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	<title>anfiosso &#187; Uncategorized</title>
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	<description>Questo blog appartiene a un cefalocordato, che scrive. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto talvolta è aggiornato, ma senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001. Questo blog è l&#039;unica pagina della rete in cui compaja la parola IMBROBITOSO (verificare con gùgol).</description>
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		<title>anfiosso &#187; Uncategorized</title>
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		<title>358. Endecasillabi.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 11:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[endecasillabi]]></category>
		<category><![CDATA[palasciano]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Palasciano s&#8217;è scatenata una polemicuzza su un componimento d&#8217;occasione dell&#8217;owner; un anonimo ha sostenuto (si veda qui quale e chente sia il componimento, e che cosa si dice nel commenti): a) che la sinalefe che farebbe quattro sillabe delle teoriche cinque di &#8220;è affettata&#8221; è illecita, anzi &#8220;orrenda&#8221;, al che non saprei che rispondere, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=1004&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da <a href="http://www.palasciania.splinder.com">Palasciano </a>s&#8217;è scatenata una polemicuzza su un componimento d&#8217;occasione dell&#8217;owner; un anonimo ha sostenuto (si veda <a href="http://palasciania.splinder.com/post/19629554/SUI+POETI+PSEUD%C3%92PTERI+%28EPIGRA">qui </a>quale e chente sia il componimento, e che cosa si dice nel commenti): a) che la sinalefe che farebbe quattro sillabe delle teoriche cinque di &#8220;è affettata&#8221; è illecita, anzi &#8220;orrenda&#8221;, al che non saprei che rispondere, se non che, nel parlato, mi sembra che la copula finisca sempre, naturalmente, in sinalefe con quanto segue, e che non ci ho mai trovato nulla di particolarmente ripugnante;  b) che, e questa è la cosa che mi è parsa più strana, gli endecasillabi con accento forte in iii posizione contraddicono alla metrica classica.</p>
<p>A parte il fatto che per &#8220;metrica classica&#8221; io ho presente quella greca e quella latina, e la definizione mi stride, trovo in genere queste discussioni di una penosità terrificante. Ma la pulce nell&#8217;orecchio l&#8217;anonimo me l&#8217;ha messa, nel senso che mi sono effettivamente chiesto non <em>se</em> &#8211; giacché so già, grazie al piffero, grazie a qualche vecchio manualetto, che l&#8217;endecasillabo con acc. in iii posizione non solo è dabile, ma ben attestato, e praticamente inevitabile (e poi, perché dovrebbe essere evitato lo sanno solo l&#8217;anonimo e l&#8217;imperscrutabile ente superiore che l&#8217;ispira) &#8211; bensì <em>quante</em> volte l&#8217;abbia usato Dante in un canto della <em>Comedia</em>.</p>
<p>Intendiamoci bene: Dante non è, quanto a musicalità del verso, tutt&#8217;oro macinato e perle strutte. Poteva ben darsi che i suoi endecasillabi con accento in iii posizione risultassero come sempre icasticissimi &amp; gagliardissimi, ma magari un filo troppo gotici per il molle gusto corrente. Nulla di tutto questo; tra gli endecasillabi con acc. in iii ce ne sono alcuni dei più musicali, evocatìvi e anche memorandi tra i versi del canto I (mi baso sulla cura del Sapegno, Ricciardi, Napoli):</p>
<p>1. I, 5: esta selva selvaggia e aspra e forte</p>
<p>2. I,15: che m&#8217;avea di paura il cor compunto</p>
<p>3. I,20: che nel lago del cor m&#8217;era durata</p>
<p>4. I,25: così l&#8217;animo mio, ch&#8217;ancor fuggiva [con cesura] *</p>
<p>5. I,33: che di pel maculato era coverta</p>
<p>6. I,41: sì ch&#8217;a bene sperar m&#8217;era cagione</p>
<p>7. I,44: ma non sì che paura non mi desse *</p>
<p>8. I,54: ch&#8217;io perdei la speranza de l&#8217;altezza</p>
<p>9. I,58: tal mi fece la bestia sanza pace</p>
<p>10. I,59: che, venendomi incontro, a poco a poco</p>
<p>11. I,63: che per lungo silenzio parea fioco</p>
<p>12. I,64: Quando vidi costui nel gran diserto</p>
<p>13. I,65: - Miserere di me &#8211; gridai a lui *</p>
<p>14. I,69: mantovani per patria ambedui</p>
<p>15. I,78: ch&#8217;è principio e cagion di tutta gioia?</p>
<p>16. I,79: &#8211; Oh, se&#8217; tu quel Virgilio e quella fonte *</p>
<p>17. I,82: O delli altri poeti onore e lume</p>
<p>18. I,84: che m&#8217;ha fatto cercar lo tuo volume</p>
<p>19. I,86: tu se&#8217; solo colui da cu&#8217; io tolsi</p>
<p>20. I,114: e trarrotti di qui per luogo etterno</p>
<p>21. I,129: oh felice colui cu&#8217;ivi elegge!</p>
<p>22. I,134: sì ch&#8217;io veggia la porta di san Pietro</p>
<p>23. I,135: e color cui tu fai cotanto mesti</p>
<p>Sono 23 versi (magari ne ho dimenticato qualcuno; uno eccedeva, e l&#8217;ho tolto) in cui l&#8217;acc. cade sulla iii; il canto in totale ne ha 136. Gli accenti forti dipenderanno anche da ragioni espressive: in &#8220;che m&#8217;avea di paura il cor compunto&#8221; non è il caso di segnarlo sulla iii &#8220;che m&#8217;avèa&#8230;&#8221;); ma in &#8220;esta sèlva selvaggia e aspra e forte&#8221;, dato il bisticcio, non è inopportuno. In &#8220;che per lùngo silenzio parea fioco&#8221;, può sottolineare l&#8217;agg.; ancòra più plausibile &#8220;tu sei sòlo colui da cui io tolsi&#8221; (&#8216;tu sei quel solo, quell&#8217;unico da cui, &amp;c.&#8217;); &#8220;o felìce colui cui ivi elegge!&#8221;, &amp;c. Ma, anche attenendomi ai soli 4 vv. in cui l&#8217;acc. forte in iii non ha alternative, mi sembra chiaro che non è affatto una rarità; e men che meno che possa ritenersi scorretto, o che laceri l&#8217;orecchio.</p>
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		<title>356. Porca paletta.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 12:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[casi della vita]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>

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		<description><![CDATA[Non che dia la testa al muro, intendiamoci: non me ne frega niente, ma sta di fatto che tutti quei miei foglietti, piccoli e pasticciati, finché rimangono così mi dànno noja. La cosa più importante, per me, era farli, ma mi scoccia lo stesso, perché il fatto di poter mettere tutto qua sopra, nel tempo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=993&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non che dia la testa al muro, intendiamoci: non me ne frega niente, ma sta di fatto che tutti quei miei foglietti, piccoli e pasticciati, finché rimangono così mi dànno noja. La cosa più importante, per me, era farli, ma mi scoccia lo stesso, perché il fatto di poter mettere tutto qua sopra, nel tempo, è diventata una specie di garanzia &#8211; tralasciando le cose più importanti &amp; redditizie che dovrei intanto fare con la macchinetta.</p>
<p>Comunque sia, alla peggio mi sarei sentito dire da <a href="http://www.lalucedimizar.splinder.com">alcor </a>che inciampa, o da qualche sconosciuto che tutto quello che scrivo, comprese queste cosucce, sono messe lì nel tentativo occulto di convincerlo di qualcosa.</p>
<p>Riprenderò appena sarò in grado di ricollegarmi alla corrente. Tante cose, tutte insieme, unitamente a tutto quello che m&#8217;è successo in precedenza &#8211; e non sono stati tutti incidenti, e anche questo ha la sua marcia importanza &#8211; m&#8217;indurrebbero a dirmi, novo Giobbe: Tutte a me, diocane. E invece mi rendo conto che sarebbe inutile, io non quievi, non dissimulavi, e nessun diocane mi ascolta, o sta lì a farsi dare la responsabilità per la mia dabbenaggine. Con tutti i problemi che dànno gli AspireOne, sono riuscito ad averne uno che non càpita praticamente mai &#8211; la rottura dell&#8217;accumulatore.</p>
<p>Avrei probabilmente fatto meglio a scrivere qualcosa di pianta, o a copiare, per quanto potevo, il già fatto; ma, come captain Gale tra i bloggeurs più disertati della rete, non potevo correre il rischio (che non c&#8217;era: ma sarebbe stato un tentativo, ovviamente, di evitarlo; e sarebbe stata hybris, allora sì apriti cielo) di perdere anche questa ennesima riprova.</p>
<p>Come state?</p>
<p>Io mi sono accorto, jeri, di star mangiando poco. Di tanto in tanto mi succede, ho dei cali energetici paurosi. Quello di jeri è stato il peggiore, sbandavo e sudavo freddo (siete almeno un po&#8217; impietositi?). Mentre aspettavo di far orario per andare a mendicare un frusto di pane alla porta di qualche chiesa intestata a san Ciula, o san Porco, mi sono distratto scrivendo quanto segue sul diario (un moleskine nero, assolutamente incongruente con la mia condizione, ma conto molto sul fatto che qui non si vede, ammenoché non ci metta una foto):</p>
<blockquote><p>Mercoledì, 29 settembre 2009. [...] 17.30, [...]. Mi sono fatto un giro, sono andato all&#8217;IG. Ho controrisposto a quel Galbiati che sostiene le posizioni di quello Halper, peraltro m&#8217;è venuta una fame tremenda, devo precipitarmi da soeur Tirolèse, ma comincio a correre solo tra un&#8217;oretta, o un attimo di meno. Un buco allo stomaco indicibile, oggi mi sono entusiasmato</p></blockquote>
<p>[<em>sic</em>!!]</p>
<blockquote><p>e questo mi brucia energie e cervello. Probabilmente non posso dfare di più, non lo so, che mangiare più abbondantemente, ma come faccio? Quello mi dànno. E&#8217; una situazione drammatica, dovrei garantirmi almeno un euro di pane al giorno, come riempitivo. Se chiudo gli occhj vedo tavole imbandite, scorgo bu-fè, spio carrelli  sovraccarichi di leccòrnie e bendiddii: mi si parano incontro leccarde di gnocchi alla romana, vassoj mi verdure ripiene, e scutelle di pasteasciutte coi broccoli, le amandole, &amp; l&#8217;aglietto, che tanto mi piacciono: mi attraggono lo sguardo famelico pani bianchi dalle morbide interiora e dal cròstolo abbrustiato, che mi convolvono di nebbioline candide quando li sparo, ché ne sussulta via la farina. M&#8217;incanto ad ammirare piatti di portata gravati da piramidi di polpette dall&#8217;interno di bianche patate; fagiolate intense in sughi bruni, e pomidoro succhiosotti a fette contornati di tropee affettate e riccioli d&#8217;aglio striturato, con vezzi verdi di basilico, e zucchine trifolate, che vedo chissà perché affogate nella panna, e ravioli in vapore, e rolate di pastasfoglia, cogli spinacj, &amp; l&#8217;uvetta. M&#8217;occhieggiano per il dipoi le mezzelune fritte e panciutelle con l&#8217;interno di marmellate acidule, e ciambelle marmorizzate in cui il cacao si sente appena; le peschenoci dal profumo penetrante, e le albicocche redolenti e pastose, dall&#8217;aroma rotondo dalla nota acutissima. Per ora avanzo la mano su&#8217; risi di chicco grasso e glutinoso, dove ogni grano è isolato dai sughi dall&#8217;aroma erboso delle verdure stir-fried, in pezzi piccoli, i peperoni versicolori, il pomodoro a tocchetti, un poco rondelline di sedano, le carote in granelli, e, chissà se ci va, l&#8217;aneto a tempestare il tutto con le minuscole dita. Poco, come si vede, di dolci, e niente di formaggio, anche se è solo deficienza dell&#8217;immaginazione se non pervengo a figurarmi i castelmagni che si destrutturano in granuli nel miele, i gorgonzoli sfatti, e le paste lattee, piene di sale &amp; di sapori, dei formaggj di monte dalla facies compatta, che ingrigisce appena a mano a mano che ci s&#8217;accosta con lo sguardo alla crosta. Mentre, se la moira assiste, dovrò tentare di riempirmi un angolo di stomaco con un frusto di pane gommoso come la pancia della monaca, quella bashtarda, e dentrovi due scagliette di pecorino mezzo saponificato, o la fontina al lattice degli ajuti CE, o qualche po&#8217; di grana dalla pasta fastidiosa, dalla consistenza rimponente, dagli armonici corrosìvi, dagli spessori occlusìvi, dagli effetti lesìvi. E poi, se sarò buono, la frittata di carciofi, specie di sughero abbrugiato sparso &amp; infilzato di filacce dure, sterpaglie ingrate, bagnato nella majonese lardosa, gelatinosa, che sa di muffa; o i peperoni in lacerti puzzolenti di fogna, che intridono e fanno cadere a pezzi imbibiti il pane &#8211; tipo &#8220;carota&#8221; &#8211; che tenta vanamente di tenerli insieme, e, proditorio, nasconderli quel tanto che basti alla vista; o le zucchine dall&#8217;alito pestilenziale, dalla consistenza di smegma caseificato, con note di ammoniaca e afrori di Po in piena, quando i tronchi e le sterpaglie si bloccano sui rinforzi del ponte Vittorio Emanuele, e rimangono a putrefare al sole malato.</p></blockquote>
<p>Il mantra ha funzionato: di lì a poco, poi, mi hanno dato due panini con la frittata, ma senza majonese, ed era buona, &amp; saporita; e due panini con le melanzane, buone &amp; fresche; e, da dentro uno scatolo, ho pescato tre pezze di pane con le patate, morbidi, che ho mangiato la sera.</p>
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		<title>354. Pausa forzata.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Interrompo la copiatura &#8211; veramente l&#8217;ho già interrotta jeri &#8211; perché al momento è un&#8217;inutile perdita di tempo, e rimando il tutto a dopo l&#8217;arrivo del cavo. Sono a buon punto, per ora &#38; se non perdo il ritmo, mi preoccupa un poco la copiatura, e soprattutto la postatura &#8211; wordpress è molto lento a caricare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=975&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Interrompo la copiatura &#8211; veramente l&#8217;ho già interrotta jeri &#8211; perché al momento è un&#8217;inutile perdita di tempo, e rimando il tutto a dopo l&#8217;arrivo del cavo. Sono a buon punto, per ora &amp; se non perdo il ritmo, mi preoccupa un poco la copiatura, e soprattutto la postatura &#8211; wordpress è molto lento a caricare, è il suo unico difetto. Pazienza.</p>
<p>Nel frattempo non ho avuto nemmeno molto modo di leggermi intorno (ho visto solo che <a href="http://www.lalucedimizar.splinder.com">alcor </a>è in pausa, anche lei, dopo aver parecchio scritto di Pizzuto e di Mari &#8211; articoli e video tutti molto commentati, e in modo interessante, specialmente per me che di due autori del genere, posto sia ancòra in grado di pronunciarmi su alcunché, non saprei mai e poi mai che cosa dire; e, inspiegabilmente, sono anche passato dal blog di <a href="http://www.tashtego.splinder.com">tash</a>, per avere la brutta sorpresa di tutti quei pesci morti).</p>
<p>Mi dispiace, particolarmente, quest&#8217;incidente: non solo è un momento altamente inopportuno, ma fa anche specie che si sia guastato un pezzo &#8211; l&#8217;accumulatore &#8211; che di solito non ci si aspetta si rompa. Me l&#8217;hanno detto anche all&#8217;assistenza, non è proprio cosa di tutti i giorni. Peraltro il cavo dell&#8217;AspireOne è di tipo particolare, ha un amperaggio di molto inferiore (1,58) a quello di qualsiasi altro, e non è possibile acquistare pur validi tarocchi, perché non esistono: bisogna prendere l&#8217;originale, che cost&#8217;assai. &amp; anche questa ce l&#8217;ho in quel posto.</p>
<p>Ma ce la farò, lo sento.</p>
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		<title>335. Capriccio I.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 10:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI UN CONOSCENTE TOSSICO CHE FRASTORNAVA UN MIO TENTATIVO POETICO.
Mentre tento spillare da Ippocrene
Qualche verso non meno d&#8217;altri indegno,
Tu indefesso persegui il tuo disegno,
Facendo la rassegna delle vene.
    Parli, cercando quella che conviene,
Non soltanto senz&#8217;ombra di ritegno,
Ma annichilendo a chiacchiere in me impegno
Che con silenzio e requie si sostiene.
     Sicché di te già ambo la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=928&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address>DI UN CONOSCENTE TOSSICO CHE FRASTORNAVA UN MIO TENTATIVO POETICO.</address>
<address>Mentre tento spillare da Ippocrene</address>
<address>Qualche verso non meno d&#8217;altri indegno,</address>
<address>Tu indefesso persegui il tuo disegno,</address>
<address>Facendo la rassegna delle vene.</address>
<address>    Parli, cercando quella che conviene,</address>
<address>Non soltanto senz&#8217;ombra di ritegno,</address>
<address>Ma annichilendo a chiacchiere in me impegno</address>
<address>Che con silenzio e requie si sostiene.</address>
<address>     Sicché di te già ambo la tasca ho piena,</address>
<address>E mentre in non poetica siringa</address>
<address>Versi il veleno, e versi quello in vena,</address>
<address>    La vena a me, benché a mio modo io spinga,</address>
<address>Arida d&#8217;entusiasmi getta a pena,</address>
<address>Comech&#8217;estasi tua la mia respinga.</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/anfiosso.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/anfiosso.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/anfiosso.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/anfiosso.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/anfiosso.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/anfiosso.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/anfiosso.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/anfiosso.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/anfiosso.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/anfiosso.wordpress.com/928/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=928&subd=anfiosso&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>331. Notizia II.</title>
		<link>http://anfiosso.wordpress.com/2009/09/22/331-notizia-ii/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 16:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[LA BIRRA IRLANDESE, SCURA PASTOSA AMARA, PIACE DA 250 ANNI (GUINNESS).
Da artiera mano, i cui vecchj segreti
Nessuno ad oggi penetra &#38; impara,
Nacque tale bevanda, oscura, amara,
Che in secoli ha i boccali fatti lieti.
    Con genio il più fedele, benché vieti
Saper che cosa sia, ricetta avara,
Oscura &#38; amareggia, amata e cara,
Da tanto i ventri, &#38; scalda, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=920&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address>LA BIRRA IRLANDESE, SCURA PASTOSA AMARA, PIACE DA 250 ANNI (GUINNESS).</address>
<address>Da artiera mano, i cui vecchj segreti</address>
<address>Nessuno ad oggi penetra &amp; impara,</address>
<address>Nacque tale bevanda, oscura, amara,</address>
<address>Che in secoli ha i boccali fatti lieti.</address>
<address>    Con genio il più fedele, benché vieti</address>
<address>Saper che cosa sia, ricetta avara,</address>
<address>Oscura &amp; amareggia, amata e cara,</address>
<address>Da tanto i ventri, &amp; scalda, &amp; fa repleti.</address>
<address>    Cosa ch&#8217;è adatta a tutti, ad ogni tasca,</address>
<address>Oscura, amara, di cui s&#8217;ha contezza</address>
<address>Ovunque, e che ciascuno nutra &amp; pasca,</address>
<address>    Non fa stupore ammanti segretezza:</address>
<address>Benché sia a tutti oscuro donde nasca,</address>
<address>Sempre ognuno inghiottì molta amarezza.</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/anfiosso.wordpress.com/920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/anfiosso.wordpress.com/920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/anfiosso.wordpress.com/920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/anfiosso.wordpress.com/920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/anfiosso.wordpress.com/920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/anfiosso.wordpress.com/920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/anfiosso.wordpress.com/920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/anfiosso.wordpress.com/920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/anfiosso.wordpress.com/920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/anfiosso.wordpress.com/920/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=920&subd=anfiosso&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>299. Impresa XV.</title>
		<link>http://anfiosso.wordpress.com/2009/09/16/299-impresa-xv/</link>
		<comments>http://anfiosso.wordpress.com/2009/09/16/299-impresa-xv/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 08:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[IL CORALLO NEL MARE. &#8220;ROBUR &#38; DECVS&#8221;.
