Daniello Bartoli, De’ simboli trasportati al morale.
La spelonca delle tragedie d’Euripide.
L’effigie di un malinconico rappresentata a lui stesso.
… Seneca1 in que’ suoi trattati Della filosofia naturale2, presosi3 a rinvenir la cagione4 di certi straordinari e grandemente spaventosi effetti5 che a tanto a tanto6 si veggono o si odono raccontare: improvvisi assorbimenti7 di laghi e di fiumi, scosse di tremuoti8 e subitane9 voragini, torrenti di cocentissimo fuoco sboccati10 dalle viscere delle montagne or profondate giù e divenute pianure, or nate nuove e grandi in mezzo alle pianure: “Cessa” dice “ogni maraviglia di questi maravigliosi11 effetti il sapere che la terra qual è di sopra, tale ancor è sotterra12. Havvi13 qui sotto cavità e valli profonde; havvi pianure immense e balzi14 e dirupi e seni15 e spelonche incavate dentro a quelle gran viscere; havvi laghi e fiumi e paludi e mille acquidocci16 e mille strosci17 d’acque cadenti; e del fuoco altresì, fornaci e fucine sempre ardenti, e fiamme e riverberi18 e incendi e continui struggimenti19. Crede infra quicquid vides supra. Sunt et illic specus vasti; sunt ingentes recessus et spatia suspensis hinc et inde montibus laxa; sunt abrupti in infinitum hiatus, qui saepe illapsas urbes receperunt et ingentem in alto ruinam condiderunt”. Or così va del20 cuore come del volto d’un malinconico: “Crede infra quicquid videris supra”.21
Settantacinque tragedie compose e diede a recitare in diversi teatri della sua Grecia Euripide22
E donde mai scaturì a quel gran poeta una così larga23 vena di lagrime, quante ne abbisognavano a rappresentare i funesti argomenti di settantacinque tragedie? Chi gli sumministrò tante e così orribili fantasie d’atrocità, d’ammazzamenti, di stragi, e tanti modi da24 esprimerli, che più veri de’ suoi finti non l’erano25 i veri in fatti26? L’abbiamo27 da chi, non credendolo fuori che a’ suoi medesimi occhi28, ne volle essere spettatore e testimonio di veduta29. Una spelonca – dice Aulo Gellio30 – è in Salamina, isola dell’arcipelago, nel cui profondo Euripide, per memoria lasciatane da Filocoro31, si nascondeva a comporre ivi dentro le sue tragedie32. Entrava33 quella spaventevole grotta per entro alle cupe viscere della terra. Angusta n’era la bocca, torte34 le vie, scoscesi i fianchi35: tutta per entro36 nera, orrida37, disuguale; e nel profondo sì buia che nel mezzodì38 non vi faceva né pure un barlume di sera39. Colà, scorto40 da un piccolo lumicino, entrava Euripide tutto solo, se non quanto41 era seco il furore poetico42 che vel portava. Quivi era il teatro dove, prima che in Elide, in Corinto, in Atene, rappresentava a se stesso le sue tragedie. Questa la sotterranea caverna nelle cui sacre43 tenebre co’ poetici incantamenti richiamava dal vicino inferno le ombre a comparire in palco e rifare i medesimi fatti e misfatti di quando erano corpi vivi44. Qui45 gli Edipi46, qui gli Atrei e i Tiesti, qui i Tantali47, qui le Medee48 qui gli Aiaci49 e gli Agamennoni50 e gli Egisti51 e tutta a piacer suo la gran turba de’ tragici personaggi. Quel silenzio, quell’orrore, quel buio, quella stessa quasi moribonda fiammella del suo lumicino, e quell’aver sopra ‘l capo una montagna e per tutto intorno pendentigli pietre mezzo divelte e rovinosi dirupi: e con ciò la malinconia, lo spavento, l’orrore; gli sumministravano52 le fantasie funeste, le specie53 atroci, le imagini fiere; e le disperazioni e le smanie al farsi54 delle catastrofi55 e de’ precipizi delle fortune reali56: co’ sensi57, con le parole, collo spirito58 e co’ modi de’ tradimenti, de’ parricidi, delle crudeltà de’ tiranni; e i lamenti e i compassionevoli guai59 de’ miseri e de’ moribondi. Così le Muse gli si voltavano60 in Furie; e tutto era quel che faceva lavorar dentro di sé il suo furore, quel che dovean proferir recitando i personaggi delle sue tragedie61.
