Francesco Marotta, sul suo sito, ha voluto gentilmente postare una mia cosa vecchia, di due anni fa. Ne ha riprodotto in chiaro le prime 12 stanze, e il testo, suppongo integrale, in pdf; adesso costituisce uno dei Quaderni di Rebstein. Così ho potuto rileggere un pajo di versi, e li ho trovati incomprensibili e poco interessanti: tutto quello che scrivo mi dà l’impressione d’invecchiare e morire con una rapidità eccezionale. Voglio anche, ringraziando sentitamente Marotta, indicare che l’epigrafe dallo Stigliani è più propriamente la firma digitale della mia mail, il componimento di fatto nacque anepigrafo e nella sua crepuscolarità scontrosa non mi pare concreti alcunché di particolarmente maraviglioso. [Tra i commenti se ne segnala uno della fedele Natàlia Castaldi, che ha l'impressione che un settenario abbia sei piedi. Non ho risposto lì e non risponderò nemmeno qui: non so se ricapiterà mai, dubito, ma dovessero riproporsi questioni del genere, non ritengo doverne discutere, anche perché hanno che fare con un'errata percezione e del testo e di me su un piano generale, e non possono portare a nessuna miglior comprensione fattiva].
765. Mia cosa vecchia.
23 maggio 2011764. …
18 aprile 2011E’ parecchio che non posto sul blog; questo dipende esclusivamente da motivi tecnici. Mi mancava, fino a poco fa, un buon computer, e avevo avversione ad usare i terminali della biblioteca perché fanno schifo, come la biblioteca in genere, comprese le due ultime assunte, che ovviamente hanno la faccia da ninfomani. Ultimamente ho provato a correggere un passo di un vecchio post, su cui ero capitato per caso, e ho scoperto che non sono fanno schifo, ma, cosa ancor peggiore, non permettono più di postare nulla. Si vede che per azionare il tastino “pubblica” ci vuole un programmìno che i catorcj della biblioteca di merda non prevedono. La navigazione è poi, anche quando possibile, disturbata da una serie di problemi, dovuti a finestrine popup che chiedono se eseguire il debug, e possono comparire anche a quindici una appresso all’altra, ed a finestre di opera che si aprono automaticamente, come file scaricati automaticamente. Nulla di cui possa capire nulla, se non che i computer sono troppo obsoleti per occorrere ancòra a qualcosa. Tutte le soluzioni alternative mi sembrano troppo macchinose, e non penso proprio di riuscire a saltabeccare da una biblioteca all’altra per postare qualcosa sul blog – non ne vedo una gran necessità, francamente. Non è nemmeno la cosa peggiore che mi potesse capitare. Leggi il seguito di questo post »
763. L’oiseau que tu croyais surprendre.
26 gennaio 2011http://www.youtube.com/watch?v=u9ejrQMsJ2Y
Quando lord Harewood le chiese come avesse affrontato il personaggio di Carmen – solo per una registrazione in studio, EMI, 1964 –, la Callas disse che secondo lei Carmen si avvicina agli uomini più al modo di un uomo che si avvicina ad una donna che al modo di una donna che cerca di sedurre un uomo. Esistono due documenti video, entrambi del ’62, che possono considerarsi preparazioni all’incisione: uno si riferisce ad un recital al Covent Garden, dove la Callas è in abito ottocentesco e fornisce di Carmen un’idea salottiera e giocosa, tipicamente da concerto e lontana da questa concezione; l’altro, che si riferisce ad un recital di Amburgo, in cui la Callas esibisce una gestualità ‘maschile’ del tutto in linea con la sua idea del personaggio. Il contrasto tra le due interpretazioni è interessante: viene spontaneo vederci un’evoluzione, inferendo automaticamente che il recital del Covent Garden venga prima, e poi quello di Amburgo. Invece è vero il contrario: il concerto di Amburgo è del 16 marzo, quello del Covent Garden (un concerto televisivo durante il quale si esibirono anche Giuseppe Di Stefano e Juliette Gréco) del 4 novembre. È che la Callas, semplicemente, sapeva contestualizzare l’interpretazione. Ad Amburgo era sola; una parte importante del non lungo concerto era occupata da una specie di ‘suite cantata’ di Carmen, che pare preludere all’integrale di due anni dopo, comprendente anche l’ouverture (malissimo eseguita da Prêtre, che in disco è tutt’altra cosa), e la Seguidilla. Al Covent Garden era uno tra i tanti elementi in gioco, in un contesto ‘leggero’. Leggi il seguito di questo post »