La terra rose, e dà coralli il mare,
Cui non riserva morbido terreno,
Però, ma il fondo del suo inquieto seno,
Dirupi in cui mai raggio non traspare.
   Tolta alla zolla, alle giornate chiare,
La rosa si scolora, e viene meno;
Spiccato ai rami suoi, il corallo ameno
Serba colore, e non sa putrefare.
   Rosseggia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=835&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address>IL CORALLO NEL MARE. &#8220;ROBUR &amp; DECVS&#8221;.</address>
<address>La terra rose, e dà coralli il mare,</address>
<address>Cui non riserva morbido terreno,</address>
<address>Però, ma il fondo del suo inquieto seno,</address>
<address>Dirupi in cui mai raggio non traspare.</address>
<address>   Tolta alla zolla, alle giornate chiare,</address>
<address>La rosa si scolora, e viene meno;</address>
<address>Spiccato ai rami suoi, il corallo ameno</address>
<address>Serba colore, e non sa putrefare.</address>
<address>   Rosseggia sempre uguale, ed ha rocciosa</address>
<address>Tempra, &amp; di fiore forme e tegumenti:</address>
<address>Fragile no, ma bella &amp; vaga cosa,</address>
<address>   Nata dal fimo, e in mezzo ai patimenti:</address>
<address>E in lui, se sterco nutrica la rosa,</address>
<address>Fan da rose, fiorendo, gli escrementi.</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/anfiosso.wordpress.com/835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/anfiosso.wordpress.com/835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/anfiosso.wordpress.com/835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/anfiosso.wordpress.com/835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/anfiosso.wordpress.com/835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/anfiosso.wordpress.com/835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/anfiosso.wordpress.com/835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/anfiosso.wordpress.com/835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/anfiosso.wordpress.com/835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/anfiosso.wordpress.com/835/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=835&subd=anfiosso&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>277. Per chi ha ricevuto mail vuote da me.</title>
		<link>http://anfiosso.wordpress.com/2009/08/04/277-per-chi-ha-ricevuto-mail-vuote-da-me/</link>
		<comments>http://anfiosso.wordpress.com/2009/08/04/277-per-chi-ha-ricevuto-mail-vuote-da-me/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 18:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anfiosso.wordpress.com/2009/08/04/277-per-chi-ha-ricevuto-mail-vuote-da-me/</guid>
		<description><![CDATA[Mi sono accorto adesso che tutto quello che ho scritto per mail a quelle cinque o sei persone non è arrivato -  i mess. non sono stati recapitati, e anch&#8217;io ho nella posta inviata solo mail vuote. Ignoro alla perfezione che cosa stia succedendo, ma non disperiamo. Sulle prime pensavo fosse un virus, adesso non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=765&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mi sono accorto adesso che tutto quello che ho scritto per mail a quelle cinque o sei persone non è arrivato -  i mess. non sono stati recapitati, e anch&#8217;io ho nella posta inviata solo mail vuote. Ignoro alla perfezione che cosa stia succedendo, ma non disperiamo. Sulle prime pensavo fosse un virus, adesso non saprei.</p>
<p>Mi dispiace!</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/anfiosso.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/anfiosso.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/anfiosso.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/anfiosso.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/anfiosso.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/anfiosso.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/anfiosso.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/anfiosso.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/anfiosso.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/anfiosso.wordpress.com/765/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=765&subd=anfiosso&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>273. La caverna.</title>
		<link>http://anfiosso.wordpress.com/2009/06/27/745/</link>
		<comments>http://anfiosso.wordpress.com/2009/06/27/745/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 14:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anfiosso.wordpress.com/?p=745</guid>
		<description><![CDATA[Daniello Bartoli, De&#8217; simboli trasportati al morale. 

La spelonca delle tragedie d&#8217;Euripide.

L&#8217;effigie di un malinconico rappresentata a lui stesso.

&#8230; Seneca1 in que&#8217; suoi trattati Della filosofia naturale2, presosi3 a rinvenir la cagione4 di certi straordinari e grandemente spaventosi effetti5 che a tanto a tanto6 si veggono o si odono raccontare: improvvisi assorbimenti7 di laghi e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=745&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;">Daniello Bartoli, <em>De&#8217; simboli trasportati al morale</em><span style="font-style:normal;">. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">La spelonca delle tragedie d&#8217;Euripide.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><em>L&#8217;effigie di un malinconico rappresentata a lui stesso.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">&#8230; Seneca<a name="sdfootnote1anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> in que&#8217; suoi trattati <em>Della filosofia naturale<a name="sdfootnote2anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a>, </em>presosi<a name="sdfootnote3anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a> a rinvenir la cagione<a name="sdfootnote4anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a> di certi straordinari e grandemente spaventosi effetti<a name="sdfootnote5anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a> che a tanto a tanto<a name="sdfootnote6anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a> si veggono o si odono raccontare: improvvisi assorbimenti<a name="sdfootnote7anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a> di laghi e di fiumi, scosse di tremuoti<a name="sdfootnote8anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a> e subitane<a name="sdfootnote9anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a> voragini, torrenti di cocentissimo fuoco sboccati<a name="sdfootnote10anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a> dalle viscere delle montagne or profondate giù e divenute pianure, or nate nuove e grandi in mezzo alle pianure: “Cessa” dice “ogni maraviglia di questi maravigliosi<a name="sdfootnote11anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote11sym"><sup>11</sup></a> effetti il sapere che la terra qual è di sopra, tale ancor è sotterra<a name="sdfootnote12anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote12sym"><sup>12</sup></a>. Havvi<a name="sdfootnote13anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote13sym"><sup>13</sup></a> qui sotto cavità e valli profonde; havvi pianure immense e balzi<a name="sdfootnote14anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote14sym"><sup>14</sup></a> e dirupi e seni<a name="sdfootnote15anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote15sym"><sup>15</sup></a> e spelonche incavate dentro a quelle gran viscere; havvi laghi e fiumi e paludi e mille acquidocci<a name="sdfootnote16anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote16sym"><sup>16</sup></a> e mille strosci<a name="sdfootnote17anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote17sym"><sup>17</sup></a> d&#8217;acque cadenti; e del fuoco altresì, fornaci e fucine sempre ardenti, e fiamme e riverberi<a name="sdfootnote18anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote18sym"><sup>18</sup></a> e incendi e continui struggimenti<a name="sdfootnote19anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote19sym"><sup>19</sup></a>. <em>Crede infra quicquid vides supra. Sunt et illic specus vasti; sunt ingentes recessus et spatia suspensis hinc et inde montibus laxa; sunt abrupti in infinitum hiatus, qui saepe illapsas urbes receperunt et ingentem in alto ruinam condiderunt”. </em>Or così va del<a name="sdfootnote20anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote20sym"><sup>20</sup></a> cuore come del volto d&#8217;un malinconico<em>: “Crede infra quicquid videris supra</em>”.<a name="sdfootnote21anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote21sym"><sup>21</sup></a></p>
<p>Settantacinque tragedie compose e diede a recitare in diversi teatri della sua Grecia Euripide<a name="sdfootnote22anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote22sym"><sup>22</sup></a></p>
<p>E donde mai scaturì a quel gran poeta una così larga<a name="sdfootnote23anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote23sym"><sup>23</sup></a> vena di lagrime, quante ne abbisognavano a rappresentare i funesti argomenti di settantacinque tragedie? Chi gli sumministrò tante e così orribili fantasie d&#8217;atrocità, d&#8217;ammazzamenti, di stragi, e tanti modi da<a name="sdfootnote24anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote24sym"><sup>24</sup></a> esprimerli, che più veri de&#8217; suoi finti non l&#8217;erano<a name="sdfootnote25anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote25sym"><sup>25</sup></a> i veri in fatti<a name="sdfootnote26anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote26sym"><sup>26</sup></a>? L&#8217;abbiamo<a name="sdfootnote27anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote27sym"><sup>27</sup></a> da chi, non credendolo fuori che a&#8217; suoi medesimi occhi<a name="sdfootnote28anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote28sym"><sup>28</sup></a>, ne volle essere spettatore e testimonio di veduta<a name="sdfootnote29anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote29sym"><sup>29</sup></a>. Una spelonca – dice Aulo Gellio<a name="sdfootnote30anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote30sym"><sup>30</sup></a> – è in Salamina, isola dell&#8217;arcipelago, nel cui profondo Euripide, per memoria lasciatane da Filocoro<a name="sdfootnote31anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote31sym"><sup>31</sup></a>, si nascondeva a comporre ivi dentro le sue tragedie<a name="sdfootnote32anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote32sym"><sup>32</sup></a>. Entrava<a name="sdfootnote33anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote33sym"><sup>33</sup></a> quella spaventevole grotta per entro alle cupe viscere della terra. Angusta n&#8217;era la bocca, torte<a name="sdfootnote34anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote34sym"><sup>34</sup></a> le vie, scoscesi i fianchi<a name="sdfootnote35anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote35sym"><sup>35</sup></a>: tutta per entro<a name="sdfootnote36anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote36sym"><sup>36</sup></a> nera, orrida<a name="sdfootnote37anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote37sym"><sup>37</sup></a>, disuguale; e nel profondo sì buia che nel mezzodì<a name="sdfootnote38anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote38sym"><sup>38</sup></a> non vi faceva né pure un barlume di sera<a name="sdfootnote39anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote39sym"><sup>39</sup></a>. Colà, scorto<a name="sdfootnote40anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote40sym"><sup>40</sup></a> da un piccolo lumicino, entrava Euripide tutto solo, se non quanto<a name="sdfootnote41anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote41sym"><sup>41</sup></a> era seco il furore poetico<a name="sdfootnote42anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote42sym"><sup>42</sup></a> che vel portava. Quivi era il teatro dove, prima che in Elide, in Corinto, in Atene, rappresentava a se stesso le sue tragedie. Questa la sotterranea caverna nelle cui sacre<a name="sdfootnote43anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote43sym"><sup>43</sup></a> tenebre co&#8217; poetici incantamenti richiamava dal vicino inferno le ombre a comparire in palco e rifare i medesimi fatti e misfatti di quando erano corpi vivi<a name="sdfootnote44anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote44sym"><sup>44</sup></a>. Qui<a name="sdfootnote45anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote45sym"><sup>45</sup></a> gli Edipi<a name="sdfootnote46anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote46sym"><sup>46</sup></a>, qui gli Atrei e i Tiesti, qui i Tantali<a name="sdfootnote47anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote47sym"><sup>47</sup></a>, qui le Medee<a name="sdfootnote48anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote48sym"><sup>48</sup></a> qui gli Aiaci<a name="sdfootnote49anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote49sym"><sup>49</sup></a> e gli Agamennoni<a name="sdfootnote50anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote50sym"><sup>50</sup></a> e gli Egisti<a name="sdfootnote51anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote51sym"><sup>51</sup></a> e tutta a piacer suo la gran turba de&#8217; tragici personaggi. Quel silenzio, quell&#8217;orrore, quel buio, quella stessa quasi moribonda fiammella del suo lumicino, e quell&#8217;aver sopra &#8216;l capo una montagna e per tutto intorno pendentigli pietre mezzo divelte e rovinosi dirupi: e con ciò la malinconia, lo spavento, l&#8217;orrore; gli sumministravano<a name="sdfootnote52anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote52sym"><sup>52</sup></a> le fantasie funeste, le specie<a name="sdfootnote53anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote53sym"><sup>53</sup></a> atroci, le imagini fiere; e le disperazioni e le smanie al farsi<a name="sdfootnote54anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote54sym"><sup>54</sup></a> delle catastrofi<a name="sdfootnote55anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote55sym"><sup>55</sup></a> e de&#8217; precipizi delle fortune reali<a name="sdfootnote56anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote56sym"><sup>56</sup></a>: co&#8217; sensi<a name="sdfootnote57anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote57sym"><sup>57</sup></a>, con le parole, collo spirito<a name="sdfootnote58anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote58sym"><sup>58</sup></a> e co&#8217; modi de&#8217; tradimenti, de&#8217; parricidi, delle crudeltà de&#8217; tiranni; e i lamenti e i compassionevoli guai<a name="sdfootnote59anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote59sym"><sup>59</sup></a> de&#8217; miseri e de&#8217; moribondi. Così le Muse gli si voltavano<a name="sdfootnote60anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote60sym"><sup>60</sup></a> in Furie; e tutto era quel che faceva lavorar dentro di sé il suo furore, quel che dovean proferir recitando i personaggi delle sue tragedie<a name="sdfootnote61anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote61sym"><sup>61</sup></a>.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Tal era la spelonca d&#8217;Euripide in Salamina: tale la fucina de&#8217; suoi lavori e lo spaventoso modo<a name="sdfootnote62anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote62sym"><sup>62</sup></a> del machinarli<a name="sdfootnote63anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote63sym"><sup>63</sup></a>, e &#8216;l potersi dire ancor di lui “<em>crede infra</em>”, del compor nella grotta, “<em>quidquid videris supra</em>”, rappresentar nel teatro<a name="sdfootnote64anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote64sym"><sup>64</sup></a>. Pur, come quella sua era una malinconia, per così dirla, fatta a mano, presa ab estrinseco<a name="sdfootnote65anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote65sym"><sup>65</sup></a> e posticcia, in uscendo<a name="sdfootnote66anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote66sym"><sup>66</sup></a> fuor della spelonca all&#8217;aperto, al sereno, al dì chiaro, tutte quelle ombre funeste gli si dileguavan dal capo: quelle fantasie lagrimevoli<a name="sdfootnote67anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote67sym"><sup>67</sup></a> gli sparivan dagli occhi<a name="sdfootnote68anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote68sym"><sup>68</sup></a> e, in lasciando d&#8217;esser Euripide in opera di poetare, lasciava d&#8217;esser Euripide in atto d&#8217;infuriare. Ma un malinconico, il cui misero cuore è la profonda e nera grotta dov&#8217;egli fa a se stesso continue e non finte tragedie d&#8217;imagini spaventose, d&#8217;ombre infernali, di fantasie funeste, e qui ansietà, qui sospetti e disperazioni e furori e desideri di morte<a name="sdfootnote69anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote69sym"><sup>69</sup></a>, come può uscirne e camparsene<a name="sdfootnote70anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote70sym"><sup>70</sup></a>, se dovunque vada porta seco se stesso<a name="sdfootnote71anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote71sym"><sup>71</sup></a>, e nel suo petto la fucina e i fabbri delle sue miserie<a name="sdfootnote72anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote72sym"><sup>72</sup></a>? Che pro dell&#8217;infelice Scilla<a name="sdfootnote73anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote73sym"><sup>73</sup></a> il fuggire, per fuggire i rabbiosi cani che le assordan gli orecchi latrando e le straziano i fianchi mordendola, se gli ha incarnati a&#8217; suoi medesimi fianchi,</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><em>et quos fugit, attrahit una<a name="sdfootnote74anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote74sym"><sup>74</sup></a>?</em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Ma non è così. Tutto è volontario e non suggetto da<a name="sdfootnote75anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote75sym"><sup>75</sup></a> compatire il patire de&#8217; malinconici<a name="sdfootnote76anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote76sym"><sup>76</sup></a>: ché chi fa il carnefice a se stesso non ha scusa<a name="sdfootnote77anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote77sym"><sup>77</sup></a> del suo morire. Non l&#8217;ha chi si finge e si pon davanti le ombre spaventose, se ne spirita per ispavento; anzi, come gli spettatori delle tragedie rappresentate ne piangono con diletto e ne godono con dolore, così i malinconici al farlesi<a name="sdfootnote78anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote78sym"><sup>78</sup></a> da se stessi. Che pietà dunque vuole aversi delle loro miserie e de&#8217; lor pianti?<a name="sdfootnote79anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote79sym"><sup>79</sup></a>&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Da: <em>Trattatisti e narratori del Seicento</em>, p. c. Ezio Raimondi, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli aprile MCMXL. Pp. 639-641.</p>
<p style="margin-bottom:0;border-color:0 0 #000000;border-style:none none double;border-width:medium medium 1.1pt;padding:0 0 .07cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><strong>Daniello Bartoli<a name="sdfootnote80anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote80sym"><sup>80</sup></a>,</strong> Ferrara 12/02/1608-Roma 13/01/1685.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1623. Entra quindicenne nella Compagnia di Gesù.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1624. Entra nel noviziato della Compagnia a Novellara. Studia a Piacenza e a Parma.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1637. Predica a Piacenza.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1642. Sotto il nome del nipote Gio. Batt. <em>Saggio delle poesie morali, </em>forse poi ripudiate, Bologna.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1643. E&#8217; professo.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1645. Prima opera a stampa a suo nome è <em>L&#8217;uomo di lettere difeso ed emendato, </em>Roma. Tradotta in tedesco, inglese, spagnolo, portoghese, francese, latino.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1646<em>. </em>Predica a Palermo. // <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Giunti e Baba, 1646. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1647. Predica a Napoli.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1648. Predica a Malta. Gli è proibita la predicazione per motivi di salute. // <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Giunti e Baba, 1648. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1649. E&#8217; trattenuto a Roma per dedicarsi alla storia della Compagnia di Gesù.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1650. E&#8217; nominato storico della Compagnia; in questa qualità risiede a Roma. <em>La povertà contenta descritta e dedicata ai ricchi non mai contenti,</em> Roma; tradotta in inglese, tedesco e francese. // <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venezia, per Francesco Baba, 1650. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Baba, 1650. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1650-1673. <em>Istoria della compagnia di Gesù. </em></p>
<ol>
<li>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><em>Asia, </em>8 voll., 1650 + <em>La missione al Gran Mogor del padre Rodolfo 	Acquaviva </em>(1653)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><em>Giappone</em>, 	5 voll., 1660</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><em>Cina</em>, 	4 voll., 1661</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><em>Europa</em>:</p>
<ol>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1. 		<em>Inghilterra</em>, 6 voll., 1667</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">2. 		<em>Italia</em>, 4 voll., 1673</p>
</ol>
</li>