Tal era la spelonca d’Euripide in Salamina: tale la fucina de’ suoi lavori e lo spaventoso modo62 del machinarli63, e ‘l potersi dire ancor di lui “crede infra”, del compor nella grotta, “quidquid videris supra”, rappresentar nel teatro64. Pur, come quella sua era una malinconia, per così dirla, fatta a mano, presa ab estrinseco65 e posticcia, in uscendo66 fuor della spelonca all’aperto, al sereno, al dì chiaro, tutte quelle ombre funeste gli si dileguavan dal capo: quelle fantasie lagrimevoli67 gli sparivan dagli occhi68 e, in lasciando d’esser Euripide in opera di poetare, lasciava d’esser Euripide in atto d’infuriare. Ma un malinconico, il cui misero cuore è la profonda e nera grotta dov’egli fa a se stesso continue e non finte tragedie d’imagini spaventose, d’ombre infernali, di fantasie funeste, e qui ansietà, qui sospetti e disperazioni e furori e desideri di morte69, come può uscirne e camparsene70, se dovunque vada porta seco se stesso71, e nel suo petto la fucina e i fabbri delle sue miserie72? Che pro dell’infelice Scilla73 il fuggire, per fuggire i rabbiosi cani che le assordan gli orecchi latrando e le straziano i fianchi mordendola, se gli ha incarnati a’ suoi medesimi fianchi,
et quos fugit, attrahit una74?
Ma non è così. Tutto è volontario e non suggetto da75 compatire il patire de’ malinconici76: ché chi fa il carnefice a se stesso non ha scusa77 del suo morire. Non l’ha chi si finge e si pon davanti le ombre spaventose, se ne spirita per ispavento; anzi, come gli spettatori delle tragedie rappresentate ne piangono con diletto e ne godono con dolore, così i malinconici al farlesi78 da se stessi. Che pietà dunque vuole aversi delle loro miserie e de’ lor pianti?79…
Da: Trattatisti e narratori del Seicento, p. c. Ezio Raimondi, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli aprile MCMXL. Pp. 639-641.
Daniello Bartoli80, Ferrara 12/02/1608-Roma 13/01/1685.
1623. Entra quindicenne nella Compagnia di Gesù.
1624. Entra nel noviziato della Compagnia a Novellara. Studia a Piacenza e a Parma.
1637. Predica a Piacenza.
1642. Sotto il nome del nipote Gio. Batt. Saggio delle poesie morali, forse poi ripudiate, Bologna.
1643. E’ professo.
1645. Prima opera a stampa a suo nome è L’uomo di lettere difeso ed emendato, Roma. Tradotta in tedesco, inglese, spagnolo, portoghese, francese, latino.
1646. Predica a Palermo. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per Giunti e Baba, 1646. In-12°.
1647. Predica a Napoli.
1648. Predica a Malta. Gli è proibita la predicazione per motivi di salute. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per Giunti e Baba, 1648. In-12°.
1649. E’ trattenuto a Roma per dedicarsi alla storia della Compagnia di Gesù.
1650. E’ nominato storico della Compagnia; in questa qualità risiede a Roma. La povertà contenta descritta e dedicata ai ricchi non mai contenti, Roma; tradotta in inglese, tedesco e francese. // L’eternità consigliera. In Venezia, per Francesco Baba, 1650. In-12° // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Francesco Baba, 1650. In-12°.
1650-1673. Istoria della compagnia di Gesù.
-
Asia, 8 voll., 1650 + La missione al Gran Mogor del padre Rodolfo Acquaviva (1653)
-
Giappone, 5 voll., 1660
-
Cina, 4 voll., 1661
-
Europa:
1. Inghilterra, 6 voll., 1667
2. Italia, 4 voll., 1673
1650-1653. Della Vita e istituto di sant’Ignazio (Roma, 5 voll.), tradotta in tedesco, inglese, francese, spagnolo; forma una sorta d’introduzione all’Istoria.
