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LI. Ci siamo.

14 Set

LI. Non sto a raccontare la rava e la fava, non ne varrebbe la pena. L’incidente, banalissimo, che mi è occorso alla Nazionale, dove avevo accesso alla rete per un’ora al giorno (dio che tristezza), mi costringerebbe a ricorrere unicamente al piccì dell’Informacittà, dove l’attesa è lunghissima, e ho accesso alla rete solo per mezz’ora al dì, ciò che, francamente, mi sembra un po’ troppo chiedermi.

Sta di fatto che ieri verso mezzogiorno, una strana individua (abbastanza assidua alla Nazionale, d’altra parte come me) dall’aspetto vistosamente lesbico, di cui mi dispiace sinceramente non poter fare il nome, ha creduto di intendere da parte mia la frase (a lei diretta, è ovvio) "Ti auguro di morire di cancro". Io non so com’è, ma questa frase (che non ho pronunciato, peraltro non avendone nessun motivo) mi ricorda tanto tanto qualcosa — e credo ricorderà qualcosa anche ad altri. Sta di fatto che un suo amico, inferocito e tremebondo, s’è fatto carico di difenderla presso di me, con conseguenze non gravi al momento, ma suscettibili di aggravamento in futuro. Nonostante la mia evidente incazzatura, la lesbica ha tenuto duro con l’aria di chi ha ragione comunque, e soprattutto rifiutandosi di dare spiegazioni della sua stravagante (?) macchinazione. Il suo amico aveva intenzione di discuterne con il direttore, evidentemente in vista di un mio allontanamento dalla Biblioteca — meglio non aspettare che ci pensino loro.

Stavolta DEVO dar retta alla voce dell’istinto, piu’ che a quella del diritto. Mi dispiace molto, alla Nazionale ci sono dei testi che mi occorrono per una cosa che sto scrivendo; dovessi riuscire nell’impresa in altro modo, metterò i nomi della lesbica e del suo amichetto rachitico tra i ringraziamenti. L’istinto (e il mio è di quelli che mai non fallano) mi dice infatti che è meglio non tornarci. Impossibile far valere eventuali propri diritti nella mia posizione: anche se hai ragione, il fatto che non hai un cencio di lavoro, né una casa non è esattamente un buon biglietto da visita — insomma, hai torto comunque. E lo sa chi mi ha ficcato in questa situazione (salvo dichiararmi ultimamente che sapeva che era impossibile per me, come per chiunque in questo stato, tirarsi su’), e, nonostante la cosa mi scocci (ma che cosa conta la mia scocciatura? cretino io che scrivo) passa, addirittura, a ‘leggere qua e là’ — parole sue — ma non mi aveva detto che la mia scrittura non le era mai interessata?

Cazzi suoi, comunque. Va bon, ragazzi, non so a chi e come e perché e a quanti possa interessare, ma io chiudo qui: proprio non è il periodo giusto per dedicarsi agli svaghi.

Chissà, magari ci si risente.

Ciao a tutti! (per enne — eh, lo so! :-D)

d.