</ol>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1650-1653. <em>Della Vita e istituto di sant&#8217;Ignazio </em>(Roma, 5 voll.), tradotta in tedesco, inglese, francese, spagnolo; forma una sorta d&#8217;introduzione all&#8217;<em>Istoria.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1651<em>. Della vita del padre Vincenzo Caraffa</em> (Roma, 2 voll.), tradotta in latino, francese, spagnolo. // <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Baba, 1651. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Giunti &amp; Hertz, 1651. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Baba, 1651. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1653<em>. L&#8217;eternità consigliera, </em>Venezia<em>, </em>tradotta in tedesco, spagnolo e francese: <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. I</em></span><span style="font-size:x-small;">n Venetia, per Francesco Baba, 1653. In-12°</span> // Sotto il nome del nipote Gio. Batt. <em>Saggio delle poesie morali, </em>forse poi ripudiate, Bologna, II stampa.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1654. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Baba, 1654. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1655. Sotto lo pseud. di Ferrante Longobardi, <em>Il torto e il diritto del non si può dato in giudizio sopra molte regole della lingua italiana, </em>Roma. // <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso i Giunti, 1655. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Baba, 1655. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1657. <em>L&#8217;uomo al punto, </em><span style="text-decoration:none;">Roma</span>. // <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per li Baba, 1657. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1658. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per il Baba, 1658. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per il Baba, 1658. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; seconda editione accresciuta.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1658. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1659. <em>La ricreazione del savio in discorso con la natura e con Dio, </em>Roma<em>. // </em><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta. Descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per li Baba, 1659. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1660<em>. L&#8217;eternità consigliera. // </em><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per li Baba, 1660. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1660. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1661</span><span style="font-size:x-small;">. </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per li Baba, 1661. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1662<em>. </em>Sotto il nome del nipote Gio. Batt. <em>Saggio delle poesie morali, </em>forse poi ripudiate, Milano, III stampa.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1663. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso ed emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, per Combi e Lanoù, 1663. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1663. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1664. <em>La geografia trasportata al morale, </em>Roma<em>. // </em><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1664. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Della geografia trasportata al morale</em></span><span style="font-size:x-small;">. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1664. In-24°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1664. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; seconda editione accresciuta.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1658. In-12°.</span><span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; terza edizione accresciuta.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1664. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1665. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Valentino Mortali, 1665. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La geografia trasportata al morale</em></span><span style="font-size:x-small;">. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1665. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Zaccaria Gonzati, 1665. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Armanni 1665. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Michel Angelo Barboni, 1665. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso il Brigonci, 1665. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Valentino Mortali, 1665. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1666. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Valentino Mortali, 1666. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La geografia trasportata al morale</em></span><span style="font-size:x-small;">. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1666. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1667. Aggiunta all&#8217;<em>Asia </em>la <em>Missione al Gran Mogor.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1668<em>. </em><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo al punto cioè l&#8217;huomo in punto di morte. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1668. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1669. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo al punto cioè l&#8217;huomo in punto di morte. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1669. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1669. In-12°</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1670. <em>Trattato dell&#8217;ortografia italiana, </em>Roma. // <em>Della vita e de&#8217; miracoli del beato Stanislao Kostka </em>(Roma, 2 voll.), rist. con appendice Venezia 1754; tradotta in tedesco; compendiata dallo stesso autore. // <em>L&#8217;ultimo e beato fine dell&#8217;uomo, </em>Roma. // <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Michel&#8217;Angielo Barboni, 1670. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo di lettere difeso &amp; emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Michiel&#8217;Angelo Barboni, 1670. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Michel Angelo Barboni, 1670. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ultimo e beato fine dell&#8217;huomo libri due</em></span><span style="font-size:x-small;">. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1670. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1671-1673. E&#8217; rettore del Collegio romano.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1671. <span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; quinta editione accresciuta.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1671. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1672. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Nicolò Pezzana, 1672. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1673. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo al punto cioè l&#8217;huomo in punto di morte. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, 1673. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Della vita e dell&#8217;istituto di S. Ignatio, fondatore della Compagnia di Giesù libri cinque &#8230; Terza editione. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, per li heredi di Francesco Baba, 1673. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1674. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Gio.Pietro Brigonci, 1674. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ortografia italiana, trattato.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1674. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ortografia italiana, trattato.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Nicolò Pezzana, 1674. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Gio. Pietro Brigonci, 1674. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1675. <em>Le due eternità dell&#8217;uomo, </em>Roma. // <em>La grandezza di Cristo, </em>Roma. // <span style="font-size:x-small;"><em>Delle due eternità dell&#8217;huomo l&#8217;una in Dio, l&#8217;altra con Dio. Considerationi. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Bartolomeo Tramontino, 1675. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Gio. Pietro Brigonci, 1675. In-8°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1676. <span style="font-size:x-small;"><em>La geografia trasportata al morale</em></span><span style="font-size:x-small;">. Venetia, appresso Iseppo Prodocimo, 1676. In-64°. // </span><em>Delle grandezze di Christo in se stesso e delle nostre in lui. </em>In Venetia, appresso Benedetto Miloco e Giacomo Zini, 1676. In-12°. // <span style="font-size:x-small;"><em>La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, appresso Iseppo Prodocimo, 1676. In-12°</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1677. <em>Della tensione e della pressione, </em>Roma. // <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo al punto cioè l&#8217;huomo in punto di morte. </em></span><span style="font-size:x-small;">In</span> <span style="font-size:x-small;">Venetia, per Iseppo Prodocimo. In-12°. // </span><span style="font-size:small;"><em>De&#8217; simboli trasportati al morale.</em></span> <span style="font-size:small;">In Venetia, presso Gio. Giacomo Hertz, 1677. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La tensione e la pressione disputanti qual di loro sostenga l&#8217;argentovivo ne&#8217; cannelli dopo fattone il vuoto</em></span><span style="font-size:x-small;">. In Venetia, appresso Gio. Francesco Valvasense, 1677. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1678. <em>Della vita di Roberto cardinale Bellarmino </em>(Roma, 5 voll.). // <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Steffano Curti, 1678. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Biagio Maldura, 1678. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Giacomo Zini, 1678. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Giacomo Zini a S. Zulian, 1678. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La tensione e la pressione disputanti qual di loro sostenga l&#8217;argentovivo ne&#8217; cannelli dopo fattone il vuoto</em></span><span style="font-size:x-small;">. In Venetia, appresso Gio. Francesco Valvasense, 1678. In-12°</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1679. <em>Del suono, de&#8217; tremori armonici e dell&#8217;udito, </em>Roma<em>. // Scrittura contro i quietisti, </em>inedito.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1680. <span style="font-size:x-small;"><em>De&#8217; simboli trasportati al morale, </em></span><span style="font-size:x-small;">Roma. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; sesta editione accresciuta.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1680. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1681. <em>Del ghiaccio e della coagulazione, </em>Roma. // <em>Della vita di s. Francesco Borgia </em>(Roma, 4 voll.), tradotta in tedesco. // <span style="font-size:x-small;"><em>Delle due eternità dell&#8217;huomo l&#8217;una in Dio, l&#8217;altra con Dio. Considerationi. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per FrancescoTramontino, 1681. In-12°. // </span><span style="font-size:small;"><em>De&#8217; simboli trasportati al morale. Libro terzo.</em></span> <span style="font-size:small;">Venetia, presso Gio. Giacomo Hertz, 1677. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; settima editione.</em></span> <span style="font-size:x-small;">Venetia, Giovanni Francesco Valvasense, 1681. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1682. <em>Della vita di padre Nicolò Zucchi </em>(Roma, 2 voll.).</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1683. <span style="font-size:x-small;"><em>Delle grandezze di Christo in se stesso e delle nostre in lui. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Benedetto Miloco, 1683. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1684. <em>Degli uomini e fatti della Compagnia di Gesù, </em>compendio dell&#8217;Istoria, in forma annalistica (Roma, 5 voll.). Rist. Torino 1845. // <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ortografia italiana, trattato.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1684. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1685<em>. Pensieri sacri, </em>Roma. // <span style="font-size:x-small;"><em>Delle due eternità dell&#8217;huomo. Considerationi. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Francesco Vidali, 1685. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Pensieri sacri.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Gasparo Storti, 1685. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1686. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;huomo al punto cioè l&#8217;huomo in punto di morte. </em></span><span style="font-size:x-small;">In</span> <span style="font-size:x-small;">Venetia, per Andrea Barroni, 1686. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1687. <span style="font-size:x-small;"><em>Le opere morali. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, 1687.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1689. <span style="font-size:x-small;"><em>L&#8217;eternità consigliera. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Antonio Bortoli, 1689. In-12° // </span><span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">Venetia, per Girolamo Albrizzi, 1689. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>De&#8217; simboli trasportati al morale&#8230; libro primo e secondo.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso Gioseppe Tramontin, 1689; 2 tt. in-12°</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1690. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ortografia italiana, trattato.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Sebastiano Menegati, 1690. In-12°. // </span><span style="font-size:x-small;"><em>La povertà contenta, descritta e dedicata a&#8217; ricchi non mai contenti. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Sebastian Menegati, 1690. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1691. <span style="font-size:x-small;"><em>Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana &#8230; Settima editione accresciuta&#8230; e per entro in più luoghi e al fine di quasi cento nuove osservationi.</em></span> <span style="font-size:x-small;">In Venetia, per Gio. Francesco Valvasense, 1691. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:small;">1692. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;huomo di lettere difeso et emendato parti due. </em></span><span style="font-size:x-small;">In Venetia, appresso li Prodotti, 1692. In-12°.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1693. Sotto il nome del nipote Gio. Batt. <em>Saggio delle poesie morali, </em>forse ripudiate, Ferrara.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1699. <span style="font-size:x-small;"><em>Dell&#8217;ortografia italiana, trattato.</em></span> <span style="font-size:x-small;">Venetia, per Lorenzo Basegio, 1699. In-12°.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1717. <em>Opere </em>non storiche, 3 voll., Venezia.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1754. Rist. con appendice di <em>Della vita e de&#8217; miracoli del beato Stanislao Kostka, </em>Venezia<em>.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1825-26. <em>Opere complete, </em>Torino<em>, </em>39 voll.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1847. Stampa postuma di <em>Degli uomini e de&#8217; fatti della Compagnia di Gesù.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1939<em>. Scritti vari di Daniello Bartoli, </em>a cura di M. Rigillo, Milano.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1943. Scritti in: <em>Antologia della prosa scientifica del &#8216;600, </em>a c. Antonello Falqui, Firenze.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1960. Scritti in: <em>Trattatisti e narratori del Seicento, </em>a c. Ezio Raimondi, Milano-Napoli.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1967. Daniello Bartoli / Pietro Segneri, <em>Prose scelte, </em>a c. di M. Scotti, Torino.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1969. Scritti in: <em>Scienziati del Seicento, </em>a c. M.L. Altieri Biagi, Milano.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1973. Scritti in: G. Cavallini, <em>Prosa scientifica del Seicento, </em>Torino<em>.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">1977. Daniello Bartoli, <em>Scritti, </em>a cura di Ezio Raimondi, Torino.</p>
<p style="margin-bottom:0;border-color:0 0 #000000;border-style:none none double;border-width:medium medium 1.1pt;padding:0 0 .07cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Luigi Settembrini, <em>Lezioni di letteratura italiana dettate nell&#8217;Università di Napoli da Luigi Settembrini.</em> Sedicesima edizione stereotipa. Vol. II. Cav. Antonio Morano Editore, Napoli 1894. Dal <em>Quinto periodo. Il gesuitesimo nella vita italiana. LXX. Davila, Bentivoglio, Bartoli: </em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">“<span style="font-style:normal;">&#8230; Tutte le opere del gesuita Daniello Bartoli furono ristampate in trentotto volumi nel 1825, tempo di scura servitù per l&#8217;Italia, in Torino da Giacinto Marietti, che in fronte di parecchi volumi pose alcune lettere di rinomati scrittori italiani che gli davano lodi per la ristampa delle opere del gran Bartoli: ed in fine di ciascun volume sono queste parole: </span><em>corretto da Ferdinando Ottino torinese, </em><span style="font-style:normal;">il quale fu un oomiciattolo il quale volle afferrarsi alla coda del Bartoli per acquistarsi la buona grazia della Compagnia, e salire alla gloria del paradiso. Di questi trentotto volumi ventidue contengono la storia della Compagnia di Gesù, e sedici le opere minori. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">La storia comincia così: “Scrivo l&#8217;istoria universale della Compagnia di Gesù, e soddisfo a quest&#8217;obbligo che ella ha col mondo di fargli a certi tempi saper ciò che ella ha operato per lui”. Prima è la <em>Vita di S. Ignazio </em>in cinque libri: poi segue l&#8217;<em>Inghilterra</em>, dove la Compagnia sparse il primo sangue, e si distende in sei libri; poi l&#8217;<em>Italia</em>, e in quattro libri si narra quanto fecero i Gesuiti nel Concilio di Trento fino alla morte del Laynez, ed alla elezione di Francesco Borgia generale della Compagnia. Segue l&#8217;<em>Asia</em>, che comprende l&#8217;<em>India</em> in libri otto, il <em>Giappone</em> in libri cinque, la <em>Cina</em> in libri quattro. E questa storia universale, come si vede, non è compiuta, perché ci manca la Germania, altre contrade d&#8217;Europa, l&#8217;Africa, e l&#8217;America.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Il Bartoli dimenticato nel passato secolo come altri secentisti, nel secolo presente fu lodato come il primo scrittore del mondo da Pietro Giordani<a name="sdfootnote81anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote81sym"><sup>81</sup></a>. Se mi domandate perché, io rispondo: Guardate la Compagnia che nel passato secolo fu scacciata<a name="sdfootnote82anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote82sym"><sup>82</sup></a>, ed anche abolita da un Papa<a name="sdfootnote83anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote83sym"><sup>83</sup></a>, e in questo secolo dopo il 1815<a name="sdfootnote84anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote84sym"><sup>84</sup></a> fu restaurata e carezzata: così quel che pare un capriccio di cattivo gusto nel Giordani, ha riscontro in un fatto che operò sopra di lui inconsapevole<a name="sdfootnote85anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote85sym"><sup>85</sup></a>. Al ritornare dei Gesuiti si volle cercare il bene che essi avevano fatto, quasi cagione del loro ritorno: e il Giordani, che era tutto inteso a restaurare la buona lingua e il buono stile in Italia, credette vedere nel Pallavicino e nel Bartoli miracoli di scrittori<a name="sdfootnote86anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote86sym"><sup>86</sup></a>.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">La Storia della Compagnia di Gesù è una delle più importanti opere che il mondo aspetta, e non è fatta ancora: questa del Bartoli non è storia, ma una compilazione fatta su i racconti dei missionari; senza critica, senza affetto, un fantastico rimpasto di quei racconti pieni di miracoli e di superstiziose credenze. Nondimeno il concetto di questa storia ha qualcosa di grande: ella è storia <em>universale: </em>e il Giove che tiene in mano la catena da cui pende quest&#8217;universo è Ignazio: gl&#8217;Imperatori che dopo di lui la sostengono sono i Generali<a name="sdfootnote87anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote87sym"><sup>87</sup></a> dell&#8217;Ordine: nel mondo non ci sono altro che i Gesuiti e coloro che essi combattono: ed è bello vedere le grandi nazioni dell&#8217;Asia coi loro superbi regnatori assalite da umili fraticelli che cercano mutare la coscienza dei popoli Asiani<a name="sdfootnote88anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote88sym"><sup>88</sup></a> e renderli soggetti a Roma. Chi prenderà a scrivere la storia della Compagnia legga bene quest&#8217;opera del Bartoli, e in mezzo alle descrizioni lussureggianti, ed ai racconti assurdi e puerili, troverà gli ambiziosi disegni e la grande idea gesuitica.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Per questa idea l&#8217;opera del Bartoli è importante, secondo a me pare, e non per lo stile che è tutto ipocrisia e civetteria. Il Bartoli, come tutti i Gesuiti, non ha un affetto mai, non ti fa sentire mai un affetto neppure per Gesù e per i Santi dei quali egli parla, onde tu non sai se egli creda davvero quello che dice: nessun pensiero mai, né ti fa mai meditare. Egli ebbe memoria forte, e fantasia gagliardissima, però<a name="sdfootnote89anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote89sym"><sup>89</sup></a> il suo stile è tutto immagini, tutto frasi, tutto parole; è un giuoco, una fantasmagoria, e niente altro. Dentro è vuoto, senza pensiero, senza vita, senza verità, senza ordine: è un fascio di fattarelli tratti da tutti gli scrittori sacri e profani, e descrizioni di ogni minima inezia. Se il vizio può avere una sua bellezza, quel vizio che chiamammo secentismo, nel gesuita Bartoli ha uno splendore che pare bellezza; perché le frasi sono veramente <em>smaglianti e tutto oro macinato e perle strutte, </em>come il Giordani dice bartoleggiando; e la lingua è veramente la più ricca e sfoggiata; quella forma somiglia uno di quei vestoni ricamati in oro che stanno ritti da sé soli, e si mettono sopra un fantoccio non sopra un uomo che non ci si potrebbe movere dentro. Nello stile del Bartoli non c&#8217;è l&#8217;uomo, ma il gesuita: però<a name="sdfootnote90anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote90sym"><sup>90</sup></a> è imitato da tutti i gesuiti e gesuitanti che quando parlano e scrivono fanno mille attucci come le civette, e studiano piacere con l&#8217;arguzia e i concettini, non sanno dir mai le cose con le parole naturali, non hanno anima che senta.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify">Oltre le Storie scrisse alcuni trattati di Fisica, nei quali egli vuol ridurre le sue medesimo esperienze a&#8217; principii peripatetici<a name="sdfootnote91anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote91sym"><sup>91</sup></a>, che già Galileo aveva banditi dalla Scienza: scrisse vari trattati morali, come l&#8217;<em>Uomo di lettere, la Ricreazione del Savio, i Simboli trasportati al morale, La Povertà contenta, L&#8217;ultimo e beato fine dell&#8217;uomo, l&#8217;Eternità consigliera, l&#8217;Uomo in punto di morte; </em>nei quali di morale v&#8217;è un pochino, e poi quanta erudizione sacra e profana si può raccogliere tutto v&#8217;è messo dentro. Il Bartoli era prontissimo a scrivere d&#8217;ogni cosa, perché credeva che l&#8217;arte del dire non fosse altro che lingua e frasi: e con lui tutti quelli che tentano prostrare l&#8217;anima umana negandole il libero volere<a name="sdfootnote92anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote92sym"><sup>92</sup></a>, non sanno pregiare altro che le parole e le frasi. Per me il Bartoli è la più chiara pruova che il Secentismo è il gesuitesimo nello stile<a name="sdfootnote93anc" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote93sym"><sup>93</sup></a>. Nacque in Ferrara nel 1608, morì in Roma nel 1685. Pp. 367-370.