150. Massì.
By anfiosso
Va bene, va bene, tash.
Vorrà dire che mi terrò lontano.
Questo post è stato pubblicato il 17 Novembre 2007 alle 1:49 pm ed è archiviato in sterquilinarie. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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17 Novembre 2007 alle 11:27 pm
no, anfiò.
fregatene.
18 Novembre 2007 alle 10:31 pm
Pota
19 Novembre 2007 alle 2:20 pm
Sigh, sob, e io che volevo chiedergli tenisse dieci centesimi. Ma tant’è.
Ma mettiamo in chiaro una cosa:
In questa situazione non so cosa pensare, ma so che non vorrei vedere in continuazione tutto questo, so che la gente sporca che puzza e mi si accosta per strada, pressandomi per ottenere qualche soldo, mi dà fastidio, mi fa schifo, comincio ad odiarla.
Domanda: perché? prima l’amavi? rabbrividivi di piacere quando ti si accostava, riempiendoti il naso di miasmi e le orecchie di richieste lamentose? Ti è mai, ci è mai veramente piaciuta la gente che puzza e che chiede quello a cui, a rigori, non ha diritto?
In realtà non è mai piaciuta a nessuno. La gente che puzza non piace nemmeno a sé stessa. Il fatto è che quando si puzza il proprio odore non lo si sente, tutto qui.
La differenza è questa: che prima si tolleravano il cattivo odore, il brutto aspetto e le richieste pressanti in considerazione delle condizioni che avevano portato il barbone ad essere tale. A un certo punto, però (e qui è cominciato il poi), si è smesso di considerare quelle precondizioni, non sono più bastate, e si è cominciato a considerare con fastidio il barbone beone e puzzone che stende la mano agli angoli delle strade, che chiede i centesimi nelle metropolitane, fuori dal panettiere, vicino alle stazioni, sotto i portici, vicino al giornalajo, che dorme nei fossi e sulle panchine e nelle sale d’aspetto. Da una parte può darsi che i barboni siano aumentati (come per tutte le cose, dipende dai periodi: al momento, per esempio, a Torino non se ne vedono molti, tre anni fa era pieno zeppo, torneranno probabilmente ad aumentare e diminuire un numero indeterminabile di volte), o può darsi semplicemente che Tashtego sia stufo di molte cose, ivi compreso l’accattonaggio.
O forse, secondo me più verosimilmente, come avviene credo con tutti o quasi tutti, per un lungo periodo ha avuto considerazione per le disgrazie che portano i barboni ad essere tali, ma troppo in astratto, senza chiedersi di che cosa si tratti in realtà. In realtà l’accattonaggio e tutto quanto lo implica e ne è implicato è una contraddizione in termini, e come tale presto o tardi esplode: viviamo in una società in cui non c’è posto per tutti, che crea esclusi ma si rifiuta di liquidarli o escluderli completamente; da una parte sbatte fuori, dall’altra fa — con riserve — rientrare. Da una parte toglie la possibilità di sopravvivere, dall’altra continua a garantire la sopravvivenza. Gli stessi soldi che una persona deve senza possibilità di alternativa guadagnare e denunciare al fisco passano agli esclusi, parte sotto forma di servizj sociali, e parte, anche, brevi manu, con le elemosine.
In realtà è la possibilità materiale di sopravvivere senza lavorare che rende possibile il barbone. E questa possibilità precede e trascende la volontà e l’intenzione sia del barbone sia del cittadino integrato: è nel sistema, è un fatto istituzionale, anche culturalmente.
Tash sicuramente (la mia era una boutade, l’avrà capìto, ma questo discorso che faccio, e spero che si sia capìto anche questo, voleva essere un pochino più serio) non ha pensato a questo. Quello che mi chiedo è: c’è, effettivamente, qualcuno che ci ha pensato, che ci pensa? Che si è fatto sfiorare dall’idea?
19 Novembre 2007 alle 5:54 pm
“In realtà è la possibilità materiale di sopravvivere senza lavorare che rende possibile il barbone.”
Giusto.