1651. Della vita del padre Vincenzo Caraffa (Roma, 2 voll.), tradotta in latino, francese, spagnolo. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per Francesco Baba, 1651. In-12°. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per Giunti & Hertz, 1651. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Francesco Baba, 1651. In-12°.
1653. L’eternità consigliera, Venezia, tradotta in tedesco, spagnolo e francese: L’eternità consigliera. In Venetia, per Francesco Baba, 1653. In-12° // Sotto il nome del nipote Gio. Batt. Saggio delle poesie morali, forse poi ripudiate, Bologna, II stampa.
1654. L’eternità consigliera. In Venetia, per Francesco Baba, 1654. In-12°
1655. Sotto lo pseud. di Ferrante Longobardi, Il torto e il diritto del non si può dato in giudizio sopra molte regole della lingua italiana, Roma. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, presso i Giunti, 1655. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Francesco Baba, 1655. In-12°.
1657. L’uomo al punto, Roma. // L’eternità consigliera. In Venetia, per li Baba, 1657. In-12°
1658. Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per il Baba, 1658. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per il Baba, 1658. In-12°. // Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … seconda editione accresciuta. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1658. In-12°.
1659. La ricreazione del savio in discorso con la natura e con Dio, Roma. // La povertà contenta. Descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per li Baba, 1659. In-12°.
1660. L’eternità consigliera. // L’eternità consigliera. In Venetia, per li Baba, 1660. In-12° // La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1660. In-12°
1661. La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per li Baba, 1661. In-12°.
1662. Sotto il nome del nipote Gio. Batt. Saggio delle poesie morali, forse poi ripudiate, Milano, III stampa.
1663. Dell’huomo di lettere difeso ed emendato parti due. Venetia, per Combi e Lanoù, 1663. In-12°. // La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1663. In-12°
1664. La geografia trasportata al morale, Roma. // L’eternità consigliera. In Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1664. In-12° // Della geografia trasportata al morale. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1664. In-24°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1664. In-12°. // Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … seconda editione accresciuta. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1658. In-12°.Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … terza edizione accresciuta. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1664. In-12°.
1665. L’eternità consigliera. In Venetia, per Valentino Mortali, 1665. In-12° // La geografia trasportata al morale. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1665. In-12°. // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, presso Zaccaria Gonzati, 1665. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Francesco Armanni 1665. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, presso Michel Angelo Barboni, 1665. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, presso il Brigonci, 1665. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, presso Valentino Mortali, 1665. In-12°.
1666. L’eternità consigliera. In Venetia, per Valentino Mortali, 1666. In-12° // La geografia trasportata al morale. Venetia, per Nicolò Pezzana, 1666. In-12°.
1667. Aggiunta all’Asia la Missione al Gran Mogor.
1668. L’huomo al punto cioè l’huomo in punto di morte. Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1668. In-12°.
1669. L’huomo al punto cioè l’huomo in punto di morte. Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1669. In-12°. // La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. Venetia, appresso Nicolò Pezzana, 1669. In-12°
1670. Trattato dell’ortografia italiana, Roma. // Della vita e de’ miracoli del beato Stanislao Kostka (Roma, 2 voll.), rist. con appendice Venezia 1754; tradotta in tedesco; compendiata dallo stesso autore. // L’ultimo e beato fine dell’uomo, Roma. // L’eternità consigliera. In Venetia, appresso Michel’Angielo Barboni, 1670. In-12° // L’huomo di lettere difeso & emendato parti due. In Venetia, appresso Michiel’Angelo Barboni, 1670. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, presso Michel Angelo Barboni, 1670. In-12°. // Dell’ultimo e beato fine dell’huomo libri due. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1670. In-12°
1671-1673. E’ rettore del Collegio romano.
1671. Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … quinta editione accresciuta. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1671. In-12°.
1672. Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, presso Nicolò Pezzana, 1672. In-12°.
1673. L’huomo al punto cioè l’huomo in punto di morte. Venetia, 1673. In-12°. // Della vita e dell’istituto di S. Ignatio, fondatore della Compagnia di Giesù libri cinque … Terza editione. Venetia, per li heredi di Francesco Baba, 1673. In-12°
1674. Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, presso Gio.Pietro Brigonci, 1674. In-12°. // Dell’ortografia italiana, trattato. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1674. In-12°. // Dell’ortografia italiana, trattato. In Venetia, presso Nicolò Pezzana, 1674. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Gio. Pietro Brigonci, 1674. In-12°.