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote1sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote1anc">1</a><em>Seneca: </em><span style="font-style:normal;">Lucio</span> <span style="font-style:normal;">Anneo 	Seneca di Cordova nella Spagna, figlio del grande retore Anneo S., 	senza prenome, nacque intorno all&#8217;anno 0, morì suicida su 	ordine di Nerone, del quale era stato precettore, nel 65; massimo 	filosofo morale romano. Non stupisce che il massimo ragionatore di 	etica che Roma abbia dato sia stato anche una delle personalità 	più contraddittorie, che abbiano scritto in materia. Figura 	decadente, scrive di morale e politica, teatro, lettere filosofiche 	(ad Elvia, a Lucilio), trattati; l&#8217;opera a cui il Bartoli qui si 	rifà è l&#8217;unico compiuto trattato di fisica della 	latinità. Il suo stile, franto e interrotto, non piacque a 	Nerone, che lo chiamò sabbia senza calce (</span><em>arena 	sine calcem</em><span style="font-style:normal;">), benché, 	quando non tratta di materie direttamente attinenti all&#8217;esperienza 	privata, abbia quella tendenza al prolisso, al fiorito, che mostra 	quanta somiglianza ci sia tra la romanità “spagnola” del 	I sec. dell&#8217;E.V. e il &#8216;600 barocco; anche, verosimilmente, nei 	presupposti etici. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote2sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote2anc">2</a>Si 	tratta delle <em>Naturales quaestiones</em><span style="font-style:normal;">, 	che “si collocano nell&#8217;ambito della letteratura meteorologica 	antica” (</span><em>Questioni naturali</em> <span style="font-style:normal;">di 	Lucio Anneo Seneca, a cura di Dionigi Vottero, UTET, Torino 1989, p. 	9. Dell&#8217;op. rimangono soli 8 ll., con numerazione 1-7 perché 	la successione prevede un l. IV a e un l. IV b. Quanto alla 	datazione dell&#8217;opera, Seneca dichiara nel testo di aver posto mano 	all&#8217;opera da vecchio (III, </span><em>Praefatio, </em><span style="font-style:normal;">1: 	“Non praeterit me, Lucili virorum optime, quam magnarum rerum 	fundamenta ponam senex&#8230;”: “O Lucilio, che sei il migliore tra 	gli uomini, no mi sfugge di che imponente opera io, ormai vecchio, 	getti le fondamenta&#8230;”, </span><em>ib. </em><span style="font-style:normal;">pp. 	376-377); fermo restando che per i romani la senectus cominciava a 	60 anni (</span><em>ib.</em><span style="font-style:normal;">, p. 	10n.), e Seneca doveva essere nato nel 5 a.C., ci sono tre passi 	dell&#8217;opera che illuminano sulle date possibili. Il primo è in 	VI </span><em>De terrae motu</em><span style="font-style:normal;">, 1, 	1-2, dove si dice: “[I, 1] </span><em>Pompeios, celebrem Campaniae 	urbem, in quam ab altera parte Surrentinum Stabianumque litus, ab 	altera Herculanense conveniunt et mare ex aperto reductum amoeno 	sinu cingunt, consedisse terrae motu vexatis quaecumque adiacebant 	regionibusm, Lucili virorum optime, audivimus, et quidem hibernis 	diebus, quos vacare a tali periculo maiores nostri solebant 	promittere.</em> <span style="font-style:normal;">[2] </span><em>Nonis 	februariis hic fuit motus [Regulo et Virginio consulibus], qui 	Campaniam&#8230; magna strage vastavit</em>”<span style="font-style:normal;">, 	cioè: “[1] O Lucilio, che sei il migliore tra gli uomini, 	abbiamo udito che Pompei, frequentata città della Campania, 	dove si congiungono da una parte le coste di Sorrento e di Stabia, 	dall&#8217;altra quelle di Ercolano e cingono con un&#8217;amena insenatura il 	mare che lì si ritrae dal largo, è sprofondata in 	seguito ad un terremoto che ha colpito tutte le regioni adiacenti, e 	che questo è accaduto proprio durante i giorni invernali, che 	i nostri antenati erano soliti garantire esenti da un pericolo 	simile. [2] Questo terremoto si è verificato alle None di 	Febbraio [sotto il consolato di Regolo e Virginio], e ha devastato 	con ingenti rovine&#8230; la Campania”; è stato uno dei 	terremoti che si sono susseguiti prima della famosa eruzione del 79 	E.V.; il terremoto a cui si riferisce qui Seneca, appunto, ha una 	data precisa, quella del 5 febbrajo (le “none”, sotto il 	consolato di Regolo e Virginio) 62 E.V. Il secondo passo è in 	VI, 1, 13: “</span><em>anno priore in Achaiam et Macedoniam, 	quaecumque est ista vis mali, [quae] incurrit, nunc Campaniam 	laesit</em>”<span style="font-style:normal;">, che conferma la 	notizia precedente, dicendo: “l&#8217;anno scorso la violenza di questa 	sciagura, quale che essa sia, si abbatté sulle province di 	Acaia e di Macedonia, ora ha lesionato la Campania”. Il terzo 	passo collega cronologicamente l&#8217;apparizione di una cometa con i 	terremoti d&#8217;Acaja e Macedonia e poi Pompej sopra riferiti, ed è 	in VII </span><em>De cometis</em><span style="font-style:normal;">, 	28, 3: “[3] </span><em>Fecit hic cometes, qui Paterculo et Vopisco 	consulibus apparuit, quae ab Aristotele Theophrastoque sunt 	praedicta; fuerunt enim maximae et continuae tempestates ubique, at 	in Achaia Macedoniaque urbes terrarum motibus prorutae sunt</em>”<span style="font-style:normal;">, 	vale a dire: “[3] Questa cometa, che apparve sotto il consolato di 	Patercolo e di Vopisco, ha prodotto gli effetti previsti da 	Aristotele e Teofrasto; infatti si verificarono dovunque continue e 	fortissime tempeste, mentre in Acaia e Macedonia crollarono delle 	città a causa di terremoti”. La cometa apparve l&#8217;anno 60 	E.V.; M. Manilio Vopisco e C. Vellejo Patercolo furono consoli 	suffetti per lo stesso 60, II semestre (sicuramente nel periodo 	15/07-02/09). </span><em>Ib.</em><span style="font-style:normal;">, 	pp. 576 e n., 577 e n., 578, 579 (VI, 1, 1-2), 584 e n., 585 (VI, 1, 	13), 720 e n., 721 (VII, 28, 3). Seneca è il classico 	preferito dai Secentisti, con Pindaro e Tacito; l&#8217;idea stessa 	dell&#8217;opera trascorre nel Bartoli: “La forme m</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">ême 	que Sénèque a donnée à ses </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Question 	naturelles</em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">prouve 	qu&#8217;il les a écrites en moraliste, beaucoup plus qu&#8217;en homme 	de science”, Sénèque, </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Question 	naturelles</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	t. I (ll. I-III), texte établi et traduit par Paul Oltramare 	Professeur honoraire de l&#8217;Université de Genève, 	Société d&#8217;Edition “Les Belles-Lettres”, Paris 	1929, pp. Xxiv-xxv.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote3sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote3anc">3</a><em>Presosi: </em>“<span style="font-style:normal;">avendo intrapreso”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote4sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote4anc">4</a><em>Cagione: </em>“<span style="font-style:normal;">causa”, “motivo”, 	“ragione”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote5sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote5anc">5</a><em>Effetti: </em>“<span style="font-style:normal;">fenomeni”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote6sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote6anc">6</a><em>A 	tanto a tanto: </em>“<span style="font-style:normal;">di tanto in 	tanto”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote7sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote7anc">7</a><em>Assorbimenti: </em>“<span style="font-style:normal;">sprofondamenti”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote8sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote8anc">8</a><em>Tremuoti: </em><span style="font-style:normal;">forma corrotta sempre di </span><em>terrae 	motus</em><span style="font-style:normal;">, rispetto a cui 	l&#8217;italiano dell&#8217;uso attuale è più conservatore. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote9sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote9anc">9</a><em>Subitane</em><span style="font-style:normal;">: 	sic; da un singolare maschile </span><em>subitano</em><span style="font-style:normal;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote10sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote10anc">10</a><em>Sboccati</em><span style="font-style:normal;">: 	“fuorusciti”, “sgorgati”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p style="margin-left:1.51cm;margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote11sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote11anc">11</a><em>Maraviglia&#8230; 	maravigliosi: </em><span style="font-style:normal;">gioco 	etimologico. Giova ricordare che una delle caratteristiche più 	spiccate, specialmente della prosa (ma non solo: v., per es., 	Antonio Abati, m. 1667, molto bisticciato anche nel verso, e con lui 	varj burleschi, satirici e giocosi), del Barocco è il gioco </span><em>par</em><span style="font-style:normal;">etimologico, 	normalmente, dove si stabilisce, cioè, in base alla 	rispondenza fonica, una capricciosa corrispondenza di significato 	tra vocaboli in realtà derivati da radici differenti, o 	differenziatasi, o diversamente specializzatasi. Uno dei campioni di 	quest&#8217;artificio fu il frate minimo Francesco Fulvio Frugoni (Genova, 	1620 ca. &#8211; Venezia, 1684 ca.), che nel suo </span><em>Il cane di 	Diogene</em><span style="font-style:normal;">, diviso in sette 	“latrati”, e in particolare al quinto, intitolato </span><em>Il 	tribunal della critica</em><span style="font-style:normal;">, nel 	quale sfilano tutte le personalità importanti del pantheon 	letterario del frate, dà del Bartoli stesso, riferendo a modo 	suo delle opere migliori (tra le quali </span><em>L&#8217;uomo di lettere</em> <span style="font-style:normal;">è indicato come il 	capolavoro), e mostrando infine un Bartoli sorridente, indifferente 	alla fama [il testo del Frugoni è accompagnato da noticine in 	margine, nei 'vivagni', occorrenti più che altro a scandire 	ritmicamente il testo, che riproduco in corsivo tra parentesi 	quadre]: “Ragunossi quella mattina di nuovo il critico Tribunale 	per pesar e censurare altri libri che restavano alla bilancia 	avanzati. Furono posti sopra di essa quelli di Daniello Bartoli 	[L'uomo di lettere</span> <em>del Bartoli celebrato</em><span style="font-style:normal;">]</span><em>,</em> <span style="font-style:normal;">che non erano pochi, ma numerosi 	più anche per lo stile che per lo numero. </span><em>L&#8217;uomo di 	lettere</em><span style="font-style:normal;">, che di statura 	picciola, come il Bartoli medesimo, era, com&#8217;egli, di lettura e 	letteratura così grande che sorpassava non solo le altre 	opere di lui, ma eziandio molte e molte altre, ancorché più 	voluminose e ripiene. L&#8217;erudizione in esso era così propria, 	così ben adattata, così vivace che non si potea né 	più bella, né più giudiciosa, né più 	opportuna considerare. L&#8217;invenzione spirava ingegnosa maestria e lo 	stile atico, perciò succhiosamente fiorito, esalava una 	fragranza mirabile: talché in quel angusto sito di pochi 	fogli si ristringean tutte le delizie dell&#8217;eloquenza più 	florida e della dicitura più erudita. Bilanciato l&#8217;</span><em>Uomo 	di lettere</em> <span style="font-style:normal;">però più 	solo, come singolarmente ponderato, che tutte l&#8217;altre opere di 	questo celebre autore, che anche a parte pesavano molti aurei 	talenti; ma degeneravano da quello per lo stile declinante 	all&#8217;asiatico, benché d&#8217;erudita suppellettile pompeggiante. </span><em>La 	povertà contenta </em><span style="font-style:normal;">[La 	povertà contenta </span><em>del medesimo doviziosissima</em><span style="font-style:normal;">] 	era così doviziosa che potea chiamarsi con ragione contenta: 	povertà filosofica, e perciò da preferirsi alle 	ricchezze di Creso e di Crasso. </span><em>La conversazone del savio</em> <span style="font-style:normal;">[La conversazione del savio </span><em>e 	le</em> <span style="font-style:normal;">Storie </span><em>del 	Bartoli</em><span style="font-style:normal;">] mostrava bene che &#8216;l 	Bartoli appresa l&#8217;avea dal conversar seco medesimo, in cui solo si 	compendiava tutta la compagnia dei savi ed avean conferenza tutt&#8217;i 	savi della Compagnia. Le </span><em>Storie dell&#8217;America</em> <span style="font-style:normal;">scaturivano, come il Rio della 	Plata d&#8217;argentea piena, con ridondante profusione. Vedeasi correr un 	Gange imperlato in quelle dell&#8217;India orientale, travasante dagli 	argini per la veeemenza dell&#8217;alveo prezioso. La </span><em>Cosmografia 	morale</em> <span style="font-style:normal;">[</span><em>La</em> <span style="font-style:normal;">Cosmografia morale, </span><em>l'</em><span style="font-style:normal;">Uom 	al punto </span><em>lodati; aggiungansi anche i </em><span style="font-style:normal;">Simboli, </span><em>etc</em><span style="font-style:normal;">.] contenea un 	mondo numeroso d&#8217;insegnamenti celesti per riformar i costumi 	terreni. </span><em>L&#8217;uom al punto</em> <span style="font-style:normal;">era 	così puntualmente delineato che conduceva l&#8217;uom al centro. // 	Questo fu il parere del Giudicio, dopo il quale, insorta la Lingua 	Italiana, con vezzo dolce glorificò il Bartoli, che sotto 	nome di Ferrante Longobardi l&#8217;avea indorata ed avesse cacciati 	d&#8217;Italia i longobardi barbari, cioè gli errori della buona 	lingua che tiranneggiavano le scritture. “Col suo </span><em>non si 	può – </em><span style="font-style:normal;">dicea – egli 	ha vendicato il mio </span><em>torto </em><span style="font-style:normal;">[Il 	torto </span><em>Elogio della Critica al Bartoli</em><span style="font-style:normal;">e 	il diritto del non si può </span><em>lodatissimo], </em><span style="font-style:normal;">m&#8217;ha 	tolti di faccia molti nei; tanto più degno di lode quanto 	ch&#8217;egli non nacque toscano ed insegnò a&#8217; toscani medesimi 	come s&#8217;abbia a scrivere: siché il Po è divenuto 	maestro all&#8217;Arno”. // La Critica disse</span> <span style="font-style:normal;">[</span><em>Elogio 	della Critica al Bartoli</em><span style="font-style:normal;">]</span> <span style="font-style:normal;">:</span> “<span style="font-style:normal;">Grand&#8217;onor 	merita quest&#8217;autor rinomato, aiutante dell&#8217;Istoria, consiglier 	dell&#8217;Erudizione, segretario della Lingua Italiana, camerier della 	Chiave d&#8217;oro del nostro serenissimo Apollo ed uno de&#8217; miei 	sensatissimi collaterali. Tra gli oratori egli ebbe vanto 	d&#8217;usignuolo; ed anche tra&#8217; poeti potea conseguirlo di cigno, se 	l&#8217;avesser lasciato cantare. Non invano ei porta il nome di Daniello, 	per essere </span><em>vir desideriorum</em><span style="font-style:normal;">, 	come apparisce dalle sue opere, che sono tutte aspirazioni. 	L&#8217;incolpano in esse (toltone </span><em>L&#8217;uomo di lettere</em><span style="font-style:normal;">) 	di troppo asiatico, e che prorompa talvolta in certi fiorentinismi 	affettati che diminuiscono a quelle il pregio. Hassi però a 	scusare la passione di voler parer rigorosamente troppo toscano e &#8216;l 	profluvio del di lui grand&#8217;ingegno troppo facondo. Egli fa eccezione 	a quella regola che sia meglio pescar nel poco che nel molto. Non 	sanno trattenersi que&#8217; torrenti che pieni d&#8217;acque limpide, perché 	non arenose, gorgogliano con rimbombo e vengono a disarginarsi con 	ridondanza. Il Bartoli, che in un corpo ristretto chiude un&#8217;anima 	grande, d&#8217;accredita pur in ciò l&#8217;Alessandro delle lettere 	[Magnus Alexander corpore parvus erat], ond&#8217;a guisa d&#8217;Alessandro che 	non capisce nel mondo, non capisce ne&#8217; suoi libri, che son un mondo 	saggio, erudito ed eloquente”. // Così divisava la Critica, 	e &#8216;l genio del Bartoli, che tra quee&#8217; savi seduto trovavasi, ià 	molto pria registrato nel Tribunale, rideasi degli encomi che udiva 	tributati al di lui merito. Ridea o per contento di sentir le sue 	fatiche acclamate come profittevoli o per disprezzzo di generosità, 	non curante altra gloria che l&#8217;eterna. Sapea ben egli che la mondana 	sia fumo [</span><em>La gloria mondana è un fumo che si 	dilegua più quanto più ascende</em><span style="font-style:normal;">], 	che la celeste sia luce; onde rivolto col guardo interno 	all&#8217;eternità dell&#8217;altra vita, in cui solo si ricompensa il 	merito, non facea conto degli applausi alla temporale, in cui non si 	distribuisce il premio a misura del merito, il quale quantoo è 	più insigne tanto più è negletto”. Francesco 	Fulvio Frugoni, Il tribunal della critica, per c. Sergio Bozzola ed 	Alberto Sana, Fondazione Pietro Bembo/Ugo Guanda Editore, Parma 	2001, vol. I, pp. 432-435 (corr. alle pp. or. 408-410). Il brano, 	come probabilmente qualunque passo del Frugoni, illustra a puntino 	l&#8217;importanza del gioco paretimologico, che ha varie implicazioni, e 	quanto esso pesi sulla costituzione del testo, materialmente, anche 	come scelta dei materiali e loro impiego, o anche loro deformazione, 	e non solo come &#8217;scelta stilistica&#8217;. “</span><span style="font-style:normal;"><strong>Numerosi</strong></span> <span style="font-style:normal;">più anche per lo stile che 	per lo </span><span style="font-style:normal;"><strong>numero</strong></span>”<span style="font-style:normal;">: 	la radice è la stessa, ma è utilizzata in due 	accezioni diverse. Lo stile, o il verso &#8216;numeroso&#8217; è il verso 	pieno di suono, sostenuto e ricco; il secondo “numero” rimanda 	invece alla quantità. “Di </span><span style="font-style:normal;"><strong>lettura</strong></span> <span style="font-style:normal;">e </span><span style="font-style:normal;"><strong>letteratura</strong></span> <span style="font-style:normal;">così grande”: come sopra, 	dal noto </span><em>legere, </em><span style="font-style:normal;">ed è 	modesto il bisticcio sulle accezioni, dove la &#8216;lettura&#8217; grande 	implica la proficuità della lettura data del testo lodato; la 	&#8216;letteratura&#8217; indica l&#8217;erudizione. Ad un&#8217;amplificazione, giocata 	sulle due forme geminate in italiano da flos, serve quel riferimento 	a “lo stile atico, perciò succhiosamente </span><span style="font-style:normal;"><strong>fiorito</strong></span> <span style="font-style:normal;">&#8230; dell&#8217;eloquenza più </span><span style="font-style:normal;"><strong>florida</strong></span> <span style="font-style:normal;">e 	della dicitura più erudita”, dove le due specializzazioni 	della radice creano una variatio tra elementi che, anche nel 	significato, si riducono a una sola cosa. Stessa cosa con “</span><span style="font-style:normal;"><strong>pesò</strong></span> <span style="font-style:normal;">più solo, come singolarmente </span><span style="font-style:normal;"><strong>ponderato</strong></span><span style="font-style:normal;">&#8230;” 	(ambi </span><em><span>a pondus</span></em><span style="font-style:normal;"><span>). 	Una possibilità ulteriore è offerta dal gioco su </span></span><em><span>La 	povertà </span></em><em><strong>contenta</strong></em><span style="font-style:normal;"><span>, 	la quale è talmente ricca (“doviziosa”), s&#8217;intende nello 	stile, che per forza è </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>contenta</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>: 	dove il secondo &#8216;contenta&#8217; indica la soddisfazione di ordine 	materiale. Il gioco era abbastanza fatale in àmbito 	ecclesiastico genovese, quello in cui il Frugoni s&#8217;era formato, data 	la vigorosa adesione dei predicatori alla normativa antisuntuaria e 	alla campagna di moralizzazione conseguente di cui la Repubblica 	s&#8217;era fatta carico; si ricordi la tirade al fulmicotone, di decine 	di pagine, dello stesso Frugoni tra gli apparati dell&#8217;</span></span><em><span>Epulone</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, 	e il caso limite del suo amico e protettore Anton Giulio 	Brignole-Sale, passato nella Compagnia di Gesù nel 1652, a 	cui il &#8216;papa nero&#8217; Giovan Paolo Oliva sconsigliò la 	pubblicazione del Quaresimale (nel II vol. delle </span></span><em><span>Lettere</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>di 	quest&#8217;ultimo, 1704), che forse l&#8217;autore finì col distruggere, 	o non conservare con abbastanza cura da farcelo pervenire, proprio a 	causa dell&#8217;ossessività della polemica contra &#8216;l lusso 	moderno. La frase seguente, “povertà filosofica, &amp;c.”, 	riporta la natura di questa contentezza al suo significato più 	logico e aderente. Il gioco tra </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>Creso </strong></span><span style="font-style:normal;"><span>e </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>Crasso </strong></span><span style="font-style:normal;"><span>è 	della tradizione (come l&#8217;antitesi del piccolo corpo del 	grand&#8217;Alessandro in conclusione). Ma il massimo interesse riveste la 	frase seguente, in cui è presentato un libro che chi conosce 	la bibliografia del Bartoli non s&#8217;aspetta di trovare: “</span></span><em><span>La </span></em><em><strong>Conversazione </strong></em><em><span>del 	savio</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>mostrava 	bene che &#8216;l Bartoli appresa l&#8217;avea dal </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>conversar</strong></span> <span style="font-style:normal;"><span>seco 	medesimo, in cui solo si compendiava tutta la compagnia dei savi ed 	avean conferenza tutt&#8217;i savi della Compagnia”. Chi conosce la 	bibliografia, almeno, del Bartoli, sa che il gesuita non ha mai 	scritto nessuna </span></span><em><span>Conversazione</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, 	semmai una </span></span><em><span>Ricreazione</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>del 	savio. Ci si chiede, ovviamente, se il Frugoni, che è 	arrivato a definire Emanuele Tesauro il primo intellettuale d&#8217;Europa 	e Giovan Battista Vidali l&#8217;oscuratore del Marino, abbia almeno letto 	i testi di cui parla; e quanto fossero letti dai suoi lettori, e se 	ne avesse, lettori (cosa di cui, data una lettera, molto bella, 	dello Stigliani sarebbe possibile anche dubitare). Non si tarda, 	poi, a capire come lo svarione, abbastanza perdonabile data 	l&#8217;orchestrazione retorica tipica, sia in realtà intenzionale, 	per via del complimento al Bartoli, racchiuso nel cerchio metallico 	dell&#8217;autoriferimento, e, soprattutto, della disseminazione fonica 	che ingraondisce e fa riverberare il gioco paretimologico (la prima 	accezione di “conversazione”, secondo un uso noto in 	tutt&#8217;Europa, c&#8217;entra con la frequentazione di uomini dotti, vale a 	dire con quella civiltà che il secolo seguente avrebbe 	identificato, francesemente, con quella del salotto; il secondo 	“conversare” sembra più generico e letterale): “</span></span><em><span>La </span></em><em><span style="text-decoration:underline;"><strong>Con</strong></span></em><em><strong>versazione </strong></em><em><span>del 	savio</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>mostrava 	bene che &#8216;l Bartoli appresa l&#8217;avea dal </span></span><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>con</strong></span></span><span style="font-style:normal;"><strong>versar</strong></span> <span style="font-style:normal;"><span>seco 	medesimo, in cui solo si compendiava tutta la compagnia dei savi ed 	avean </span></span><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>con</strong></span></span><span style="font-style:normal;"><span>ferenza 	tutt&#8217;i savi della Compagnia”; ma nota anche se-</span></span><span style="font-style:normal;"><strong>co</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>, </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>co</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>-</span></span><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>mp</strong></span></span><span style="font-style:normal;"><span>-endiava, </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>co</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>-</span></span><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>mp</strong></span></span><span style="font-style:normal;"><span>-agnia, </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>co</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>-</span></span><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>mp</strong></span></span><span style="font-style:normal;"><span>-agnia. 	