Archivio | 14:39

XXXVI. Iannozzi e il Bruno.

30 Ago

[Importante: Il pezzo che segue contiene delle citazioni dal profilo biografico di kinglear/Iannozzi, che si trova qui:

http://biogiannozzi.splinder.com/1093725279#2804333.

Spero di non aver infranto nessuna legge, o regolamento interno. Nel caso, kinglear/Iannozzi mi dica, e io cancellerò sùbito]

Qui dalla biblioteca –br–non sono in grado di seguire buona parte dei link: pigio, e non mi viene fuori niente. Sicché, stavolta, ho copiato il link, pieno di numeri, della biografia di Iannozzi, che è un aggiornamento di quella del 2002 che si trova ancora, da qualche parte, in rete. Ricordo, a suo tempo, di averla letta — quella attuale, dicevo, è un aggiornamento. Quindi non è del tutto vero che Iannozzi è altra cosa da quello che è oggi (come Iannozzi stesso ha dichiarato), avendo una versione aggiornata sempre qualcosa in comune con la versione datata. E che Iannozzi non sia diverso da quello che era (qualunqu’uomo fosse l’in parte altr’uom da quel che è) mi consola. E questa consolazione che provo è l’ennesima cosa che provo e non mi spiego, o una di quelle cose di cui Miss Lucia soleva dire che "si sente e non si dice". Le attività di Iannozzi (che dovrebbero proseguire, anche, in senso professionale su http://www.newshakespeare.altervista.org, ancora in fase di costruzione — a quel che vedo, un print on demand) sono molteplici e disparate, e il suo blog è smisurato, tanto da richiedermi (col concorso non indifferente della non pronunciata attitudine alla sintesi dello scrittore) un po’ di tempo, tra lettura e assimilazione.

Dopo aver dato conto delle sue attività di giornalista, Iannozzi registra: 

  "Nel 1994 ha pubblicato per i tipi Editrice Nuovi Autori il romanzo “Amanti nel buio di una stanza”."

Questo m’interessa; sarebbe un modo per cominciare a capirci qualcosa senza cadere nella rete distraente dei rimandi del suo blog (anche come fruitore non riesco ad essere allo stato dell’arte). Chissà se e dove si trova: lo cercherò, quasi indefessamente.

(Seguono i moltissimi autori che ama e considera tra i propri fondamentali; proclama la propria avversione a pregiudizi e la propria sfiducia nella politica; seguono i suoi gusti in fatto di musica).

 "Non si sa con certezza quanti libri abbia letto e consumato: la leggenda vuole che siano un numero spropositato, forse diecimila, ma c’è chi dice che ne abbia digeriti molti di più, forse addirittura quindicimila".

Non so chi propali questa leggenda — in fondo le leggende sono sempre un fatto collettivo, e racchiudono un germe di verità. Vero è che sulle cifre (dalle dimensioni dell’Arca alle navi achee al colosso di Rodi) tendono o a strafare o a rappiccinire, ma qualcosa di vero c’è sempre. Invidiabile, comunque.

(Segue ragguagliando circa la propria arroganza, sul fatto di essere uno stronzo, del tipo [in particolare] "pezzo di merda", della specie [nel dettaglio] di quelle "che non galleggiano"; è ateo; è un intervistatore incallito; è un forte bevitore di birra).

 "E’ un fumatore, ma per gusto e non per vizio. Farebbe volentieri a meno delle sigarette ma non della penna che usa per scrivere".

Invidiabile 2. Io, se resto senza sigarette, lascio la penna e corro a chiederne in giro (ho letto da qualche parte espressioni infastidite sui poeti che aprono troppo fiduciosamente agl’intendenti curiosi il giardino segreto della loro intimità. Non è che faccio male? [Sarà mica l’ora di "nascondere la propria vita ed espandere l’anima", qualunque cosa ciò voglia dire?].

(E’ logorroico; istintivo; odia le ingiustizie; è un tiranno; webzine, &c. E poi:)

"I suoi progetti futuri in campo editoriale: scrivere un romanzo di meta-fantascienza umanistica che abbia come protagonista un Giordano Bruno filosofo del futuro…

Si vocifera che… In futuro, forse si saprà!"

Ho messo anche questo si vocifera, nella citazione, dal momento che potrebbe riferirsi anche a quest’idea. Di recente (in pratica ieri) sono stato centrato da una strampalata proposta editorial-amatoriale, che non riguardava me per primo ma mi ha sfiorato di sguincio; e che tuttavia è stata sufficiente a farmi capire quanta sotterranea avversione covi in me (sotterranea, sì, ma quanta!) nei confronti dei progetti, mi riferisco a quelli scrittorii ,fondati su vaghe impressioni, su remote assonanze, se non da una schietta e decisa e pura e semplicissima noia — madre di molti devanei sciapitamente inconsulti. Per tutto quello che (chiedo scusa se insisto, ma come definire con netta chiarezza, al primo colpo, quello che di per sé è di dubbia consistenza?) reca con sé quel tanto in più di virtuale (si potrà dire?) rispetto a tutto quello che consideriamo — in qualche modo — necessario, fondato; vale a dire tutto quello che in superficie può presentare tutta la variegata attrattiva di questo mondo, ma di fatto, quando ci scivola via dalle mani, è come se non fosse mai esistito.

Sicché, incontrando questo "soggetto", cioè questa frase da cui può discendere tutto un mondo di conseguenze, mi sono (probabilmente più del dovuto) sentito sùbito svegliare qualcosa dentro — espressione forse troppo marcata. [[Molto a parte. Non ho mai dedicato una riga ‘mia’, cioè ‘d’invenzione’ al Bruno, che pure ho letto, forse integralmente. Di più: l’ho riletto, secondo un’ottica un po’ meno immatura della prima volta, e con minore disorientamento, a partire dalla versione dei testi sulla magia e le ligature a cura di Parinetto, autore anche di una magnifica, illuminante introduzione (ed. Mimesis, se non sbaglio, la stessa del Picatrix per cui qualche contemporaneo ha qualche per me inspiegabile affetto), che mi accompagna tuttora. Fine dell’a parte]]. La curiosità, se non altro, di sapere quale séguito può aver avuto, se pure ha avuto, questo progetto; se esso sia uno di quei progetti che si accarezzano una vita, senza mai poterli, nonché condurre in porto, nemmeno affrontare, o se, invece, sia oggetto di cure concrete da parte tua. Se sia stato accantonato, nel frattempo, e, se sì, se a tempo determinato o indeterminato o in eterno. So alla perfezione che non a tutti piace parlare delle cose proprie, specie se si tratta di fragili embrioni come possono essere i progetti (tanto più fragili quando sono annunciati, peraltro), ma ne hai fatto qualcosa? O pensi di farne qualcosa? (Trovo l’idea di dedicarsi al Bruno, pur con tutto quello che gli è stato dedicato — tutto in sé poco affascinante, devo ammettere, limitandomi [è ovvio] a quello che ho letto finora — troppo affascinante).