1675. Le due eternità dell’uomo, Roma. // La grandezza di Cristo, Roma. // Delle due eternità dell’huomo l’una in Dio, l’altra con Dio. Considerationi. In Venetia, appresso Bartolomeo Tramontino, 1675. In-12°. // L’eternità consigliera. In Venetia, presso Gio. Pietro Brigonci, 1675. In-8°
1676. La geografia trasportata al morale. Venetia, appresso Iseppo Prodocimo, 1676. In-64°. // Delle grandezze di Christo in se stesso e delle nostre in lui. In Venetia, appresso Benedetto Miloco e Giacomo Zini, 1676. In-12°. // La ricreatione del savio in discorso con la natura e con Dio, libri due. Venetia, appresso Iseppo Prodocimo, 1676. In-12°
1677. Della tensione e della pressione, Roma. // L’huomo al punto cioè l’huomo in punto di morte. In Venetia, per Iseppo Prodocimo. In-12°. // De’ simboli trasportati al morale. In Venetia, presso Gio. Giacomo Hertz, 1677. In-12° // La tensione e la pressione disputanti qual di loro sostenga l’argentovivo ne’ cannelli dopo fattone il vuoto. In Venetia, appresso Gio. Francesco Valvasense, 1677. In-12°
1678. Della vita di Roberto cardinale Bellarmino (Roma, 5 voll.). // L’eternità consigliera. In Venetia, presso Steffano Curti, 1678. In-12° // L’eternità consigliera. In Venetia, presso Biagio Maldura, 1678. In-12° // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, per Giacomo Zini, 1678. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Giacomo Zini a S. Zulian, 1678. In-12°. // La tensione e la pressione disputanti qual di loro sostenga l’argentovivo ne’ cannelli dopo fattone il vuoto. In Venetia, appresso Gio. Francesco Valvasense, 1678. In-12°
1679. Del suono, de’ tremori armonici e dell’udito, Roma. // Scrittura contro i quietisti, inedito.
1680. De’ simboli trasportati al morale, Roma. // Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … sesta editione accresciuta. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1680. In-12°.
1681. Del ghiaccio e della coagulazione, Roma. // Della vita di s. Francesco Borgia (Roma, 4 voll.), tradotta in tedesco. // Delle due eternità dell’huomo l’una in Dio, l’altra con Dio. Considerationi. In Venetia, per FrancescoTramontino, 1681. In-12°. // De’ simboli trasportati al morale. Libro terzo. Venetia, presso Gio. Giacomo Hertz, 1677. In-12° // Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … settima editione. Venetia, Giovanni Francesco Valvasense, 1681. In-12°.
1682. Della vita di padre Nicolò Zucchi (Roma, 2 voll.).
1683. Delle grandezze di Christo in se stesso e delle nostre in lui. In Venetia, appresso Benedetto Miloco, 1683. In-12°.
1684. Degli uomini e fatti della Compagnia di Gesù, compendio dell’Istoria, in forma annalistica (Roma, 5 voll.). Rist. Torino 1845. // Dell’ortografia italiana, trattato. In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1684. In-12°.
1685. Pensieri sacri, Roma. // Delle due eternità dell’huomo. Considerationi. In Venetia, per Francesco Vidali, 1685. In-12°. // Pensieri sacri. In Venetia, appresso Gasparo Storti, 1685. In-12°.
1686. L’huomo al punto cioè l’huomo in punto di morte. In Venetia, per Andrea Barroni, 1686. In-12°.
1687. Le opere morali. Venetia, 1687.
1689. L’eternità consigliera. In Venetia, appresso Antonio Bortoli, 1689. In-12° // Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. Venetia, per Girolamo Albrizzi, 1689. In-12°. // De’ simboli trasportati al morale… libro primo e secondo. In Venetia, appresso Gioseppe Tramontin, 1689; 2 tt. in-12°
1690. Dell’ortografia italiana, trattato. In Venetia, per Sebastiano Menegati, 1690. In-12°. // La povertà contenta, descritta e dedicata a’ ricchi non mai contenti. In Venetia, per Sebastian Menegati, 1690. In-12°.