Per una filza così ben azzeccata, valeva la pena di fare un 	po&#8217; di forza al vero. Ma non è solo la rispondenza fonica a 	decidere. Il Bartoli, il Salgàri della Compagnia di Gesù, 	è narratore fluviale? Ecco compresi due pezzi della sua 	Istoria tra due fiumi-simbolo: il Rio de la Plata (cioè “il 	fiume d&#8217;argento”, nel castigliano che il Frugoni ben conosceva) 	per le Americhe e il Gange per l&#8217;Oriente. Tutto a posto, allora? 	Nossignori: si dà il caso che una così perfetta 	simmetria nelle parti degl&#8217;Infedeli istorizzate dalla penna del 	gesuita esistano solo nella penna del minimo; perché il 	Bartoli non ha mai scritto nulla sulle missioni d&#8217;America. La 	scrittura bifocale, e quindi simmetrizzante (e asimmetrica) ed 	antitetizzante, e geminante, barocca s&#8217;impossessa del reale e 	v&#8217;insinua, dove non la scorge, la duplicità strutturale. Ad 	un puro caso di attrazione (ma quanto era consapevole un simile modo 	di procedere, dovesse aver ragione Umberto Eco, quando sostiene che 	tutto questo strumentario, esposto con ordine e sensibilità 	d&#8217;artista dal Tesauro, a suo tempo era diventato </span></span><em><span>un 	modo di ragionare</span></em><span style="font-style:normal;"><span>? 	Con tutte le conseguenze filosofiche del caso, il bene e il male nel 	disegno divino, come nei romanzi, secondo Leibniz, sù sù 	fino a Hegel, Marx&#8230; E il Marino, certamente, era uno che aveva 	questo </span></span><em><span>modo di 	ragionare</span></em><span style="font-style:normal;"><span>!) 	l&#8217;attribuzione di questa terza ed ultima opera inesistente, da </span></span><em><span>Libraria</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>del 	Doni, dove però le opere, invece di essere inventate di 	pianta, sono riviste – solo quanto a copertina, perché 	questo </span></span><em><span>Tribunal</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>è 	una vetrina, non vero luogo di processi – nello specchio 	deformante delle rispondenze aggroppate a due a due: quella, cioè, 	della </span></span><em><strong>Cos</strong></em><em><span>mografia 	morale</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, 	che ricorda la </span></span><em><span>(Geo)grafia 	(trasportata al) morale</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, 	ma che non è quella, sicuramente: è un&#8217;opera in grado, 	meglio di quelle reali, di raffigurare emblematicamente il senso del 	Bartoli scrittore, projettandone magnificamente la sua figura su uno 	sfondo ancòra più ampio di quello, già vasto, 	da lui effettivamente esplorato: non quello della Compagnia di Gesù, 	che ha coperto con le sue missioni tutto l&#8217;orbe terracqueo, ma il 	cielo infinito, in antitesi ovvjssima con la terra; se parla del 	cielo (cosa che il Bartoli s&#8217;è mai sognato di fare, anche in 	altre opere) è pensando alla terra; ma la rispondenza fonica, 	che realizza l&#8217;ideologico uguale-e-contrario proprio dell&#8217;antitesi, 	è nella sillaba </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>cos </strong></span><span style="font-style:normal;"><span>della 	celeste Cos-mografia e dei terreni </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>cos</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>-tumi. 	Non fa mestieri il dire che il Bartoli, non artista ma “storico” 	e retore, tenuto per ragioni professionali ad un oprare di assoluta 	coscienziosità, quando non tutto verificabile almeno 	conveniente alla Compagnia, non volendo rinunciare a questo 	artificio, che di tutti gli artificj barocchi è uno dei meno 	rinunciabili, si limita dimolto, riducendosi a volte al limite della 	ridondanza, o di qualcosa di molto prossimo ad un accusativo 	dell&#8217;oggetto interno (quel [com]</span></span><em><span>patire</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>il </span></span><em><span>patire</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>del 	malinconico, dove lo scarto è minimo, ed è garantito 	appena dalla composizione del </span></span><em><span>patior</span></em> <span style="font-style:normal;"><span>col </span></span><em><span>cum</span></em><span style="font-style:normal;"><span>). 	Basta questo esempio ad illustrare lo jato profondo tra Bartoli 	scrittore militante e stipendiato, animato da spirito di servizio, e 	il Frugoni, l&#8217;uomo che in teoria non potrebbe – dove lo trova il 	tempo, tra tanti rivolgimenti? &#8211; scrivere, eppure lo fa lo stesso; 	l&#8217;uno incaricato di ricostruire il mondo dei gesuiti in carta – 	come, anche con marchingegni, il Kircher in latino; l&#8217;altro 	autoincaricatosi di distruggerlo nella pagina via via 	sovraccaricantesi di glifi contorti. Forse il Frugoni lo sapeva, di 	essere l&#8217;antiBartoli, destinato a dispiacere al Manganelli e al 	Pieri (ma non al Croce, piuttosto attento, e quasi affettuoso); e in 	effetti il Bartoli che ridacchia, sul finale della sua scena, 	risulta, chissà perché, abbastanza odioso.</span></span></p>
<div id="sdfootnote12">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote12sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote12anc">12</a>“<em>Cessa&#8230; 	tale ancor è sotterra”,</em> ammenoché non si 	rifaccia a una tradizione diversa, o interpolata, rispetto alle 	edizioni moderne, questo periodo non dovrebbe corrispondere 	esattamente a nessun passo dell&#8217;originale, ma riassumere il concetto 	poi esposto rifacendosi, con coerenza retorica, a quanto precede nel 	testo senecano, che pone parecchie domande circa i complessi 	rapporti tra acque e terra introducendole con un “<em>miramur</em>” 	(“ci meravigliamo”), per esempio (in 4), o provocando 	l&#8217;ammissione dell&#8217;interlocutore Lucilio con “<em>quos quid miraris</em>” 	(“delle quali cose perché meravigliarti”, 8, 1), o “<em>Quid, 	si &#8230; mireris</em>” (“Che dire se &#8230; ti meravigliassi”, 10, 	2), &amp;c., sempre imperniate sul <em>miror</em><span style="font-style:normal;">, 	“mi stupisco”.</span> Questo “Cessa &#8230; ogni maraviglia” 	tronca questa sequela di stupori passando direttamente alla 	soluzione, e cioè che il seno della terra è 	altrettanto variegato e frastagliato quanto la superficie, verità 	che in Seneca è preparata da una lunga serie di esempj 	appassionatamente prodotti in filza. Dev&#8217;essere fatto riferimento 	all&#8217;opus magnum del <em>Mundus subterraneus</em> <span style="font-style:normal;">del 	p. Athanasius Kircher, S.J., che a sua volta prende origine da 	quest&#8217;attrazione barocca per la realtà alternativa delle 	profondità, e ha in queste pagine di Seneca sulle acque 	terrestri il suo più antico e sodo punto di riferimento; o 	anche la nuova attenzione manieristico-barocca alle città 	viste “da sotto”, come la </span><em>Roma sotterranea</em> <span style="font-style:normal;">del 	Bosio, &amp;c.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote13">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote13sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote13anc">13</a><em>Havvi</em><span style="font-style:normal;">: 	“vi è” o “vi sono” (in questo caso la seconda), 	vecchia costruzione unica ricalcata sul francese (</span><em>il y a</em><span style="font-style:normal;">).</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote14">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote14sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote14anc">14</a><em>Balzi: </em><span style="font-style:normal;">o “balze”, per noi. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote15">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote15sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote15anc">15</a><em>Seni: </em>“<span style="font-style:normal;">insenature”, 	genericamente, “meandri”, “rientranze”, “anfrattuosità”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote16">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote16sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote16anc">16</a><em>Acquidocci: </em><span style="font-style:normal;">un acquidoccio per il Battaglia 	è una “fossa (spesso in muratura) per convogliare le acque 	dei campi; canale, gora; conduttura, acquedotto”. Cita anche il 	Tommaseo-Rigutini, 1896, che tendono a darne una definizione più 	nettamente distinta dal simile </span><em>acquedotto: </em>“<span style="font-style:normal;">quantunque 	possa esser sinonimo di </span><em>acquedotto</em><span style="font-style:normal;">, 	pur ne differisce, in quanto può ricevere un più 	general significato, intendendo per esso qualunque canale che serva 	a sfogo dell&#8217;acqua, come: fogna, chiavica, gora e simili”; il 	significato dato come attuale è quello che il Battaglia 	presenta per primo, e che ho riportato. Dal latino volgare </span><em>acquiducium</em><span style="font-style:normal;">, derivato 	da </span><em>acquiductus</em><span style="font-style:normal;">. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote17">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote17sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote17anc">17</a>Il 	Battaglia dà come significato <strong>2</strong><span>, 	dopo il toscanismo per l&#8217;usuale “scroscio”, secondo un fenomeno 	fonetico assolutamente tipico (v. anche schiacciata-s</span><em><span>ti</span></em><span>acciata; 	schiaffo-s</span><em><span>ti</span></em><span>affo 	&amp;c.), quello di “Rovescio d&#8217;acqua, scroscio di pioggia (e 	anche di altri liquidi); quindi non c&#8217;è quell&#8217;inopinata, 	scenografica attenzione al dato auditivo che pareva a prima vista. 	Esempj di Ojetti, Gadda, Montale. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote18">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote18sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote18anc">18</a><em>Riverberi: </em><span style="font-style:normal;">anche qui, la presenza a breve 	distanza di </span><em>fornaci</em> <span style="font-style:normal;">e </span><em>fucine</em> <span style="font-style:normal;">induce a 	rifiutare la lettura suggestiva, stavolta in senso visivo, per 	diversa accezione, Battaglia </span><span style="font-style:normal;"><strong>2</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>, 	“- </span></span><em><span>fiamma, 	fuoco di riverbero</span></em><span style="font-style:normal;"><span>: 	calore intenso che viene riflesso da un&#8217;apposita superficie sul 	materiale da cuocere o da fondere in un forno. </span></span><em><span>Fornace, 	fornello, forno a, di riverbero</span></em>”<span style="font-style:normal;"><span>. 	Esempj: Biringuccio, Garzoni, Bergantini, Spallanzani, Fanfani. </span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote19">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote19sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote19anc">19</a>Anche 	queste frasi non si riferiscono esattamente a nessun luogo 	precedente del l. III, ma ripropongono i concetti in sunto. 	<em>Struggimenti = </em>“<span style="font-style:normal;">fusioni”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote20">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote20sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote20anc">20</a><em>Così 	va del</em><span style="font-style:normal;">: “la stessa cosa 	accade con”.</span></p>
<div id="sdfootnote21">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote21sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote21anc">21</a>Dalle 	<em>Nat. Quaest. </em><span style="font-style:normal;">l. III, 16, 4: 	“&#8230; credi pure che là sotto c&#8217;è tutto ciò 	che vedi qui sopra. Anche laggiù vi sono vaste spelonche e 	cavità enormi e valloni incassati fra le montagne che li 	sovrastano da una parte e dall&#8217;altra; vi sono baratri e crepacci di 	proporzioni gigantesche, che spesso hanno inghiottito intere città 	sprofondate e hanno seppellito per sempre, in quegli abissi, enormi 	cumuli di macerie”; così il Vottero </span><em>cit</em><span style="font-style:normal;">., 	pp. 410-413; o, se si preferisce, il Raimondi 639n.: “Devi credere 	che sotterra si dà quanto vedi alla superficie. Anche costì 	sono vaste caverne, antri immensi e distese aperte con montagne a 	strapiombo da ogni lato. Vi sono voragini senza fondo, che spesso 	hanno accolto città inghiottite e nascosto nelle loro 	profondità crolli giganteschi”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote22">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote22sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote22anc">22</a><em>Euripide: </em><span style="font-style:normal;">sommo poeta tragico greco; di 	Atene, nato forse da umile famiglia intorno il 485 a. l&#8217;E.V., morì 	dopo una vita difficile intorno il 406 in Macedonia, dove pare 	sorgesse il sepolcro. Il Bartoli fa riferimento alla raccolta 	erudita delle </span><em>Notti attiche</em> <span style="font-style:normal;">di 	Aulo Gellio al l. XV, 5 (v. poi); Aulo ha un tesoretto di frammenti 	euripidei da opere perdute. La cifra di 75 sue opere si ha in XVII, 	4, 3: “</span><em>Euripidem quoque M. Varro ait, cum quinque et 	septuaginta tragoedias scripserit, in quinque solis vicisse, cum eum 	saepe vincerent aliquot poetae ignavissimi</em>”<span style="font-style:normal;">: 	“Anche Euripide, come riferisce Marco Varrone, pur avendo composto 	75 tragedie, con cinque sole di esse riportò la vittoria: in 	genere avevano la meglio su di lui dei poeti di nessun valore”, 	in: </span><em>Le notti attiche</em> <span style="font-style:normal;">di 	Aulo Gellio, a cura di Giorgio Bernardi-Perini, vol. II, UTET, 	Torino 1992, pp. 1216-1217. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote23">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote23sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote23anc">23</a><em>Larga</em><span style="font-style:normal;">: 	“copiosa”, “abbondante”. Solito latinismo (perché in 	lat. </span><em>largus</em> <span style="font-style:normal;">vale 	anche “fluente”, “generoso”. Cfr. il solito Calonghi, 	Rosemberg &amp; Sellier, poi altri, 1950 &amp;c., “largus” vale </span><em>largo, abbondante, copioso, ricco.</em> <span style="font-style:normal;">Val 	la pena di notare, forse, come il “secco” François de 	Malherbe, gran normatore della lirica francese, nell&#8217;età del 	Marino aveva, nelle sue </span><em>Observations</em> <span style="font-style:normal;">a 	Ménage, prescritto di evitare l&#8217;espressione </span><em>larges 	pleurs, qui est bon en latin mais qui ne vaut rien en français: </em><span style="font-style:normal;">il Bartoli con questa “così 	larga vena di lacrime” rievoca l&#8217;espressione latina, seguendo una 	(anti)precettistica contraria, che nelle vie torte dell&#8217;erudizione e 	nelle riposte pieghe dei vocabolarj riscopriva continuamente una 	ragion d&#8217;essere nel suo innalzarsi da qualunque quotidianità 	d&#8217;uso. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote24">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote24sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote24anc">24</a><em>Da</em><span style="font-style:normal;">: 	“di”; per noi è complemento di specificazione, per il 	Bartoli e chi per lui complemento di mezzo.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote25">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote25sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote25anc">25</a><em>L&#8217;erano</em><span style="font-style:normal;">: 	“erano”, semplicemente; robusto fiorentinismo.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote26">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote26sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote26anc">26</a><em>In 	fatti</em><span style="font-style:normal;">: locuzione avverbiale: 	“fattivamente”, “di fatto”, “nei fatti”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote27">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote27sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote27anc">27</a><em>L&#8217;abbiamo</em><span style="font-style:normal;">: 	“lo sappiamo”; latinismo; terminologia giuridica, o filologica.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote28">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote28sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote28anc">28</a><em>Non 	credendolo &#8230; suoi medesimi occhi</em><span style="font-style:normal;">: 	intendi: “non potendo / non volendo credere a ciò senza 	esser testimone di vista”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote29">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote29sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote29anc">29</a><em>Testimonio 	di veduta</em><span style="font-style:normal;">: “testimone di 	vista” o, appunto, “veduta”, terminologia giuridica superata 	dal nostro “testimone oculare”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote30">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote30sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote30anc">30</a><em>Aulo 	Gellio: </em><span style="font-style:normal;">erudito romano, e 	filologo, di famiglia cospicua, del II sec. dell&#8217;E.V., fu allievo di 	Sulpizio Apollinare in Roma, di Calvisio Tauro in Atene; nella città 	capital della Grecia, Erode Attico lo accolse con molto garbo. In 	Roma ebbe incarichi giudiziali, ma poté proseguire a 	piacimento i nutritissimi studj eruditi, che, corroborati da molte 	letture e dal commercio con tutti i maggiori dotti dell&#8217;età 	sua, portarono alla composizione dei 20 ll. (19 superstanno, perché 	l&#8217;VIII andò perduto) della compilazione de </span><em>Le notti 	attiche, </em><span style="font-style:normal;">titolo ghiribizzoso 	motivato, a dire dell&#8217;autore, dal fatto che le tessere che le 	compongono furono stilate per alleviare il tedio delle lunghe notti 	invernali dell&#8217;Attica. Gellio riferisce scrupolosamente e 	attentamente quello che sente, e non aggiunge un pelo di proprio; 	questo ne fa un tesoro di notizie, fondate, su tutta l&#8217;antichità, 	specialmente sull&#8217;età arcaica, della quale si ha maggior 	desiderio di conoscenze. È scrittore ammanierato, fu dei 	cosiddetti “frontoniani”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote31">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote31sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote31anc">31</a><em>Filocoro</em><span style="font-style:normal;">: 	studioso di letteratura, storico ed esperto di mantica, ateniese; 	del III sec. a.E.V., sopravvive in 200 frammenti. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote32">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote32sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote32anc">32</a>La 	notizia è in Aulo Gellio, <em>Nottes atticae</em><span style="font-style:normal;">, 	XV, 5: “</span><em>Philocorus refert in insula Salamine speluncam 	esse taetram et horridam, quam nos vidimus, in qua Euripides 	tragoedias scriptitarit</em>”<span style="font-style:normal;">, 	cioè: “Filocoro riferisce dell&#8217;esistenza nell&#8217;isola di 	Salamina d&#8217;una caverna tetra e paurosa (noi l&#8217;abbiamo vista) nella 	quale Euripide stava a scrivere le tragedie”, in </span><em>Le 	notti attiche</em> <span style="font-style:normal;">cit., pp. 	1116-1117. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote33">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote33sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote33anc">33</a><em>Entrava</em><span style="font-style:normal;">: 	“si prolungava”, “si spingeva”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote34">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote34sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote34anc">34</a><em>Torte</em><span style="font-style:normal;">: 	“tortuose”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote35">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote35sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote35anc">35</a><em>Scoscesi 	i fianchi</em><span style="font-style:normal;">: “scabre le 	pareti”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote36">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote36sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote36anc">36</a><em>Tutta 	per entro</em><span style="font-style:normal;">: “all&#8217;interno, 	tutta quanta”. Il </span><em>per</em> <span style="font-style:normal;">implica, 	latinamente, complezione, totalità.