Augurj
ad IRENE DE SANCTIS
per il suo XCIX compleanno.
1. Quale Virtù la fibra in te convinse A soggettarsi, quasi sua fattura, D’altrimenti aspra e indomita Natura, Al punto che ogn’ACREDINE in te STINSE? 2. Io non saprei; ma a giacimenti immensi Di tolleranza so volger la rima; Che brame concepire, umile in prima, ARDISCE non men basse, ma più INTENSE. 3. E perdóno alla folle sconoscente, Anzi il cui ceffo crepano gli specchj, Se invoca serti coi salamelecchi: Solo il forte i suoi CARDINI in SÉ SENTE. 4. Presunzione e Ignoranza ha sue ministre; Ed appannato ingegno ha tanto, & scempio, Che se a suoi numi essa levasse tempioLoro avrebbe a DECANE empie, & SINISTRE. 5. Né, se mai pronunciarmene dovessi, Stupore dia se ha versi tanto grezzi; Ch’essa quel che così riceve in pezzi
A libito da sé DECRETA IN NESSI. 6. Se in essa, dunque, avviene che tu scerna Non esser capo e coda, tu rifletti Ch’essa senza i tuoi savj lumi eletti Mai nel suo proprio sé DISCESE INTERNA. 7. Poiché la verità per certo tieni Non in cieli occultarsi, o atri meati, Ma gli arcani più intimi e inviolati DISCRETA d’ogni Sé celar NE’ SENI. 8. Tu che del cuore umano i sensi, misti Spesso, scrimasti e in lucide scansie Ne ripartisti moti e fremiti in -logìe, E i luoghi, e i modi e l’ÊRE NE SCANDISTI; 9. Tu il cui discernimento ipersenziente Tra enigmi involto spesso d’un sorriso Sfugge intenti, percetto no, o indeciso,
SE malevoli o RANCIDI li SENTE, 10. Avvegnaché la tua candida e linda Politica, non ch’alcunché ne tolga, Gli enti ch’hanno quel quid sua sponte accolga, E gli ESENTI da sé per sé RESCINDA, 11. Sicché a stornar da te gl’intenti infesti Essere ti bastò, né mendicasti Agli atti effetti mai altrui nefasti, Né IN NERE gore per ciò far SCADESTI, 12. Come a codesta nottola, che intende Cianciar di cose alate, e i venti esanima Con filatesse fatte d’aria e d’anima Venendo a lei che IN sensi SEI TRASCENDE, 13. Come, ti volgerai? Che in fruste peste Imprime l’orma che più in nulla imprime, In terra no, in secchissimo concime Degl’INNI donde, o RE, tutti SCADESTE; 14. Che afferma, e non s’afferma, e ai vilipendj Tuoi presta e il fianco e il petto, in apodissi Dai panneggj induriti, irti, & prolissi, Proprio a te, che NEI SE, semmai, TRASCENDI; 15. Perdona tu se puoi, tu ch’hai patenti L’arco baleno e il mistico carisma, Al retore l’ennesimo sofisma, Al minusier le RESINE SCADENTI; 16. IRE NE’ tanto ardire ti procuri; DEsiderio d’omaggio le SANCisca Il benvenuto; & all’omaggio unisca (TI Sfuggiva, oh poeta) tanti augurj.
30 dicembre 2010 alle 21:54
mamma mia, che bellezza!
grazie, amico mio.
i.
4 gennaio 2011 alle 21:33
!