XXXIV. GT 2 (postilla)

24 Ago

XXXIV. Mi è venuto naturale andare su google e cercare "Gino Tasca". Sono uscite diverse pagine, che testimoniano dell’intensa presenza in Rete di GT negli ultimi tempi, da poco prima della creazione del suo blog in poi. Un tratto riconoscibile del suo carattere scrittorio è sempre stata, soprattutto nelle prosette critiche o di commento, il ricorso piuttosto generoso alle citazioni; non solo letterarie, ma anche musicali, soprattutto operatiche.

[Ritengo avesse buon gusto; scrisse anche una cosa sulla Callas, sua beniamina, che mi lasciò molto perplesso, una volta; prendendo a esempio il suo "In mia man alfin tu sei", notò che tendeva ad allargare le vocali fin quasi al parlato, sicché il testo era perfettamente intelligibile, ma soprattutto scolpito. E’ vero che l’ "In mia man alfin tu sei" della Callas è scolpito, ma GT generalizzava, dicendo che la Callas faceva sempre così. Invece è noto il contrario: la Callas schiariva o scuriva le vocali (un artificio che volle indicare anche ai suoi stagisti alle lezioni alla Juilliard, 1970) fino, talvolta, a rendere difficilmente comprensibile il testo. In Medea, in particolare, dove il testo, un bruttissimo libretto di tale Hofmann, disturba seriamente lo splendore delle musiche di Cherubini e Lachner, inseriva, al top della tensione, delle curiose sequenze in ghisisaghese, puri suoni. L’imbarazzante, scolastico testo di "D’amore al dolce impero" (Armida di Rossini) è insouciamment pasticciato. Montale notò che la sua Maddalena di Coigny mancava (secondo lui era un demerito, secondo me no) proprio di quell’accento scolpito, "tribunizio", perfettamente ore rotundo, sembrava troppo nervoso e frastagliato — secondo lui "La mamma morta" avrebbe necessitato di essere rifusa "in un blocco unico" (ciò che è esattamente il contrario di quello che la Callas avrebbe comunque fatto). Tout se tient, mi pare].

Trovo, tra le prime cose, questo intervento, posto sotto una cosa di NazioneIndiana dedicata al noir e a uno scrittore che di nome si chiama Raul. Le prime parole di GT sono queste:

 gino tasca Says:

Ho avuto due sobbalzi – Monsieur Raoul (Raoul quand du Seigneur è una bellissima aria di Meyerbeer. Veramente splendida.)

 

GT non si serviva di zibaldoni e calepini, questo è piu’ che evidente; in effetti, qualunque contenuto erudito, appena gli entrava in testa, pareva diventare organico con tutto quanto l’aveva, nel tempo, preceduto. Di qui i numerosi errori. GT non aveva nessuna reazione violenta, quando glieli si faceva notare. Che desse ‘importanza ad altre cose’ è piu’ che scontato.

Raoul (de Nangis) è il tenore degli Ugonotti di Meyerbeer, campione del Grand-Opéra, ma non esiste, negli Ugonotti, nessun’aria con un titolo simile. Il quale invece dovrebbe essere "Rachel, quand du Seigneur", aria di Eléazar nell’Ebrea di Halévy, l’altro compositore ebreo di Grand-Opéra dell’Ottocento francese. Sia detto per inciso, l’aria non è nemmeno di Halévy, ma è stata scritta, caso piu’ unico che raro anche nella prassi ottocentesca, quando i cantanti sapevano ancora, volendo, comporre (la Malibran compose notturni per piano, &c.) dal tenore, Adolphe Nourrit, cantante raffinato e malinconico, una delle due colonne del tenorismo grandoperista insieme all’antagonista Gilbert Duprez (la rivalità col quale sembra essere parte dei motivi per cui si uccise gettandosi dal balcone di un albergo di Napoli). Tornando a bomba, Nourrit aveva bisogno di un’aria supplementare per la propria parte; Halévy e Scribe, affogati negli impegni, dovettero rifiutargliela, e Nourrit se la dovette scrivere da solo. E’ una delle arie meglio scritte del repertorio, e nonostante l’Ebrea non sia mai del tutto uscita dal repertorio, è l’unico brano popolare di tutta l’opera.

Azu, giorni (o settimane?) fa mi proponeva una serie di associazioni libere a partire dal nome "Victor Hugo". Che c’entra? Ma niente, solo che "Rachel quand du Seigneur" e Victor Hugo sono i protagonisti di un sogno che ho fatto tempo fa. Così ne scrivevo ad Angela: [segue]

[[Niente da fare: ho cercato quella mail ma non l’ho piu’. Parola torna indietro. Come non detto.]].

 

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