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote37">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote37sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote37anc">37</a><em>Orrida</em><span style="font-style:normal;">, 	specialmente in àmbito manieristico-barocco (si tratta 	infatti di uno dei preziosismi ricorrenti), non ha lo stretto senso 	latino e italiano, ma tende ad espandersi ad un&#8217;idea di “luogo 	solitario, oscuro, selvaggio”, non necessariamente spaventevole, 	tanto da produrre stravaganti binomj, </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote38">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote38sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote38anc">38</a><em>Nel 	mezzodì</em><span style="font-style:normal;">: nota la 	costruzione, come a dire “nel mezzo del dì”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote39">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote39sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote39anc">39</a><em>Un 	barlume di sera</em><span style="font-style:normal;">: espressione 	paradossale, che con un ossimoro ricercato descrive un fatto 	perfettamente naturale: la spelonca, si dice, era talmente scura che 	anche quando il sole era al massimo dello splendore dentro non 	penetrava nemmeno quella poca luce che può esserci la sera. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote40">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote40sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote40anc">40</a><em>Scorto</em><span style="font-style:normal;">: 	“scortato”; uso consueto all&#8217;epoca di “scorgere” in 	quest&#8217;accezione.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote41">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote41sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote41anc">41</a><em>Se 	non quanto</em><span style="font-style:normal;">: nota la 	costruzione: “fatta eccezione per”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote42">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote42sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote42anc">42</a><em>Furore 	poetico</em><span style="font-style:normal;">: latinamente, il </span><em>furor</em><span style="font-style:normal;">, 	che equivale alla </span><em>mania</em> <span style="font-style:normal;">greca, 	o all&#8217;</span><em>entusiasmo</em><span style="font-style:normal;">, è 	una condizione estatica, di estremo trasporto, appunto, identificata 	con l&#8217;ispirazione poetica.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote43">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote43sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote43anc">43</a><em>Sacre</em><span style="font-style:normal;">: 	l&#8217;aggettivo apre una finestra sui culti misterici (letteralmente: 	“notturni”), celebrati nelle profondità degli ipogei. 	L&#8217;ombra della caverna come sede privilegiata nello scambio col 	divino, che in parte coincide peraltro anche </span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">cól</span></span> “<span style="font-style:normal;">furore” poetico.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote44">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote44sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote44anc">44</a><em>Questa 	la sotterranea &#8230; corpi vivi</em><span style="font-style:normal;">: 	impossibile non richiamarsi, quantomeno, al Marino, al suo </span><em>Adone</em><span style="font-style:normal;">, 	e, di questo, al c. XIII di Falsirena. L&#8217;identificazione tra poesia 	e necromanzia è importante, per esempio, anche in Bartolomeo 	Dotti secondo l&#8217;interpretazione di Valter Boggione.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote45">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote45sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote45anc">45</a>La 	sequenza di personaggj fatta sfilare dal Bartoli può colpire 	stranamente il lettore odierno non digiuno di tragici greci; a 	partire da quell&#8217;<em>Edipo</em> <span style="font-style:normal;">che 	non è certo associato al nome di Euripide, essendo noto come 	il capolavoro di Sofocle. Il fatto è che di Euripide 	sopravvivono 19 drammi, più o meno certamente datati (traggo 	le informazioni da </span><em>Lessico ragionato dell&#8217;antichità 	classica </em><span style="font-style:normal;">di Federico L</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">übker, 	traduzione di Carlo Alberto Murero pubblicata da Forzani e C. &#8211; 	Roma, 1898, condotta sulla sesta edizione tedesca. Ristampa 	anastatica con una premessa di Scevola Mariotti, Zanichelli, Bologna 	sett. 1989): 1) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Ecuba</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	423; 2) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Oreste</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	408; 3) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	fenicie</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	Atene, ?; 4) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Medea</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	431; 5) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Ippolito 	incoronato</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	428; 6) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Alcesti</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	438; 7) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Andromaca</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	post420; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	supplici</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	420 ca.; 9) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Ifigenia 	in Aulide</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	rappr. Postuma; 10) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Ifigenia 	fra i Tauri</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	?; 11) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Reso</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	attribuita; 12) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	trojane</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	413; 13) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	baccanti</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	?; 14) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Gli 	eraclidi</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	421; 15) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Elena</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	412; 16) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Jone</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	420 ca.; 17) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Ercole 	furente</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	422; 18) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Elettra</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	?; 19) </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Il 	ciclope</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	dramma satiresco; più una quantità ingente di titoli e 	frammenti, di cui in varie opere non sue, sotto forma di citazioni. 	Aulo Gellio, che fu uno degli autori para-classici più amati 	nel Seicento come erudito e raccoglitore di curiosità e 	minuzie, è una delle fonti principali, o meglio è 	stata, con il bizantino Suida e Tommaso Magistro, fino alla scoperta 	della </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Vita di 	Euripide</em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">di 	Satiro in un papiro egizio (1912). A questo proposito, leggi quel 	che ne scrive il prof. Louis Méridier, Professeur à la 	Faculté des Lettres de l&#8217;Université de Paris, in 	introd. all&#8217;ed. critica delle opere e dei frammenti di Euripide per 	i tipi delle Belles Lettres, Parigi 1956 e aa. ss. (la traduzione, 	dal chiaro francese del chiarissimo, per maggior scioltezza, è 	mia): “</span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"><strong>La 	vita e l&#8217;opera di Euripide. </strong></span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em><strong>Le 	fonti.</strong></em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">Una </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Vita</em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">tràdita 	da qualche tardo manoscritto, un capitolo di Aulo Gellio, un 	articolo di Suida, una notizia di Tomaso Magistro, e infine lunghi 	frammenti del βίος Ευριπίδου di Satiro scoperti qualche 	anno fa in un papiro egiziano: sono queste le nostre principali 	fonti d&#8217;informazione sulla vita d&#8217;Euripide. Le più antiche 	sono i frammenti di Satiro e la </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Vita</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">. 	Le indicazioni forniti da Aulo Gellio, Suida, Tomaso Magistro 	derivano, in gran parte, dalla </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Vita</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	che si basa a sua volta su una compilazione di Filocoro, Satiro e 	altri eruditi d&#8217;epoca ellenistica. Essa cita espressamente Filocoro, 	Eratostene ed Ermippo, ed in più luoghi presenta una 	somiglianza quasi letterale cól testo di Satiro. Satiro 	stesso ha dovuto attingere a Filocoro, e anche alle didascalie. 	Grazie a questi due documenti possiamo risalire fino alle opere 	degli Alessandrini e anche oltre. Tali testimonianze non sono da 	trascurare. Tuttavia possiamo pervenire a conclusioni certe solo su 	un piccolo numero di fatti: assai per tempo, intorno ad Euripide si 	era formata una leggenda che Filocoro, Satiro e gli eruditi 	alessandrini raccolsero; ed essa è fondata in parte 	sull&#8217;autorità della commedia antica, vale a dire su notazioni 	buffonesche e maligne, le quali lasciano trasparire il vero solo con 	molta difficoltà e che devono essere usate con estrema 	cautela”, pp. i-ii. Riferirsi alla commedia antica qui equivale a 	riferirsi ad Aristofane (452ca. a. E.V.-388), l&#8217;altra cuspide del 	dramma greco, genio assoluto, poeta di lussureggiante fantasia, 	incontenibile vis comica, acre, velenoso e violento, che con </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	nuvole</em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">(423) 	berteggiò la sofistica, identificata col peraltro innocente 	Socrate, e con </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Le 	rane</em></span> <span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">(405), 	per denunciare la decadenza di un&#8217;istituzione civile fondamentale 	come la tragedia, distrusse la fama personale di Euripide (Lübker 	cit.). </span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote46">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote46sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote46anc">46</a><em>Edipi: </em><span style="font-style:normal;">nota peraltro i plurali, molto 	usitati in epoca barocca in funzione antonimica (secondo la tecnica 	speculativa e compositiva del tempo, che procedeva per tessere e 	rimandi </span><em>en ab</em><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>îme</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	il nome evocava emblematicamente un aspetto morale); qui l&#8217;uso è 	prossimo a quello moderno. Edipo, re di Corinto, esposto alla 	nascita in quanto predetto avrebbe ucciso il padre, giunto alla 	maggiore età uccide in effetti il padre, Lajo, senza sapere, 	e sposa, sempre senza sapere, la madre Giocasta. Saputa da Tiresia 	la verità, si acceca e va ramingo fino a Colono, dove trova 	la morte. Drammi a noi noti sono quelli di Sofocle (Colono, 497 	a.E.V. ca.-406/405), del quale sopravvivono 7 tragedie sole, tra 	cui, appunto, </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Edipo 	re </em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">ed </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Edipo coloneo </em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">(Lübker 	cit.).</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote47">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote47sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote47anc">47</a><em>Atrei&#8230; 	Tiesti &#8230; Tantali: </em><span style="font-style:normal;">Atreo, 	Tieste e Tantalo sono connessi tra loro, e con altri personaggj 	citati: Tantalo, re di Sipilo e grosso modo della Lidia, è 	padre di Pelope, che ha figlj, tra loro rivali, Atreo e Tieste; 	Atreo è padre peraltro di Agamennone, Tieste di Egisto. 	Tantalo dà Pelope in pasto agli dèi per vedere se si 	accorgono che carne sia, ed è condannato alla famosa pena che 	lo tiene in stato perenne d&#8217;insoddisfatte fame e sete. Riportato in 	vita, salvo la spalla mangiata dalla sbadata Demetra, rifatta in 	avorio, conquista Ippodamia facendone morire il padre Enomao, che 	ama incestuosamente la figlia; ma fa morire anche Mirtilo, che l&#8217;ha 	coadiuvato nel regicidio. Mirtilo è figlio di Ermete, che da 	allora perseguita tutta la schiatta dei tantalidi. Da Pelope e 	Ippodamia nascono Atreo e Tieste, che sono tra loro rivali. Ermete 	perfidamente dà ad Atreo un ariete d&#8217;oro, che dà 	diritto al trono; Tieste, amante di Aerope sposa di Atreo, riesce ad 	impossessarsi dell&#8217;ariete. Atreo lo bandisce, ma più tardi 	finge riconciliazione, e dà un banchetto; ma durante esso fa 	servire le carni dei figlj di Tieste, al che il sole torna indietro 	per l&#8217;orrore. Di tutti questi personaggj, l&#8217;unico al quale sia 	intitolata una tragedia antica interamente pervenutaci è 	Tieste: un </span><em>Thyestes</em><span style="font-style:normal;">, 	infatti, lasciò proprio Seneca. (</span><em>Dizionario 	d&#8217;antichità classiche di Oxford</em><span style="font-style:normal;">, 	per c. M. Cary, J.D. Denniston, J. Wight Duff, A.D. Knock, W.D. 	Ross, H.H. Scullard, assistiti da H.J. Rose, H.P. Harvey, A. Souter; 	ed. it. per c. Mario Carpitella, Edizioni Paoline, Roma 1963, 3 	voll.). </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote48">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote48sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote48anc">48</a><em>Medee: </em><span style="font-style:normal;">Medea, principessa della 	Colchide (paese orientale, corrispondente a parti delle attuali 	Turchia, Georgia, Armenia), discendente del Sole e di Ecate, dea 	“dalle belle caviglie” già in Esiodo, </span><em>Teogonia</em><span style="font-style:normal;">, 	figlia di Eete, sorella di Absirto, sedotta da Giasone incaricato di 	conseguire il Vello d&#8217;oro, accompagna l&#8217;amante nella fuga dopo aver 	ucciso e fatto a pezzi il fratello. Tradìta da Giasone, fa 	fare una morte atroce alla sposa di questi, Glauce o Creusa che dir 	si voglia, e uccide i figlj proprj e di Giasone, 50 nel racconto, 	solo 2 nella tragedia euripidea (sicché circolò anche 	voce che fosse stato pagato dai Corinzj perché diminuisse 	drasticamente il numero dei figlj massacrati per non suscitare le 	ire della maga tremenda). Dramma dello scontro di civiltà, e 	dell&#8217;oblio delle origini ctonie da parte della civiltà 	urbana, la tragedia è con le enigmatiche </span><em>Baccanti</em> <span style="font-style:normal;">il capolavoro assoluto di Euripide; 	trattandosi di una dea, più che di un&#8217;eroina, che affonda 	nello squallore e nella miseria morale degli uomini, e si riscatta 	cupamente (per tornare al cielo, ma trasformata – questo il mito, 	che Euripide interpreta in modo quasi “borghese”, concentrandosi 	sulla venuta di Medea in Corinto a consumare la sua vendetta), servì 	per secoli come canovaccio per la rappresentazione bizantina della 	vita di Cristo. </span></p>
<div id="sdfootnote49">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote49sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote49anc">49</a><em>Aiaci</em><span style="font-style:normal;">: 	Ajace, di Telamone re di Salamina, eroe omerico, comandante il 	contingente della sua città (è da non confondersi 	coll&#8217;altro Ajace, il locrese, o “Ajace minore”), è di 	grande statura e forza, duella con Ettore (II, 206 ss.) e gareggia 	con Odisseo (XXIII, 708 ss.). Anche in questo caso il dramma a noi 	noto intitolato a quest&#8217;eroe è di Sofocle, che si rifà 	a una tradizione che riferisce del dopoguerra, e infatti ha 	riscontri nell&#8217;</span><em>Odissea </em><span style="font-style:normal;">(XI, 	543 ss.), quando l&#8217;eroe salamino, visto che le armi di Achille sono 	date a Odisseo (astuzia contro forza) e non a lui, impazzisce dalla 	rabbia e suicida. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote50">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote50sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote50anc">50</a><em>Agamennoni: </em><span style="font-style:normal;">Agamennone, re acheo, per 	conciliarsi i venti alla guerra di Troja accetta di sacrificare la 	figlia Ifigenia. La sposa, Clitemestra o Clitennestra, non gliela 	perdona. Presosi per amante Egisto, consente a quest&#8217;ultimo di 	usurpare il trono con il regicidio, al quale presta opera a sua 	volta. L&#8217;altra figlia, Elettra, vendicherà il padre 	attraverso il fratello Oreste. È, per noi, dramma di Eschilo, 	il più vecchio dei tre tragici; ed è parte dell&#8217;unica 	trilogia completa pervenutaci (Agamennone, dell&#8217;uccisione del re; 	Coefore, dell&#8217;uccisione di Clitemestra da parte di Oreste ed 	Elettra; Eumenidi, di Oreste perseguitato dalle Furie, che gli si 	volgono in “benevole”, Eumenidi appunto, con l&#8217;assoluzione e 	l&#8217;espiazione, davanti all&#8217;Areopago di Atene. Il trittico, l&#8217;esito 	più ispirato, monumentale, alto e sublime della tragedia 	greca, fu recitato nel 458, quando il regime diventava finalmente 	compiutamente democratico abbattendo nell&#8217;Areopago stesso l&#8217;ultima 	delle istituzioni aristocratiche (L</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">übker 	cit.).</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote51">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote51sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote51anc">51</a><em>Egisti: </em><span style="font-style:normal;">v. n. 45. L&#8217;edizione delle 	opere euripidee nelle citate Belles Lettres, al vol. VIII, tomi 	1,2,3, riporta i frammenti che superstanno oltre ai 19 drammi 	completi; il totale delle opere complete, dei frammenti e dei titoli 	ammonta a 80 (Euripide, </span><em>Fragments</em><span style="font-style:normal;">, 	texte établi et traduit par François Jouan et Herman 	van Looy, Les Belles Lettres, Paris 1998, corr. al vol. VIII, tomo 	I, p. XXII), che sceverata di apocrifi riporta al numero di 75 di 	cui testimonia Aulo Gellio, segno che si rifaceva ad elenchi 	affidabili. Tra i titoli elencati in </span><em>Fragments</em> <span style="font-style:normal;">cit., 	pp. XXII-XXIV, nel novero dei nomi prodotti dal Bartoli ricorrono un 	Tieste (n. 31) e un Edipo (n. 49). </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote52">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote52sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote52anc">52</a><em>Sumministravano: 	“</em><span style="font-style:normal;">fornivano”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote53">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote53sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote53anc">53</a><em>Specie</em><span style="font-style:normal;">: 	latinismo (</span><em>species</em><span style="font-style:normal;">) 	per “visione”. La rad. /spc/ è anche di </span><span style="text-decoration:none;"><em>spettacolo</em></span><em>, 	speciale, prospiciente, cospetto, rispetto, sospetto.</em><span style="font-style:normal;">..</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote54">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote54sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote54anc">54</a><em>Al 	farsi</em><span style="font-style:normal;">: “in sull&#8217;accadere”, 	“quando avvenivano”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote55">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote55sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote55anc">55</a><em>Catastrofi: </em><span style="font-style:normal;">vale nel significato corrente, 	è ovvio; ma trattandosi di tragedie, non deve sfuggire che la </span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">καταστροφή, 	ovvero “rivolgimento”, coincide con lo scioglimento nelle 	tragedie, ed è termine tecnico. Giova ricordare che 	Aristotele non si serve di questo termine nella </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>Poetica</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	preferendo (18) inquadrare la tragedia nella dialettica tra “nodo” 	(δέσις) e “scioglimento” (λύσις), Aristote, </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><em>La 	poétique</em></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, 	texte établi et traduit par J. Hardy, Préfet de 	l&#8217;Athénée royal de Charleroi, deuxième édition, 	Société d&#8217;édition “Les Belles Lettres”, 	Paris 1952, pp. 55 a&amp;b.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote56">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote56sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote56anc">56</a><em>Fortune 	reali</em><span style="font-style:normal;">: cioè la sorte, 	tragica in questo caso, dei prìncipi; perché la 	tragedia è azione scenica triste riguardante eroi, e gli eroi 	sono tutti re, regine o di sangue reale. Durante il Barocco, 	l&#8217;equazione è ribaltata, sicché i re e le regine, 	destinatarj dei complimenti, diventano eroi. Poema heroico è 	anche l&#8217;</span><em>Adone,</em> <span style="font-style:normal;">nella 	filigrana del quale si leggono le figure di Maria de&#8217; Medici, di 	Enrico di Navarra, di Luigi XIII, benché sia l&#8217;esatto 	contrario di quello che con la stessa rubrica identificava il Tasso 	(infatti l&#8217;</span><em>A</em><span style="font-style:normal;">. è </span><em>poème de la paix</em><span style="font-style:normal;">, 	non di guerra; e l&#8217;eroe dell&#8217;epica s&#8217;identifica con il guerriero 	valente. Qui si tratta di tragedia: l&#8217;eroe tragico, gravato o no da 	un&#8217;antica colpa, volontaria o no, agisce in pieno il suo destino di 	morte. Ma il ribaltamento dell&#8217;equazione “eroe = re” vale anche 	per questo caso).