Archivio | 09:05

XXII. Ho letto un romanzo.

12 Lug

XXII. Non che abbia molto da dire. Ricordo che quando comparvero i Viscidors, ad "Avanzi", e sbavarono la Dandini, uno di loro chiese alla stessa se, adesso che ‘andava in vacanza’ (avevano infatti intenzione di farli chiudere, come in effetti poi fu), avrebbe ‘fatto la satira ai compagni di ombrellone’. In effetti il Viscidor aveva la sua viscida mezza ragione: un po’ di contenutismo non guasta. Nel senso: ho un diario, e prendo copiosi appunti, ma non mi sembra proprio il caso di trascrivere alcunché. E’ l’ora (per forza) di nascondere la propria vita ed espandere la propria anima — come un gommone, per chissà quali lidi.

Magari fosse un viaggio! Non bello e comodo, ma almeno avventuroso. Perciò mi distraggo con letture amene — cioè mi sottraggo alle letture-e-riletture che fanno il grosso della mia attività di poeta scioperato, e trascelgo qualche titolo, possibilmente fiko, dagli scaffali della biblioteca. Sperando di uscire dalla lettura con le orecchie rosse e un senso invincibile di irritazione. Non mi è successo nemmeno con questo libro fiko:

Joe R. Lansdale. RUMBLE TUMBLE ["R. T.", 1998]. Einaudi Stile Libero/Noir, Torino 2004. Trad. Alfredo Colitto. Pp. 251.

E’ un noir, appunto. Il titolo riprende un’espressione del nano delinquente Red, che così definisce una faccenda dannatamente intricata. Di grande intrico, poi, non se ne vede, dato che il romanzo è a trama lineare — e pure semplicina. Red e il suo collega Wilber, picchiatore ottuso, hanno lavorato fino a mo per il capo della malavita organizzata (traffico droga & donne) Big Jim [!]. Sono tuttavia finiti fuori dal giro a causa di un errore; scappando, hanno raccolto il grido di dolore di Tillie, giovine prostituta che sta trascorrendo un periodo di punizione in un orrido bordello al confine col Messico, dopo essere stata ospite per qualche tempo nel più quotato bordello di Oklahoma. I due delinquenti hanno bisogno di soldi, e in cambio di qualche cento dollari sono disposti a dire a Brett, sua madre, donna focosa (in molti sensi: a letto è ovviamente una bomba [ma non fa la mignotta]; ha i capelli color fiamma; ha dato fuoco alla testa del suo ex-marito), dove la ragazza si trovi. Brett è amata da Hap, il quale, dopo aver perso la casa in un ciclone, si è stabilito presso un reduce dal Vietnam, nero, gay e vagamente sadico, che si chiama ovviamente Leonard; vorrebbe stabilirsi da Brett (anche Leonard vorrebbe tanto che lo facesse, perché sporca e puzza), ma finora è solo un sogno. I tre si sbarazzano di Wilber e prendono praticamente come ostaggio, o guida obbligata, il nano; il quale li porta da suo fratello, che ovviamente è un gigante. Già delinquente e maestro di vita (in questo senso, quello delinquenziale) del fratello nano, si chiama Herman, e attualmente è un predicatore fallito; prima di tutto perché è protestante, mentre la popolazione nei dintorni, messicana, è tutta cattolica; ma soprattutto perché non crede in dio, e i rimorsi per i passati errori rimordono ancora. Anche per questo, più che per salvare il fratello (di cui si è sempre vergognato), accetta di riprendere i contatti con la vecchia banda, già potente, ora scassata, composta soprattutto da indiani, quella dei Bandito Supremes (mah). Uno di loro conduce la piccola masnada su un traballante aereo fino al bordellaccio in cui è confinata la povera Tillie. Fanno una carneficina e liberano la donzella (non pulzella, ma sempre donzella). Ritornando allo hangar, trovano Big Jim decisamente alterato. Il quale stabilisce che il finale della partita sarà deciso da un jugement de dieu, vale a dire da una singolar tenzone tra Hap e Wilber. Hap ovviamente vince. Segue breve sparatoria, durante la quale, tra gli altri, muore anche Red. Big Jim lascia andare il quartetto in cambio di una modesta cifra di denaro a titolo di risarcimento. I quattro tornano a casa: Hap sempre da Leonard, e Brett indaffaratissima dietro Tillie, la quale segue la sua vocazione di prostituta. La possibilità di stabilirsi finalmente da Brett sfuma ancora per il deluso Hap.

La trama (si vede benissimo) è una coglionata. E’ scritto sciattamente, con battute stiracchiate (e anche un po’ copiazzate). E’ anacronistico e fiacco, sdato e inutile. Non aiuta la versione, evidentemente pochissimo ispirata (e ti credo). Equivale alla mediocre sceneggiatura di un mediocrissimo film per la televisione.