1691. Il torto e il diritto del non si può, dato in giudicio sopra molte regole della lingua italiana … Settima editione accresciuta… e per entro in più luoghi e al fine di quasi cento nuove osservationi. In Venetia, per Gio. Francesco Valvasense, 1691. In-12°.
1692. Dell’huomo di lettere difeso et emendato parti due. In Venetia, appresso li Prodotti, 1692. In-12°.
1693. Sotto il nome del nipote Gio. Batt. Saggio delle poesie morali, forse ripudiate, Ferrara.
1699. Dell’ortografia italiana, trattato. Venetia, per Lorenzo Basegio, 1699. In-12°.
1717. Opere non storiche, 3 voll., Venezia.
1754. Rist. con appendice di Della vita e de’ miracoli del beato Stanislao Kostka, Venezia.
1825-26. Opere complete, Torino, 39 voll.
1847. Stampa postuma di Degli uomini e de’ fatti della Compagnia di Gesù.
1939. Scritti vari di Daniello Bartoli, a cura di M. Rigillo, Milano.
1943. Scritti in: Antologia della prosa scientifica del ‘600, a c. Antonello Falqui, Firenze.
1960. Scritti in: Trattatisti e narratori del Seicento, a c. Ezio Raimondi, Milano-Napoli.
1967. Daniello Bartoli / Pietro Segneri, Prose scelte, a c. di M. Scotti, Torino.
1969. Scritti in: Scienziati del Seicento, a c. M.L. Altieri Biagi, Milano.
1973. Scritti in: G. Cavallini, Prosa scientifica del Seicento, Torino.
1977. Daniello Bartoli, Scritti, a cura di Ezio Raimondi, Torino.
Luigi Settembrini, Lezioni di letteratura italiana dettate nell’Università di Napoli da Luigi Settembrini. Sedicesima edizione stereotipa. Vol. II. Cav. Antonio Morano Editore, Napoli 1894. Dal Quinto periodo. Il gesuitesimo nella vita italiana. LXX. Davila, Bentivoglio, Bartoli:
“… Tutte le opere del gesuita Daniello Bartoli furono ristampate in trentotto volumi nel 1825, tempo di scura servitù per l’Italia, in Torino da Giacinto Marietti, che in fronte di parecchi volumi pose alcune lettere di rinomati scrittori italiani che gli davano lodi per la ristampa delle opere del gran Bartoli: ed in fine di ciascun volume sono queste parole: corretto da Ferdinando Ottino torinese, il quale fu un oomiciattolo il quale volle afferrarsi alla coda del Bartoli per acquistarsi la buona grazia della Compagnia, e salire alla gloria del paradiso. Di questi trentotto volumi ventidue contengono la storia della Compagnia di Gesù, e sedici le opere minori.
La storia comincia così: “Scrivo l’istoria universale della Compagnia di Gesù, e soddisfo a quest’obbligo che ella ha col mondo di fargli a certi tempi saper ciò che ella ha operato per lui”. Prima è la Vita di S. Ignazio in cinque libri: poi segue l’Inghilterra, dove la Compagnia sparse il primo sangue, e si distende in sei libri; poi l’Italia, e in quattro libri si narra quanto fecero i Gesuiti nel Concilio di Trento fino alla morte del Laynez, ed alla elezione di Francesco Borgia generale della Compagnia. Segue l’Asia, che comprende l’India in libri otto, il Giappone in libri cinque, la Cina in libri quattro. E questa storia universale, come si vede, non è compiuta, perché ci manca la Germania, altre contrade d’Europa, l’Africa, e l’America.
Il Bartoli dimenticato nel passato secolo come altri secentisti, nel secolo presente fu lodato come il primo scrittore del mondo da Pietro Giordani81. Se mi domandate perché, io rispondo: Guardate la Compagnia che nel passato secolo fu scacciata82, ed anche abolita da un Papa83, e in questo secolo dopo il 181584 fu restaurata e carezzata: così quel che pare un capriccio di cattivo gusto nel Giordani, ha riscontro in un fatto che operò sopra di lui inconsapevole85. Al ritornare dei Gesuiti si volle cercare il bene che essi avevano fatto, quasi cagione del loro ritorno: e il Giordani, che era tutto inteso a restaurare la buona lingua e il buono stile in Italia, credette vedere nel Pallavicino e nel Bartoli miracoli di scrittori86.