</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote57">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote57sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote57anc">57</a><em>Sensi: </em><span style="font-style:normal;">vale, in antico, “sentimenti”, 	cioè, trattandosi di tragedia, le “passioni”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote58">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote58sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote58anc">58</a><em>Spirito: </em>“<span style="font-style:normal;">intento”, “intenzione”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote59">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote59sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote59anc">59</a><em>Guai</em><span style="font-style:normal;">: 	nel significato originario; dunque è in endiadi con </span><em>lamenti</em><span style="font-style:normal;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote60">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote60sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote60anc">60</a><em>Voltavano</em><span style="font-style:normal;">: 	“tramutavano”, “trasformavano”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote61">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote61sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote61anc">61</a><em>E 	tutto &#8230; delle sue tragedie</em><span style="font-style:normal;">: 	costruisci: “E tutto quello che il suo </span><em>furor </em><span style="font-style:normal;">elaborava 	in lui era quello che poi i personaggj delle sue tragedie dovevano 	recitare in scena”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote62">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote62sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote62anc">62</a><em>Modo</em><span style="font-style:normal;">: 	“mezzo”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote63">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote63sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote63anc">63</a><em>Machinarli</em><span style="font-style:normal;">: 	“concepirli”, “comporli”, ma più </span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">ancóra</span></span> “<span style="font-style:normal;">ordirli”, “congegnarli”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote64">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote64sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote64anc">64</a>“<em>Crede 	infra”&#8230; nel teatro</em><span style="font-style:normal;">: dove il 	sotterraneo è l&#8217;ipogeo che Euripide sceglie per comporre; e 	la superficie è la piena luce del teatro: quello che sta 	sotto sta anche sopra. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote65">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote65sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote65anc">65</a><em>Ab 	estrinseco</em><span style="font-style:normal;">: “da fuori”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote66">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote66sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote66anc">66</a><em>In 	uscendo</em><span style="font-style:normal;">: costruzione antiquata 	e infranciosata del gerundio.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote67">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote67sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote67anc">67</a><em>Lagrimevoli</em><span style="font-style:normal;">: 	“tragiche”, semplicemente; non c&#8217;è nessuna significazione </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote68">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote68sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote68anc">68</a><em>Dagli: </em>“<span style="font-style:normal;">d&#8217;innanzi agli”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote69">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote69sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote69anc">69</a><em>Qui 	ansietà &#8230; morte</em><span style="font-style:normal;">: nota 	l&#8217;inserto irrelato, senza verbo; quasi a dire “e via con&#8230;”, “e 	giù con&#8230;”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote70">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote70sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote70anc">70</a><em>Camparsene: </em>“<span style="font-style:normal;">scamparne” (cioè 	“scamparsela”, col rafforzativo del dativo etico). </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote71">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="left"><a name="sdfootnote71sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote71anc">71</a><em>Dovunque 	vada porta seco se stesso: </em><span style="font-style:normal;">tema 	di tutto il Seicento, barocco, parabarocco, antibarocco. Era un tema 	che faceva soffrire di per sé. Wallis nella disputa con 	l&#8217;autor del </span><em>Leviatano </em><span style="font-style:normal;">altro 	non dovette farlo che intitolargli l&#8217;ennesimo libello </span><em>Hobbes 	heautontimoroumenos </em><span style="font-style:normal;">per 	tacitarlo una volta per tutte. Senza rifarci all&#8217;oltranza 	elisabettiana – e a Marlowe, e a Webster – o alla melancholia 	degli Slesiani, nella quale giocavano un ruolo di primo piano anche 	fattori esterni a problematiche &#8216;nostre&#8217;, vediamo il tema (doppio; e 	molto centratamente senecano del potente malinconico nel livido 	sonetto di Lope su Sejano, per esempio (se non vogliamo rischiare 	l&#8217;affogamento nella precettistica romanzata dei Malvezzi e dei 	Graci</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">án, 	naturalmente)</span></span><span style="font-style:normal;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote72">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote72sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote72anc">72</a>Il 	tema del malinconico persecutore di sé stesso, che non può 	sfuggire alla tortura che porta “incarnata”, appunto, “ai suoi 	stessi fianchi” è tema ossessivamente ricorrente nel 	Barocco, in tutto il Barocco.</p>
</div>
<div id="sdfootnote73">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote73sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote73anc">73</a><em>Scilla: </em><span style="font-style:normal;">Raimondi: “La vergine, amata 	da Glauco ovvero Posidone, trasformata in mostro per gelosia di 	Circe”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote74">
<p style="margin-left:.57cm;text-indent:-.54cm;margin-bottom:0;font-style:normal;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><a name="sdfootnote74sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote74anc">74</a><em>Et 	quos fugit, attrahit una: </em>Ovidio<em>, Metamorfosi,</em> XIV, 63: 	“e al tempo stesso attrae su di sé quelli da cui vuol 	fuggire” (Raimondi). Ovidio è con Pindaro il poeta amato 	dai barocchi. Così il Marino, in una famosa lettera di 	Napoli, estate 1624 al peraltro inquieto seguace Girolamo Preti: 	“Rompansi pur il capo i signori critici disputando fra loro se con 	quel nome si debba battizzare [cioè se l'<em>Adone</em> possa 	chiamarsi poema heroico]: so che chi volesse far l&#8217;apologista 	averebbe mille capi da poterlo far passar per epico. E se bene 	favoleggia sopra cosa favolosa, si sa nondimeno che la favola antica 	ha forza d&#8217;istorica; ma se altri non vorrà chiamarlo “eroico” 	perché non tratta d&#8217;eroe, io lo chiamerò “divino”, 	perché tratta de&#8217; dèi. Voi l&#8217;intitolate “poema 	fantastico e fuor di regola”, e dite che non può cadere la 	comparazione, perché sarebbe come un voler rassomigliare 	l&#8217;<em>Eneide</em> alle <em>Metamorfosi</em>. Adunque, secondo voi, di 	necessità ne segue che quello delle <em>Metamorfosi</em> sia 	poema irregolato e fantastico, né vi soviene di quello che 	lasciarono scritto molti di coloro che di quest&#8217;arte hanno trattato, 	cioè che si può fabricar poema non solo d&#8217;un&#8217;azione 	d&#8217;una persona e d&#8217;un&#8217;azione di molte persone, ma anche di molte 	azioni di molte persone, se bene non sarà così 	perfetto secondo la mente d&#8217;Aristotile. Parlo delle <em>Metamorfosi</em> (intendetemi bene) e non dell&#8217;<em>Adone</em>, percioché l&#8217;<em>Adone</em> non è azione di molte persone ma d&#8217;una sola; e parlo in 	quanto alla parte della disposizione, perché circa l&#8217;arte, 	come sono l&#8217;invenzione, il costume, la sentenza, l&#8217;elocuzione, io 	non credo che Virgilio passi molto davantaggio ad Ovidio, né 	che il poema delle <em>Trasformazioni</em> a quello dell&#8217;<em>Eneide</em> abbia da ceder punto. Anzi, se non avessi paura d&#8217;esser tenuto matto 	molto più di quel che dubbitate d&#8217;esser tenuto voi per aver 	detto quello sproposito, direi con ogni libertà che tra l&#8217;uno 	e l&#8217;altro è quella differenza che è tra l&#8217;A. e &#8216;l suo 	P. Ma perché non voglio esser lapidato dai fiutastronzi e dai 	caccastecchi, mi basterà dire che troppo bene averò 	detto che le poesie d&#8217;Ovidio sono fantastiche, poiché 	veramente non vi fu mai poeta, né vi sarà mai, che 	avesse o che sia per avere maggior fantasia di lui. E <em>utinam</em> le mie fossero tali! Intanto i miei libri che sono fatti contro le 	regole si vendono dieci scudi il pezzo a chi ne può avere, e 	quelli che son regolati se ne stanno a scopar la polvere delle 	librarie”. Giovan Battista Marino, <em>Epistolario. Seguito da 	lettere di altri scrittori del Seicento, </em>a cura di Angelo 	Borzelli e Fausto Nicolini, Laterza, Bari 1912, vol. II, p. 54-55.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote75">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote75sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote75anc">75</a><em>Suggetto 	da:</em> “<span style="font-style:normal;">compatibile </span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">cól</span></span>”<span style="font-style:normal;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote76">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote76sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote76anc">76</a><em>Tutto 	è &#8230; de&#8217; malinconici: </em><span style="font-style:normal;">costruisci: 	“Il patire de&#8217; malinconici è tutto volontario e non 	suggetto da compatire”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote77">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote77sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote77anc">77</a><em>Scusa: </em><span style="font-style:normal;">letteralmente, “scagionamento”; 	quindi, il malinconico dev&#8217;essere precisamente </span><em>accusato</em> <span style="font-style:normal;">come meritevole della sua morte.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote78">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote78sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote78anc">78</a><em>Farlesi: </em>“<span style="font-style:normal;">farsele”. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote79">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote79sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote79anc">79</a>Il 	fine morale del Bartoli gesuita e impegnato non può non 	riprovare la malinconia. Di qui il suo ottimismo d&#8217;ufficio, di 	prammatica.</p>
</div>
<div id="sdfootnote80">
<p style="margin-left:.57cm;text-indent:-.57cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><a name="sdfootnote80sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote80anc">80</a><em>Enciclopedia 	italiana, </em><span style="font-style:normal;">Istituto della 	Enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma 1949.</span></span></p>
<p style="margin-left:.51cm;text-indent:-.51cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><em>Enciclopedia europea. </em><span style="font-style:normal;">Diretta 	da Livio Garzanti. Garzanti, Milano 1976. </span></span></p>
<p style="margin-left:.51cm;text-indent:-.51cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><em>Grande dizionario enciclopedico UTET</em> <span style="font-style:normal;">fondato 	da Pietro Fedele, UTET, Torino 1985 (4a ed.).</span></span></p>
<p style="margin-left:.51cm;text-indent:-.51cm;margin-bottom:0;" align="justify"><em><span style="font-size:x-small;">Le edizioni veneziane del Seicento. Censimento. A 	cura di Caterina Griffante. Con la collaborazione di Alessia 	Giachery e Sabrina Minuzzi. Introduzione di Mario Infelise. Vol. I, 	A-L. Regione del Veneto – Editrice Bibliografica, Venezia dic. 	2003</span>.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote81">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote81sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote81anc">81</a><em>Pietro 	Giordani: </em><span style="font-style:normal;">piacentino, 	1774-1848. Le sue </span><em>Opere</em><span style="font-style:normal;">, 	stampate in 14 voll. tra 1854 e 1863, riflettono il suo sforzo di 	conciliare una lingua nazionale piena di eleganze, in grado di 	mutuare anche dai secoli presunti argentei, se non fangosi, fiori di 	stile, con alte istanze civili e morali. Piacque molto al 	Settembrini, che aveva avuto formazione puristica sotto il gran 	Basilio Puoti, 1782-1847, maestro anche del De Sanctis. Fu amico del 	Leopardi, che a sua volta esagerò nell&#8217;esaltare il Bartoli, 	che non persuase però critici più ferrati come, 	appunto, Settembrini e De Sanctis. Ci sono belle epigrafi del 	Giordani (e una del Leopardi) nell&#8217;</span><em>Epigrafia moderna, </em><span style="font-style:normal;">vecchio manualetto Hoepli.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote82">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote82sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote82anc">82</a><em>Fu 	scacciata</em><span style="font-style:normal;">: cominciò il 	ministro Pombal in Portogallo, nel 1758, a buttar fuori i Gesuiti 	dalla sua nazione, ciò che costrinse peraltro i Fonseca y 	Pimentel a lasciare Roma (che per rappresaglia buttò fuori 	dai territorj della Chiesa tutti i portoghesi), segnando proprio 	quell&#8217;anno il fatale abbraccio tra Lenor e la città, e poi la 	libertà, di Napoli; seguirono tutte le altre nazioni 	d&#8217;Europa.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote83">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote83sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote83anc">83</a><em>Un 	papa: </em><span style="font-style:normal;">Clemente XIV, che con 	grande dolore non poté che prendere atto della generale 	disgrazia in cui era caduta la Compagnia, i cui interessi 	risultavano ormai inconciliabili con quelli degli Stati nazionali. 	Peraltro, la Compagnia, con le sue famose Aziende d&#8217;oltremare, stava 	già diventando una potenza politica di fatto.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote84">
<p style="margin-bottom:.5cm;" align="justify"><a name="sdfootnote84sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote84anc">84</a><em>1815: </em><span style="font-style:normal;">Ovvero con la Restaurazione, 	sancita dal Concilio di Vienna, che demolì l&#8217;Europa 	napoleonica e reinsediò l&#8217;assolutismo per quanto poté. 	Il ritorno dei Gesuiti fu una scelta politica precisa, e un segnale 	molto forte. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote85">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote85sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote85anc">85</a><em>Operò 	&#8230; inconsapevole: </em><span style="font-style:normal;">ovvero non 	ci fu piena deliberazione, da parte del Giordani, di esaltare la 	reazione; egli, come tanti , si accostò alle opere, ormai 	neglette, dei Gesuiti, e rimase sedotto dall&#8217;immensità del 	fenomeno.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote86">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote86sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote86anc">86</a><em>Miracoli 	di scrittori: </em><span style="font-style:normal;">infatti il 	Giordani non difese il gesuitismo, ma mostrò di apprezzare 	enormemente lo stile dei secentisti appena riscoperti; di fatto il 	Settembrini non disconosce affatto la preziosa funzione dello 	sperimentalismo barocco a livello di lingua. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote87">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote87sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote87anc">87</a><em>Generali</em><span style="font-style:normal;">: 	nota come l&#8217;etichetta di &#8216;generale&#8217; sia brachilogia per &#8216;</span><em>direttore </em><span style="font-style:normal;">generale&#8217;; e come la fortuna 	della dizione alla breve faccia immediatamente pensare alla 	vocazione antica, militante se non quasi militare, della Compagnia 	al suo sorgere (1534). </span><em>Imperatore</em> <span style="font-style:normal;">è 	latinismo per &#8216;generale&#8217;, appunto, in senso militare (passò a 	significare quello che significa oggi per via dell&#8217;acclamazione che 	condusse l&#8217;</span><em>imperator </em><span style="font-style:normal;">autor 	del </span><em>De analogia </em><span style="font-style:normal;">a 	capo della civiltà Romana, e di molti paesi ad essa 	sottomessi.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote88">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote88sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote88anc">88</a><em>Asiani: 	“</em><span style="font-style:normal;">asiatici”. Per noi </span><em>asiano</em> <span style="font-style:normal;">sopravvive solo nelle locuz. 	inerenti allo stile letterario. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote89">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote89sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote89anc">89</a><em>Però: </em><span style="font-style:normal;">la prosa settembriniana si 	dipana fresca e delicata come sbocciano i fiori, ma purista è 	e purista, in ogni caso, rimane: in lui il </span><em>però</em> <span style="font-style:normal;">è etimologicamente </span><em>per</em><span style="font-style:normal;">+</span><em>hoc</em><span style="font-style:normal;">, 	ed introduce la consecutiva (come il nostro “perciò”), 	non l&#8217;avversativa (come il </span><em>nostro</em> “<span style="font-style:normal;">però”).</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote90">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote90sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote90anc">90</a>U.s.</p>
</div>
<div id="sdfootnote91">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote91sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote91anc">91</a><em>Principii 	peripatetici: </em><span style="font-style:normal;">cioè 	aristotelici. Anche se il Bartoli non fu mai antigalilejano, 	tutt&#8217;altro.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote92">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote92sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote92anc">92</a><em>Negandole 	il libero volere: </em><span style="font-style:normal;">questo il 	gesuitismo. Dietro la piacevolezza favolistica del Bartoli, il 	Settembrini vede le tetre mene dei Gesuiti di sempre, aggressivi, 	ambiziosi, votati alla morte.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote93">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><a name="sdfootnote93sym" href="///mnt/home/Documents/blog/bartoli.html#sdfootnote93anc">93</a>Tesi 	che sostiene anche a proposito del marinismo.</p>
</div>
</div>
</div>
<p><span> </span></div>
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		<title>272. Intervista a Remo Bassini.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 19:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[remo bassini]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nasci a Cortona, “antica cittadina etrusca” il 23/09/1956. I tuoi sono contadini toscani e tu nasci in Toscana. Ma a due anni la tua famiglia si trasferisce a Vercelli, che è la tua città: qui studj, scrivi, lavori. Oggi dirigi “La Sesia” storico bisettimanale di Vercelli, fondato nel 1871. Sono piemontesi, in senso “provinciale” anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=735&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://www.sagarana.net/rivista/numero27/images/ana1.jpg" alt="L'immagine “http://www.sagarana.net/rivista/numero27/images/ana1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori." width="250" height="202" /></p>
<p><em>Nasci a Cortona, “antica cittadina etrusca” il 23/09/1956. I tuoi sono contadini toscani e tu nasci in Toscana. Ma a due anni la tua famiglia si trasferisce a Vercelli, che è la tua città: qui studj, scrivi, lavori. Oggi dirigi “La Sesia” storico bisettimanale di Vercelli, fondato nel 1871. Sono piemontesi, in senso “provinciale” anche i tuoi personaggj, le tue storie, in cui però la Toscana può tornare, come retroterra autobiografico, e come meta di viaggj, anche frequenti. Così avviene anche nella tua vita: hai detto che a Cortona torni spesso, e che i tuoi legàmi con la Toscana sono forti. Tra la Toscana e il Piemonte mi sembra esserci un abisso, ad occhio e croce. Come senti questa tua doppia radice? C&#8217;è conflitto, felice contraddizione, sforzo di mediazione e adattamento?</em></p>
<p>A Cortona, città di vicoli, c&#8217;è una sola strada pianeggiante, che tutti conoscono come Ruga piana. Certe sere mi addormento pensando di essere lì, perché il colore del cielo, lì, è più azzurro e perché lì, a Cortona e ancor più nei casolari della mia infanzia, ho lasciato i miei sogni. Cortona insomma è un gioco mentale, è il luogo del non-tempo per me, della “bella memoria”, di chi insomma gioca a non crescere mai. Dico ora qualcosa di ardito. Esenin diceva di essere diventato il più grande poeta di Russia grazie ai racconti di sua nonna, analfabeta. Io dico che le mie storie provinciali, molto piemontesi quindi, avvolte dalla nebbia, sono in debito con quel mondo contadino. «Nell&#8217;antichità» oppure «c&#8217;era un tempo che&#8230;» sono frasi, queste, che sentivo dai contadini e che nelle mie estati cortonesi mi entravano in testa per non uscire. E me le portavo dietro, insieme alla nostalgia del colore del cielo di Cortona. Ma per quanto riguarda me posso confessare, con un po&#8217; di amarezza (ma non so quanto), di non avere radici. Non mi sento un piemontese, non mi sento un tosco-umbro. Gioco a sentirmi.</p>
<p><em>Conoscendo Gian Renzo Morteo alla fine degli anni Ottanta ti sei dedicato anche al teatro, come attore, affrontando due pezzi da novanta come </em>La vita è sogno <em>di Calderón (Sigismondo?) e </em>L&#8217;uomo dal fiore in bocca<em> di Pirandello. La tua scrittura è fusione, a tempo giusto di maturità, di una variegata esperienza umana, ma anche artistica, e di scrittura. Individui in particolare qualche cosa di “teatrale”, nella tua scrittura? C&#8217;è recitazione, o drammaturgia, in essa? Considerando anche che il tuo primo romanzo, Il quaderno delle voci rubate</em><em>, 1996-2002, è concepito come un film.</em></p>
<p>Dietro certe virgole che io non metto (come hai osservato tu ne <em>La donna che parlava con i morti</em>) ci sono Morteo e quello che lui mi ha insegnato di Stanislavskij e di Antoine. <img class="alignright" src="http://www.qlibri.it/images/stories/jreviews/785_Ladonnacheparlavaconimorti_1198685409.jpg" alt="http://www.qlibri.it/images/stories/jreviews/785_Ladonnacheparlavaconimorti_1198685409.jpg" width="173" height="278" />Io cerco, scrivendo, di fare quello che facevo recitando: dettare i ritmi a chi mi legge. Frasi magari lunghe, ma ricche di punteggiatura con incisi brevi e iterazioni sono (vorrebbero essere) un messaggio per chi legge, invitarlo, insomma, a leggere come se stesse ascoltando una sinfonia. Per converso, cerco, in altre pagine, povere di virgole e con un linguaggio duro, da “camionista” di scuoterlo, invece, di trasmettere quel che prova il mio personaggio (e che io ho provato scrivendo). E poi ci sarebbe un discorso lungo da fare sulla fruizione: un attore, diceva sempre Morteo, deve captare se il suo messaggio arriva allo spettatore e, al contempo, deve riuscire a percepire il messaggio di ritorno. Nella scrittura non si può, tu non sai chi ti leggerà.<em> </em>Però io scrivendo (meglio, riscrivendo) mi domando sempre a chi sto raccontando una storia. E così, nei limiti del possibile, cerco di semplificare, più che posso, il linguaggio.</p>