Giusto anche:
“viviamo in una società in cui non c’è posto per tutti, che crea esclusi ma si rifiuta di liquidarli o escluderli completamente”
Quelli di Cittadella però ci hanno pensato e hanno deciso di liquidarli. I veneti son gente di polso:–).
19 Novembre 2007 alle 7:25 pm
io che non sono molto spesso d’accordo con quel che tashtego dice ( pur gradendone la sincerità, che lascia trasparire, a mio avviso, rigidità), ho trovato molto condivisibile quel post.
è vero quello che dici, ma è pur anche vero quello che fa emergere lui: una contraddizione dilaniante che non ha risposte, ma che può solo essere faticosamente digerita.
è lo spaesamento di chi, come tutti noi occidentali di quest’epoca, dobbiamo abituarci a “subire”.
ciao
19 Novembre 2007 alle 9:05 pm
già.. è sopravvivere che lo stato ammette, perchè il problema è garantito dello stato in quanto amministratore della società.
Subiamo sì, ma i compromessi, accettiamo di odiare noi stessi invece che odiare ciò che non funziona nello stato.
Chi ci deve proteggere può ucciderci. Può criminalizzarci.
Sono solo uomini e non meritano il potere, non meritano di avere più diritti perchè non sono certo più virtuosi.
Si parla di antipolitica, ma si sbaglia di grosso, in realtà i politici rappresentano lo stato e non chi dovrebbero, in realtà si odia lo stato stesso.
La politica dovrebbe essere anonima, così la gente dovrebbe tornare a pensare invece che delegare l’ingrato compito a mediatiche entità.
Io quando puzzo lo sento eccome e se mi ci abituo mi fa schifo in più l’esserci abituato.
20 Novembre 2007 alle 9:28 am
@ In Oriente non esistono barboni, Cristiano?
@ Ah, schermascherina, dunque tu puzzi!!!
20 Novembre 2007 alle 9:32 am
@ Alcor, dipende che cosa intendi per “liquidare”. Io intendevo fisicamente. Contenere i barboni in qualche modo, impedendo loro di infestare le strade, non è propriamente “liquidare”, è un metodo come un altro per affrontare il problema.
I veneti, che io sapessi, sono ladri. Molto spesso anche i barboni lo sono, ma sono più giustificati (se non giustificati in assoluto).
20 Novembre 2007 alle 4:13 pm
in oriente sono parte integrante del paesaggio.
qui lo stanno diventando: è una questione di immaginario paesaggistico.
i veneti non sono ladri: caso mai sono la personificazione del sacrificio in nero
20 Novembre 2007 alle 8:04 pm
Ah, non lo sapevo che fossero ladri.
20 Novembre 2007 alle 8:09 pm
vedo adesso che cpd, che dal nome mi sembra veneto (dorigo), dice che non sono ladri.
Il sacrificio in nero cos’è? l’evasione?
Liquidare, come le merci vecchie e non più utili e commerciabili, quello intendevo io, far sparire dagli scaffali.
Anche dopo la liquidazione a qualcuno vanno sempre.
20 Novembre 2007 alle 9:27 pm
anche dopo che scopo puzzo, se tu profumi o non scopi o magari ti ci sei abituato, capita a quanto dici…
21 Novembre 2007 alle 9:29 am
Non ho capìto granché, follelfo, come al solito.
(Che porco, comunque!!!)
21 Novembre 2007 alle 7:35 pm
alcor è una di quelle persone che sanno fare della sobrietà e dell’intelligenza una qualità senza ostentazione.
mai letto un suo post o commento fuoriluogo o sopra le righe.
mi si conceda di dirlo-
detto questo, sì: sono veneto di venezia emigrato ahimé a san donà di piave, e ancor sì, evasione. ma anche sacrificio, annullamento della gioia di vivere causa accumulazione, orgoglio e eterno senso di inferiorità. il tutto, sanza mai ammetterlo.
21 Novembre 2007 alle 7:38 pm
Slap.