La Storia della Compagnia di Gesù è una delle più importanti opere che il mondo aspetta, e non è fatta ancora: questa del Bartoli non è storia, ma una compilazione fatta su i racconti dei missionari; senza critica, senza affetto, un fantastico rimpasto di quei racconti pieni di miracoli e di superstiziose credenze. Nondimeno il concetto di questa storia ha qualcosa di grande: ella è storia universale: e il Giove che tiene in mano la catena da cui pende quest’universo è Ignazio: gl’Imperatori che dopo di lui la sostengono sono i Generali87 dell’Ordine: nel mondo non ci sono altro che i Gesuiti e coloro che essi combattono: ed è bello vedere le grandi nazioni dell’Asia coi loro superbi regnatori assalite da umili fraticelli che cercano mutare la coscienza dei popoli Asiani88 e renderli soggetti a Roma. Chi prenderà a scrivere la storia della Compagnia legga bene quest’opera del Bartoli, e in mezzo alle descrizioni lussureggianti, ed ai racconti assurdi e puerili, troverà gli ambiziosi disegni e la grande idea gesuitica.
Per questa idea l’opera del Bartoli è importante, secondo a me pare, e non per lo stile che è tutto ipocrisia e civetteria. Il Bartoli, come tutti i Gesuiti, non ha un affetto mai, non ti fa sentire mai un affetto neppure per Gesù e per i Santi dei quali egli parla, onde tu non sai se egli creda davvero quello che dice: nessun pensiero mai, né ti fa mai meditare. Egli ebbe memoria forte, e fantasia gagliardissima, però89 il suo stile è tutto immagini, tutto frasi, tutto parole; è un giuoco, una fantasmagoria, e niente altro. Dentro è vuoto, senza pensiero, senza vita, senza verità, senza ordine: è un fascio di fattarelli tratti da tutti gli scrittori sacri e profani, e descrizioni di ogni minima inezia. Se il vizio può avere una sua bellezza, quel vizio che chiamammo secentismo, nel gesuita Bartoli ha uno splendore che pare bellezza; perché le frasi sono veramente smaglianti e tutto oro macinato e perle strutte, come il Giordani dice bartoleggiando; e la lingua è veramente la più ricca e sfoggiata; quella forma somiglia uno di quei vestoni ricamati in oro che stanno ritti da sé soli, e si mettono sopra un fantoccio non sopra un uomo che non ci si potrebbe movere dentro. Nello stile del Bartoli non c’è l’uomo, ma il gesuita: però90 è imitato da tutti i gesuiti e gesuitanti che quando parlano e scrivono fanno mille attucci come le civette, e studiano piacere con l’arguzia e i concettini, non sanno dir mai le cose con le parole naturali, non hanno anima che senta.
Oltre le Storie scrisse alcuni trattati di Fisica, nei quali egli vuol ridurre le sue medesimo esperienze a’ principii peripatetici91, che già Galileo aveva banditi dalla Scienza: scrisse vari trattati morali, come l’Uomo di lettere, la Ricreazione del Savio, i Simboli trasportati al morale, La Povertà contenta, L’ultimo e beato fine dell’uomo, l’Eternità consigliera, l’Uomo in punto di morte; nei quali di morale v’è un pochino, e poi quanta erudizione sacra e profana si può raccogliere tutto v’è messo dentro. Il Bartoli era prontissimo a scrivere d’ogni cosa, perché credeva che l’arte del dire non fosse altro che lingua e frasi: e con lui tutti quelli che tentano prostrare l’anima umana negandole il libero volere92, non sanno pregiare altro che le parole e le frasi. Per me il Bartoli è la più chiara pruova che il Secentismo è il gesuitesimo nello stile93. Nacque in Ferrara nel 1608, morì in Roma nel 1685. Pp. 367-370.