<p><em>Il </em>Quaderno delle voci rubate <em>del tuo libro è quello di un barista, Luca Baldelli, che trascrive frasi dei clienti còlte al volo: una specie di registratore umano, insomma. Viene spontaneo pensare che la tua scrittura abbia, grosso modo, questo scopo di trascrivere la vita. È esatto?</em></p>
<p>Le storie, certe storie, ci passano vicine, e sono meglio di tanti libri spazzatura. Ho sentito dei racconti di contadini semianalfabeti e mi hanno incantato, ho letto libri stupidi, vuoti, insipidi. Ecco, a un certo punto della mia vita io mi sono accorto, guardando indietro, che stavo dimenticando le storie più toccanti che mi erano arrivate. Parlo soprattutto dei due anni in cui ho fatto il portiere di notte. <img class="alignleft" style="cursor:0;" src="http://remobassini.files.wordpress.com/2008/05/il-quaderno.jpg?w=283&#038;h=401" alt="http://remobassini.files.wordpress.com/2008/05/il-quaderno.jpg?w=283&#038;h=401" width="283" height="401" />Ne <em>Il quaderno delle voci rubate </em>il mio personaggio si accorge, infatti, che le storie, se non le scrivi, fuggono via. E la scrittura, almeno, ti consente una piccola grande magia: quella di aiutare la nostra memoria. Ma scrivendo, penso soprattutto ad Anna Antichi, le sensazioni più belle (forti) te le danno i personaggi che non vengono dal vero, che inventi tu: e che, proprio per questo, senti più tuoi e quindi più veri.</p>
<p><em> Sei stato sindacalista nella seconda metà degli anni Settanta. Per quanto tempo? È stata un&#8217;esperienza rilevante nella tua formazione?</em></p>
<p>La fabbrica è stata un&#8217;esperienza che ha lasciato tanti segni (anche due cicatrici, una su una mano e una su una caviglia). Segni belli e meno belli. Il sindacalismo fa parte dei segni meno belli. La solidarietà, per esempio, che dovrebbe essere l&#8217;anima del sindacalismo più puro è stata archiviata.</p>
<p><em> C&#8217;è qualche episodio rilevante, o particolarmente eccitante, della tua esperienza di portiere di notte?</em></p>
<p>Una ballerina da night che rifiuta cinque milioni da tre uomini per bene, e li manda a stendere. Tempo fa ho fatto questo racconto a un gruppo di persone, colte e di sinistra. Una ragazza, colta e di sinistra, mi ha guardato e mi ha detto: Ce l&#8217;aveva d&#8217;oro? Ecco cos&#8217;è che mi fa incazzare: la gente canta <em>Amico fragile</em> o <em>dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori</em> ma sono litanie, inutili ed ipocrite.</p>
<p><em> Ho letto nell&#8217;intervista a Franz Krauspenhaar, su Nazione Indiana, che consideri il talento di Primo Levi come una conseguenza diretta di Auschwitz. Vuol dire che senza Auschwitz non avrebbe scritto?</em></p>
<p>E&#8217; una mia supposizione. Che parte dal mio ombelico: se la vita non mi avesse riservato delle tegole, e se fossi normale ed equilibrato, non avrei nulla da raccontare.</p>
<p><em> Riporto i nomi dei tuoi scrittori preferiti, sempre da quell&#8217;intervista: Salgari, Pratolini, Berto, Remarque, Steinbeck, Fenoglio, Renato Olivieri, Pontiggia, Boell, Chandler, Montalban, Saramago, Mankell, Luisito Bianchi. Colpisce un po&#8217;, tra tanti scrittori &#8216;materici&#8217;, la presenza di Pontiggia, che è stato uno stilista. Che cosa te lo rende importante?</em></p>
<p>Non lo so, sinceramente non so rispondere a questa domanda. Succedono cose strane nella lettura. Una volta amavo la Allende, ora non mi sento più invogliato a leggerla. Una volta detestavo Calvino, adesso leggo e rileggo certe sue pagine: nel “dosaggio” di avverbi e aggettivi penso sia il migliore. Di sicuro la mia predilezione sarà sempre per gli scrittori “materici”.<em><br />
</em></p>
<p><em> Hai tenuto un corso di giornalismo nel carcere di Vercelli. Con che tipo di umanità sei venuto in contatto? Mentre ci lavoravi insieme, hanno avuto importanza, per te, i motivi per cui questo o quello erano finiti in carcere? Hai incontrato difficoltà, dico in te stesso, un moto di ripulsa nei confronti di qualcuno, per quello che aveva fatto?</em></p>
<p>Ripulsa mai. Il carcere mi ha insegnato ad avere meno certezze. Una stessa persona con cui stai parlando potrebbe essere “un bastardo pedofilo” oppure tuo fratello o tuo figlio.</p>
<p><em> Tu sei uno scrittore “di provincia”, letteralmente. E la grande città – o anche solo Torino? Non hai mai avuto la tentazione di scriverne?</em></p>
<p>Ne ho scritto proprio recentemente, dopo Vercelli e Cortona, Torino è la città che più conosco, per diversi anni è stata la città della domenica. Ho appena terminato un libro, di un cortonese che vive a Torino rimpiangendo Cortona e il cielo della Toscana.</p>
<p><em>Fatìco a farmi un&#8217;idea di Fabrizio Centofanti. Un suo ritratto in due parole.</em></p>
<p>Non ne sono in grado. Con me è stato sempre corretto e gentile. Mi ha invitato a far parte de <em>La poesia e lo spirito </em>ma a me, sinceramente, tanto<em> La Poesia e lo spirito </em>quanto<em> Nazione Indiana </em>mi annoiano e mi sembrano, più che altro, luoghi dove ci si esibisce e, ma sì diciamolo, si lecca il culo ora a questo ora a quello. Tra un operaio leccaculo e uno scrittore leccalulo non c&#8217;è paragone: il secondo fa davvero schifo.</p>
<p><em> Tu sei quello che gli inglesi chiamano un late bloomer: alla scrittura hai pensato sin da giovanissimo, ma sei diventato giornalista a 30 anni, attore a 32 (ex attore a 33) e scrittore alle soglie dei 40. Nel frattempo hai ponderato, accumulato esperienza, meditato e decantato. Montalban, che a te piace, fa dire a Carvalho da qualche parte che tutti viviamo in un certo modo, e poi ce ne facciamo un&#8217;ideologia. Ma di là da questo, consiglieresti, a chi vuole pubblicare, di aspettare, di lasciar decantare, di maturare?</em></p>
<p>Ti spiego perché sono inaffidabile, io, nel rispondere a questa domanda. Allora, io scrivo una storia, posso impiagare dai venti giorni ai due anni per un romanzo. Poi riscrivo, da due, tre volte, a venti. A un certo punto non ne posso più e questa storia la do in pasto agli editori, e non ne voglio più sentir parlare, la rimuovo anche un po&#8217;.</p>
<p><em> Hai firmato inchieste di quelle che sogliono definirsi “scottanti”, con conseguenze anche piuttosto complicate. Ultimamente avevi una nuova causa in corso. Vale sempre la pena di rischiare?</em></p>
<p>Rischio di morire povero, sarebbe un ritorno alle origini. Da tre anni a questa parte non ho più il conto corrente in rosso.</p>
<p><em> Il new journalism, che, da quello che ho capìto, è un genere a metà strada tra letteratura e inchiesta, t&#8217;interessa? Noti qualche somiglianza con il tuo modo di concepire le inchieste?</em></p>
<p>Il mio giornalismo è in provincia dove, dico per fortuna, siamo rimasti a cinquant&#8217;anni fa. Scriviamo cose dopo aver parlato con persone. L&#8217;ideale sarebbe quello di scrivere dopo aver visto i fatti, ma questo non è stato mai possibile. A livello generale non so dire: anni fa si disse che i blog avrebbero stravolto e magari sepolto il giornalismo, ora si dice la stessa cosa, perché Face e Twitter sono veloci. Vedremo. Il problema, semmai, è un altro: che sta sparendo il giornalismo d&#8217;inchiesta. Che non è l&#8217;unico male del<em> </em>giornalismo. In Italia, oggi, chi fa il mio mestiere da un lato è imbavagliato dal potere che minaccia e dall&#8217;altro è imbavagliato (salvo rare eccezioni) da una tradizione di giornalismo genuflesso ai potenti.</p>
<p><em> E il caso Saviano?</em></p>
<p>Domanda difficilissima, quasi come la prima (su Cortona e Vercelli). Ho letto, in fretta e saltando alcune parti e senza entusiasmarmi mentre lo leggevo, <em>Gomorra, </em>ho letto in rete tante polemiche e testimonianze su di lui. Ormai è un eroe, ed è forse giusto che sia così. Penso che dica cose importanti, penso anche che sia un grande giornalista (su<em> Nazione Indiana </em>ho letto cose notevoli, scritte da lui). Sta di fatto che se non fosse diventato un caso letterario sarebbe un eroe dimenticato.<em><br />
</em></p>
<p><em> Uno scrittore &amp; giornalista investigativo di grido è Andrea G. Pinketts, che pratica anche lui, in maniera però iperletteraria, un certo tipo di noir. Lo conosci? Se sì, ti piace?</em></p>
<p>Non lo conosco, l&#8217;ho intravisto un paio di volte, nulla di quello che mi hanno detto di lui, delle sue eccentricità, mi ha incuriosito.</p>
<p><em> Ti sei laureato, nel 1991, con una tesi in Storia del Risorgimento. Che argomento aveva?</em></p>
<p>Era una tesi storico letteraria, sullo scapigliato Achille Giovanni Cagna. Bel mondo quello tra fine Ottocento e inizi Novecento, più sanguigno, passionale, di grandi lotte. In piazza, non dal pc. O almeno: questa è l&#8217;idea che mi sono fatta leggendo soprattutto gli scambi epistolari di Cagna con la Serao, De Amicis e soprattutto Faldella. <img class="alignright" src="http://www.lasesia.vercelli.it/storia/img/pagine/cagna_achille_giovanni.jpg" alt="http://www.lasesia.vercelli.it/storia/img/pagine/cagna_achille_giovanni.jpg" width="192" height="128" />Ed è stata la prima volta in cui mi sono imbattutto con la frustrazione di chi scrive: quando Cagna non ottiene riscontri lancia invettive, quando diventa uno scrittore affermato&#8230; va bene così.</p>
<p><em> I tuoi personaggj femminili (Clelia, Anna&#8230;) sono stati lodati da tutti perché sembrano vivi, hanno una personalità che buca la pagina. Come mai questo rapporto privilegiato con l&#8217;anima femminile?</em></p>
<p>Me lo sto ancora chiedendo ed è cosa che è venuta così, scrivendo. Per esempio, <em>La donna che parlava con i morti. </em>Avevo in mente la struttura, l&#8217;elemento simbolico della moneta (e<em> La moneta </em>sarebbe stato il titolo più appropriato), il senso di colpa, che è l&#8217;elemento trainante del libro, tutto insomma, ma mi mancava un Io narrante. Una notte è arrivata Anna Antichi e io, da quel momento, non mi sono più fermato. La “sentivo”, e mi piaceva sentirla e mi piaceva scriverne.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align:center;">=========================</p>
<p>Mettendo le domande in corsivo e le risposte di Remo Bassini in tondo, ho letto per la seconda volta questa intervista, e devo dire che non mi aspettavo, in specie da domande ancòra così crispées e impacciate (ero solo alla prima intervista, che diamine!, eccettuati alcuni esperimenti grosso modo giovanili, che non fanno storia), che il mio interlocutore riuscisse a dare risposte così meritevoli di essere lette.</p>
<p>Sono molto grato a Bassini per la pazienza, per il franc parler, per la concretezza delle risposte; se è il primo passo quello che conta, allora sono sicuro che questa new wave si è alzata con i migliori auspicj.</p>
<p>(Dato che abbiamo cominciato un giovedì, posto che qualcuno mi risponda ancòra, il giovedì diventerà il giorno dell&#8217;intervista).</p>
<p style="text-align:center;">==================</p>
<address><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
</address>
<address><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">23/09/1956. Nascita a Cortona, “antica cittadina etrusca”, da genitori contadini toscani. Rimane sempre legato alla Toscana.</span></span></address>
<address><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">1958. Trasferimento a Vercelli. Qui studia fino al diploma. Poi 7 anni di fabbrica, “prima operaio-sindacalista poi studente-operaio-pendolare”.</span></span></address>
<address><span style="color:#000000;">“<span style="font-size:x-small;">Ho iniziato a scrivere che avevo vent&#8217;anni e lavoravo in fabbrica (ho ancora nel cassetto un romanzo incompiuto ambientato in quel periodo della mia vita). Sono stato operaio, sindacalista, disoccupato, studente di lettere di giorno e portiere di notte in un albergo. Poi è arrivato il giornalismo, e quel poi è importante: non mi sento nel modo più assoluto un giornalista che si concede alla narrativa, piuttosto un narratore di storie da prima, dagli anni della fabbrica”.</span> “<span style="font-size:x-small;">Io al giornalismo sono arrivato tardi, avevo trent&#8217;anni, e alle spalle avevo dei timidi tentativi di scrittura, un romanzo interrotto, poesie”.</span></span></address>
<address><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">1982. Si iscrive a Lettere, a Torino. Si mantiene agli studi facendo il portiere di notte, e arriva “a un passo dalla laurea”. Coltiva la passione “tardiva” per il teatro, dopo aver conosciuto Gio. Renzo Morteo.</span></span></address>
<address><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">1986. Comincia la collaborazione con <em>La Sesia</em><span style="font-style:normal;">, <em>“storico giornale di Vercelli e provincia fondato nel 1871”.</em></span></span></span></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">1988. Recita ne La  vita è sogno<span style="font-style:normal;"> di Calder</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">ón, Teatro Civico di Vercelli. E&#8217; assunto stabilmente alla </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">Sesia</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, si occupa di sport e politica. Abbandona momentaneamente gli studj.</span></span></span></span></em></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">1989. Recita ne </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">L&#8217;uomo dal fiore in bocca</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> di Pirandello, Auditorium Santa Chiara, Vercelli. </span></span></span></span></em></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-size:x-small;">1991. Riprende gli studj, e si laurea con una tesi in Storia del Risorgimento. Nel frattempo, sotto la  direzione di Francesco Brizzolara, firma anche alcune inchieste scottanti. </span></span></span></em></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">1995. Comincia a collaborare con </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">L&#8217;indipendente</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> diretto da Daniele Vimercati. Alla </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">Sesia </span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">è poi nominato caposervizio. Pratica bowling a livello agonistico. Tiene un corso di giornalismo nel carcere di Vercelli. </span></span></span></span></em></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">1</span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> </span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> </span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> </span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">996. Inizia a scrivere </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">Il quaderno delle voci rubate</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, “che contiene richiami alla campagna toscana, agli anni delle lotte sindacali ma ancor più a storie e persone che gravitano attorno alla redazione di un giornale di provincia”.</span></span></span></span></em></address>
<address><span style="color:#000000;">“<span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">E&#8217; direttore de </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">La Sesia</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, storico settimanale di Vercelli e provincia, collabora con </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">Il corriere nazionale</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;">, commenta sul suo seguitissimo blog e ne </span></span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;">La poesia e lo spirito –</span><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-style:normal;"> l&#8217;ormai leggendario blog letterario multiautore fondato da Don Fabrizio Centofanti – scrive romanzi di buon successo”.</span></span></span></span></address>
<address><em><span style="color:#000000;">“<span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-size:x-small;">Dall&#8217;aprile 2005 ha assunto la direzione del giornale “La Sesia”. Ha scritto anche su Stadio e su L&#8217;Indipendente. E su Fernandel. Ha un blog (&#8230;)”. Scrittori preferiti: Salgari, Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Erich Maria Remarque, John Steinbeck, Beppe Fenoglio, Renato Olivieri, Pontiggia, Boell, Chandler, Montalban, Saramago, Mankell, Luisito Bianchi. </span></span></span></em></address>
<address><em><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-style:normal;">Riferimenti: Remo Bassini, </span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-style:normal;"><strong>Il quaderno delle voci rubate</strong></span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Liberation Serif,serif;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-style:normal;">. La Sesia Editrice, Vercelli 2002. Pp. 172 più “Cenni biografici” ([175]). </span></span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:x-small;">Franz Krauspenhaar, intervista a Remo Bassini, “Queer” Liberazione, 13/01/2008; poi NazioneIndiana 19/01/2008. Amneris di Cesare, “6° intervista: Remo Bassini”, su <a href="http://fiae.splinder.com/">http://fiae.splinder.com</a> , 08/04/2008.</span></span></em></address>
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		<title>266. Dialoghi (un programma per l&#8217;immediato futuro).</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:04:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Facciamo un programmino per quella che, auspico, sarà la new wave del blog &#8211; e poi sia quello che sia.
Del tutto inaspettatamente Remo Bassini e, come vengo or ora a sapere qui, anche Giuditta Russo hanno dato la loro disponibilità a rispondere ad alcune domande &#8211; insomma, a fare una specie di intervista. Quanto al pomposo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=anfiosso.wordpress.com&blog=501563&post=711&subd=anfiosso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Facciamo un programmino per quella che, auspico, sarà la new wave del blog &#8211; e poi sia quello che sia.</p>
<p>Del tutto inaspettatamente <a href="http://remobassini.it">Remo Bassini</a> e, come vengo or ora a sapere <a href="http://anfiosso.wordpress.com/2009/06/06/258-la-funzione-di-questo-blog/#comment-5059">qui</a>, anche Giuditta Russo hanno dato la loro disponibilità a rispondere ad alcune domande &#8211; insomma, a fare una specie di intervista. Quanto al pomposo nome di <em>intervista</em>, ma chi passa di qui già lo sa, nessuno dovrebbe aspettarsi nulla di particolarmente ortodosso; non essendo io un giornalista, né intendendo essere, nemmeno nella fattispecie di queste (intanto due, e tutte da fare) conversazioni. Lo scopo saliente di questa novità è strappare il blog alla mora dei solipsismi, e cambiarne la prospettiva, dall&#8217;ombelico della coscienza malata dello scrivente a qualche più aprica specola: essendo questo, anche questi dialoghi saranno da considerare essenzialmente, appunto, come <em>dialoghi</em>, senza limiti di tempo &amp; spazio per quanto riguarda e le domande (ma non sono la Fallaci, nessuno si allarmi), e, in specialissimo modo, le risposte; quanto a queste ultime, senza limiti, dico, senza pretendere che, considerati soprattutto i numerosi e severi impegni dei due personaggj, esse siano estese quanto forse ci piacerebbe.</p>
<p>Dal momento che anch&#8217;io, dialoghi a parte, ho, se non severi impegni &#8211; ma avrei anche quelli -, severissime limitazioni di tempo e spazio, penso nel frattempo di preparare le domande da porre a Remo Bassini entro lunedì prossimo, giorno 22 giugno; e quelle a Giuditta Russo entro il lunedì seguente, giorno 29. Che poi Giuditta Russo trovi modo di rispondere ai quèsiti in tempi strettissimi, facendo graziosamente pervenire le risposte a noi lettori prima di quando sarà possibile a Bassini, o viceversa, è cosa che non posso predeterminare; ma due testi non sono cosa difficile da gestire e scaglionare nel tempo. Altro è se nel frattempo arriveranno altre adesioni (tra cui Quella da me sospirata, di cui più oltre), ciò che imporrà l&#8217;adozione, suppongo, di una cadenza regolare e abbastanza larga, poniamo settimanale, in modo da non intasare il blog e da permettere a ciascuna intervista di essere assorbita e assimilata in pieno dall&#8217;attento lettore.</p>
<p>Suppongo che l&#8217;indirizzo mail fornito da Giuditta Russo sia quello a cui dovrei &#8211; dati i programmi, tra due settimane &#8211; inviare le domande; quello di Bassini lo conosco; il mio, ad ogni buon conto, è</p>
<p><a href="mailto:melchiorregioja@hotmail.com"><strong>melchiorregioja@hotmail.com</strong></a>.<strong>  </strong></p>
<p>Rimane il cruccio, a fronte delle due entusiastiche adesioni, per le quali mi protesto nuovamente (ma lo farò anche oltre, e in più occasioni) indefinitamente grato, del sepolcrale silenzio che invece continua a custodire gelosamente, avvolgendola, la figura un tempo così vistosa di Sonia Cassiani; la quale tace sul suo sito morto ormai da anni, tace sui canali nazionali e locali (tanto la tivvù non ce l&#8217;ho), e tace anche su queste modeste pagine.</p>
<p>Sono molti i motivi per cui amerei che aderisse, e avrei modo di esporli via via tutti a mano a mano che soddisfacessi le curiosità mie e di qualche altro col porle qualche domanda, ottenendo qualche risposta. Sempre considerando il fatto che questa sede, del tutto informale a malgrado delle sfoggiature sintattiche dell&#8217;owner, non può essere in alcun modo equiparata alla pagina di un giornale, o ad uno studio televisivo: non sono, né sarebbero mai potuti essere, l&#8217;atmosfera vitale di chi scrive, che di quel mondo ignora tutto.  </p>
<p>Per dissipare ogni sospetto circa le mie reali intenzioni, e per mostrare che stile intendo far mio nell&#8217;intrecciare questi dialoghi, dove non bastasse l&#8217;esempio fornito dagl&#8217;illustri adesori, potrei inviare alla Cassiani, privatamente, una serie di domande, da me preparate nel frattempo; oppure metterle qui sopra, in pubblico, come <em>Repubblica </em>con Berlusconi, ma appunto questo appariscente presupposto rischia di dare tutt&#8217;un altro senso, e non voluto, ad un&#8217;operazione che imprendo per motivi svariatissimi, ma non certo per mettere la gente con le spalle al muro.</p>
<p>Insomma, il mio indirizzo mail l&#8217;ho messo.</p>
<p>Nella speranza di un segno di vita, di un sussulto, uno spasmo - suo, e non di qualcuno dei suoi supporters; o magari, quantomeno, di qualche supporter abbastanza informato su lei da poterne reggere la parte per il tempo di un&#8217;intervista -, e nuovamente ringraziando Giuditta Russo e Remo Bassini per la cortesia, auguro a tutti una bonissima giornata; &amp; a risentirci.</p>
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