22 Novembre 2007 alle 3:36 pm
Mettiamola così, visto che non riesci a cogliere il senso di quello che scrivo – marginalmente riguarda il conflitto tra repulsione fisica da un lato e istanza etico-politica, dall’altro – perché per tua stessa ammissione sei estraneo a tutto ciò che è politico, e se ti conosco un po’, anche a molto di ciò che è etico: io parlo di quelli che sono COSTRETTI a vivere sotto i viadotti, a frugare nelle mondezze, parlo di quelli la cui presenza è diventata fisiologica perché forniscono manodopera a prezzi bassissimi, quelli che sono ricattabili, quelli di cui il sistema si nutre succhiandone le forze vitali, come si fosse ancora ai primordi della rivoluzione industriale.
Il sistema lo chiamo ancora capitalismo ed è quello che produce la gente di cui parlo.
Poi c’è altra gente, quelli che non ce l’hanno fatta, che hanno mollato e che possono seguitare a vivere per i motivi che tu indichi, ma dei quali si sono accorti già in molti.
La puzza del clandestino disperato mi fa schifo, ma la rispetto.
La TUA puzza, Anfiosso è invece una tua scelta, che non discuto e della quale nulla mi cale, finché non la vieni a rivendicare con aggressività tutta tua.
Tu, mon cher Anfiossò, hai DECISO di puzzare, hai deciso di vivere come vivi.
Di opportunità ne hai avute e seguiti ad averne, ma tu le rifiuti e dunque puzzi e dunque a me fai schifo in quanto persona che puzza, la cui puzza non riesco a rispettare.
Sul resto non ho nulla da dire, sono cose tue.
23 Novembre 2007 alle 12:53 am
Complimenti tash, in un mondo di merda riesci ancora a distinguere le puzze.
Io, l’unico fetore che sento è quello che emanano gli infra-umani con i loro abiti grigi e ben tagliati, per dire. Quelli che, protervi nell’affermazione della propria identità e fedeli alle proprie ideologie, non si sporcano con le cose del mondo.
L’anima è sempre di destra, ricordi tash?
ven
23 Novembre 2007 alle 1:29 pm
[Ad interim, in un certo senso]. Beata te, ven, che riesci a trovare qualche senso in quello che ha detto tash. Sono stato colto, proprio ora, riguardando dalla dahsboard il numero di visite al pezzo di tash che mi riguarda, dalla tentazione di dare una risposta, più o meno articolata, a quello che con una discreta eagerness mi sbatte addosso. Non voglio fare l’azzeccagarbuglj, ma ci sono due frasi che non riesco a conciliare: all’inizio dell’intervento scrive: “Anfiosso è uno scrittore che ammiro e rispetto (lui non sa che farsene della mia ammirazione e del mio rispetto) la cui esistenza si svolge, come lui spesso racconta, in modo interstiziale“; alla fine, invece: “Tu, mon cher Anfiossò, hai DECISO di puzzare, hai deciso di vivere come vivi. Di opportunità ne hai avute e seguiti ad averne, ma tu le rifiuti e dunque puzzi e dunque a me fai schifo in quanto persona che puzza, la cui puzza non riesco a rispettare“. Sbaglio, se trovo l’intervento di tash sconnesso, e anche vagamente inquietante? O devo spingermi a distinguere tra rispetto concesso alla mia persona in astratto e negato all’odore della mia persona come ente fisico, come fanno i preti, che distinguono tra errore ed errante &c.? Un’altra frase che mi lascia perplesso è: “per tua stessa ammissione sei estraneo a tutto ciò che è politico, e se ti conosco un po’, anche a molto di ciò che è etico“. A parte il fatto che la notazione non è affatto carina, come dovrei intendere quel “se ti conosco un po’”? Come fa a conoscermi?
23 Novembre 2007 alle 1:30 pm
Lo stesso a riguardo delle opportunità.
Che ne sa, lui?
24 Novembre 2007 alle 1:43 pm
ok, chiudiamola qui.
ti conosco dal web, e anche da parecchi anni, anfiosso.
il web è il luogo più etico che ci sia.
24 Novembre 2007 alle 2:02 pm
Altra stronzata.