingenerosità, la mia infernale aridità mi si sono catapultate sulla faccia con violenza inattesa. Ben mi sta. Temo che di quest’anno non rimarrà nulla, se non il ricordo perenne del mio disonore.