XXXV. Scheda: buddismo per principianti.

25 Ago

XXXV. FELICITA’ IN QUESTO MONDO. Un percorso alla scoperta del Buddismo e della Soka Gakkai. Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Roma luglio 2001. Pp. 96.

Si tratta di un testo diviso in 22 brevi capitoli, propedeutico e divulgativo, sul buddismo. Benissimo scritto, espone con molta semplicità e chiarezza i principii imprescindibili dell’organizzazione e del pensiero buddisti. La Soka Gakkai è un’organizzazione laica, antagonista (per un lungo periodo, in Giappone) del clero buddista tradizionalista, fondata tra il 1928 e il 1930 da Tennesaboro Makiguchi e Josei Toda, coordinata dal ’60 da Daisaku Ikeda,  che ne ha fatto un’organizzazione internazionale nel 1975; parte dell’ONU dal 1981, scomunicata dal clero nel 1991, in Italia è presente come movimento dalla metà dei Settanta, come organizzazione dal 1998, e dal 20 novembre 2000 è ufficializzata da un decreto del Presidente della repubblica.

E’ ispirata al pensiero del teorico giapponese Nichiren Daishonin, fiorito dalla metà del sec. XIII dell’E.V. Il buddismo nasce come dottrina morale, cioè come una filosofia; ma è, per noi, una religione, che tuttavia non è incentrata sull’Ente superiore immaginario bensì sull’uomo — in particolare sulle sofferenze dell’uomo. E’ una religione perché ha un culto, e si prega.

La preghiera consiste quasi esattamente nel titolo del famoso Sutra del Loto nella prestigiosa traduzione in caratteri cinesi del 406 dell’E.V., scelto da Nichiren Daishonin come la formula piu’ adatta all’ufficio di preghiera; la formula è "Nam [sanscrito] myoho renge kyo". Ripetuta piu’ e piu’ volte, tutti i giorni, ha un effetto rivitalizzante. Il suo significato è "entrare in armonia con la Legge dell’Universo attraverso il suono", con una serie pressoché infinita, a quel che pare, di implicazioni.

Ci sono 10 condizioni in cui può trovarsi l’animo umano:

1. Inferno.

I tre veleni:

2. Avidità.

3. Animalità.

4. Collera.

Quindi altri due, dei più comuni:

5. Tranquillità.

6. Estasi.

Quindi i meno comuni:

7. Studio.

8. Illuminazione parziale.

9. Bodhisattva ["saggezza + coraggio"]

10. Buddità, che li supera e trascende tutti e nove.

Nella vita, ognuna di queste condizioni, denominata "mondo", non si presenta sola, ma può assumere una sfumatura diversa a seconda della compresenza di un altro stato o "mondo": ne conseguono 100 mondi, a loro volta ciascuno caratterizzato da 10 fattori, per un totale di 1000 mondi; che ascendono a 3000 allorquando li si consideri immersi nei tre ambienti dell’individuo, dei viventi in generale, delle creature insensate; questi 3000 mondi sono le 3000 condizioni in cui siamo immersi in ogni singolo momento della vita.

Il buddismo è poi fondato sul concetto di Karma (= "azione"), o destino, che non conduce al servo arbitrio, ma consiste in una tendenza generale che può essere mutata tramite l’esercizio costante. Ora, il buddismo è essenzialmente una filosofia morale e una scuola spirituale; quelli che insegna, latamente, si potrebbero interpretare come "esercizi spirituali". La natura seccamente razionalista di questa spiritualità è riflessa nel rigido schema (che può ricordare le ‘griglie’ sensistiche, in ambito tutt’affatto profano), tramite il quale si definiscono le funzioni della complessa macchina del sentire umano, con il notevole inferimento della compresenza costante di tutti i sentiri nel sentire del momento.

Il buddismo incentra tutta la sua teoria sul dolore umano, e indirizza tutta la sua azione al superamento di esso dolore, tramite la trasformazione di ogni condizione negativa in qualcosa di positivo, fino alla suprema illuminazione, la buddità.

Quello che caratterizza questa religiosità rispetto ad altre è il rifiuto dell’alienazione ascetica e il rifiuto del rifiuto delle pulsioni negative dell’animo umano. Una condizione irenica che tendiamo a considerare affatto orientale, mentre ha tentato a ripetizione anche l’occidente, e il cristianesimo — fino al molinismo della prima età moderna, base annosa su cui si sono sostanzialmente poggiate tutte le altre teorie passivizzanti e antiemotive, di qualunque provenienza, dei pochi secoli seguenti. Alla base di tutto il percorso — anzi, anima e scansione di tutto il percorso, è la recitazione del titolo del Sutra del Loto.

Gli estensori del libretto si preoccupano di prevenire le perplessità e le contestazioni circa apparenti schematismi e semplificazioni (il libretto si immagina stilato da un esperto che ricorda le prime riunioni della Soka Gakkai a cui ha partecipato, mettendosi dal punto di vista del neofito). In realtà, tanta semplicità procederebbe da una lunghissima elaborazione; quei semplici principi, quelle semplici ritualità non sono un’approssimazione, ma un distillato.

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