762. Vaffanculo te e mammà.
18 gennaio 2011761. Mailer.
2 gennaio 2011

Miriana Ajello, un’amica di fb, mi ha regalato questa bellissima caricatura di Norman Mailer, che ho sùbito caricato come avatar, trovandola molto adatta a me – non che mi somiglj, se non in spiritu. Io amo molto Norman Mailer (1923-2007), che avrei dovuto lèggere prima. Mailer partiva da una condizione d’inferiorità fisica, e credeva nella continua sfida fisica e intellettuale: col Nudo e il morto (1947), in cui dà conto della sua esperienza durante la II Guerra mondiale, fece un grande successo; poi, ad ogni libro, tentò di rifare il botto, ma non per esigenze di mera cassetta. Scrisse libri molto lunghi, tutti il risultato di una sorda lotta con fenomeni grandi e grossi: la cinematografia hollywoodiana, l’allunaggio, l’omicidio di JFK, il mito di Marilyn, la CIA &c. Era freudiano, reichiano e anarco-comunista. Nel 1970 si portò candidato a sindaco di New York, senza successo. Dieci anni prima, nel 1960, aveva accoltellato la moglie, Adele Morales, con un temperino, dopo un party, quasi uccidendola. La moglie non aveva voluto denunciarlo, e lui se l’era cavata con una sentenza ch’era in sostanza un non luogo a procedere. Ma da allora ebbe fama di maschilista odiatore delle donne, e di debole insicuro. Di qui anche l’interessante documento sottoriportato; del dialogo non ho capìto più del 60%, cioè non più dello strettissimo necessario per non dire “Non ci ho capìto un cazzo”, e in sunto ne do conto sotto, pensando che altri siano messi anche peggio di me. Chi invece come inglese è messo meglio è pregato di apportare correzioni ove vi sia errore. Leggi il seguito di questo post »
760. Augurio di Capo d’Anno.
1 gennaio 2011Augurio di Capo d’Anno
Ad un Amico.
C.S.
LE PIÙ GRAVI CATASTROFI FUGGANO DAL TUO TETTO; SOLO TE, E OVUNQUE, SEGUANO I POPOLI DEL MONDO; RESTINO, E MAI TI LASCÎNO LA GIOJA ED IL DILETTO; I TUOI NEMICI PERFIDI PER TE SIAN TRATTI A FONDO. *** DAI MORBI PIÙ TEMIBILI SERBA ILLIBATO IL LETTO; CHI T’ODIA SIA IMPASSIBILE DI GERME NON IMMONDO; SEMPRE UN SERTO ONORIFICO FREGÎ IL TUO CAPO ELETTO, FREGÎ CHI TI PERSÈGUITA DI CORNA IL VILE PONDO. *** TUOI NEMICI TRAVOLGANO MAROSI DI DOLORE; D’ORO E GEMME PIÙ OCEANI VERSI SU TE LA SORTE, CON MOTO INARRESTABILE, SEMPRE D’UN SOL TENORE; *** LE SVENTURE TI TROVINO SEMPRE E DOVUNQUE FORTE; QUALUNQUE GENTE T’OSPITI BUSSI A TE, A FARTI ONORE; SICCHE’ ABBIA LUNGI A VOLGERE LA MANO DELLA MORTE.

